Giuliano Sangiorgi e i Negramaro si raccontano a “Le Iene”, in una lunga intervista condotta da Niccolò De Vitiis a Berlino. La puntata andrà in onda questa sera, 28 maggio, su Italia 1 e descriverà un profilo inedito di una delle band italiane più apprezzate. Un racconto intimo e commovente sul dolore vissuto per la scomparsa del padre di Giuliano e sul malore improvviso di Lele, per cui gli artisti anche pensato di smettere di fare musica. “Ringrazio Lele per non averci cambiato la vita. Credo non avremmo più continuato” le parole del frontman del gruppo salentino.

Anche lo stesso Lele Spedicato racconta l’ictus che lo ha colpito, portandolo addirittura a qualche giorno di coma: “Mia moglie era incinta di 8 mesi del nostro primo figlio, stavamo a casa con un hamburger, sul divano, guardando Netflix, la serata più tranquilla della mia vita, quando ho accusato un lieve mal di testa. Inizio a stare sempre peggio e ad un certo punto mi è mancata la vista dalla parte sinistra tipo come quando ti si cancellano le immagini. Sono entrato in ambulanza e sono entrato in coma. Era un ictus emorragico. La prima cosa che ricordo è che ho detto: ‘Lunedì chiamo Giuliano’ e, prima di riaprire gli occhi, ho incontrato il suo papà (si riferisce al padre di Giuliano, ndr.) che mi ha detto letteralmente: ‘Ma che ci fai qui? Vattene! Qui non c’è posto per te!’. Mi ha tirato un calcio nei fondelli e mi ha rimandato in questa dimensione“.

Sulla morte di suo padre, Sangiorgi racconta l’episodio drammatico avvenuto 10 anni fa durante un pranzo in famiglia: “Quel giorno dovevo partire per gli Stati Uniti. Il destino ha voluto che io avessi un dolore al petto e dissi a casa che dovevo andare in ospedale perché non mi stavo sentendo bene. I dottori pensavano che avessi un infarto in corso. Il cardiologo mi disse che era solo un principio di polmonite, qualcosa del genere. Quella cosa mi ha tenuto lì, in casa di mia madre e mio padre. Ogni mattina mi preparavo il caffè con mio padre, ho vissuto tutti quei giorni maledetti, ma anche benedetti. Poi quel giorno, stavamo aspettando di pranzare insieme e io, niente, me lo sono ritrovato in braccio. La freddezza con cui racconto quel momento mi stranisce, succede qualcosa che veramente ti protegge da questi dolori giganteschi.“.

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