Il famoso appuntamento per i telespettatori di Rai 1 con la collana di film “Purchè finisca bene” è giunto alla sua sesta edizione. 4 i film di quest’edizione, caratterizzati dal loro rassicurante e molto amato lieto fine dopo le peripezie quotidiane dei protagonisti, alla portata di tutti. Empatia, divertimento e capacità di intrattenere sono infatti i concetti chiave di questa serie di film.

Questa sera in onda ci sarà “Se mi lasci ti sposo” con al centro le vicende di Giulia e Marco, rispettivamente interpretati da Sara Lazzaro e Alessio Vassallo.

Qui di seguito potete vedere la nostra video intervista con Vassallo in occasione della conferenza stampa dei giorni scorsi:

Abbiamo poi raggiunto telefonicamente Sara Lazzaro, impegnata su un nuovo set (di cui non può parlare) e vi riportiamo il frutto della nostra chiacchierata.

…Niente spoiler su questo nuovo progetto, quindi?
Non posso anticipare molto, solo che si tratta di un set americano di una produzione in costume.

Vorremmo parlare con te di “Se mi lasci ti sposo” per la collana “Purchè finisca bene”: questo titolo sembra un po’ una minaccia, è proprio così? Cosa ci puoi anticipare del film?
E’ un titolo molto accattivante, quasi come un amo che ti vuole accalappiare. Per me più che una minaccia è una dicotomia, come se ci fosse qualcosa che non funziona. Nel momento in cui ti lascio, allora ti sposo, non può non suscitare curiosità. Sappiamo che questo film per la collana di cui fa parte avrà un lieto fine, proprio per questo è molto interessante. Offriamo il processo che porterà al lieto fine, elemento molto importante in un genere simile.

Hai anticipato una domanda che ti avrei fatto tra poco… Credi che quest’intuizione del lieto fine prima della visione del film sia importante per il telespettatore?
Da una prospettiva filosofica si crede che un film spesso funzioni proprio perché il finale è misterioso ed è come se questa caratteristica facesse valere tutto il film. Nelle commedie romantiche, però, nel caso del finale scontato, è come se il telespettatore fosse rassicurato da questa certezza del lieto fine, anche se non sa in che modo finchè non lo guarda. Da piccola io non amavo sapere a priori questa certezza, adesso invece siamo in un tempo in cui sapere che qualcosa andrà a finire bene non può far altro che essere piacevole. Se poi il film è ricco di riflessioni attuali fornite con un tono divertente, ha una marcia in più. Per esempio noi in questo film portiamo il tema della precarietà, di una realtà disillusa in cui si credeva di poter ereditare molto e invece ci si ritrova in difficoltà. Però tutto con un tono che tende a sdrammatizzare.

I protagonisti di questo film sono Giulia e Marco, interpretati da te ed Alessio Vassallo. Sono una coppia in crisi, non solo dal punto di vista sentimentale ma anche economicamente. Credi che sia meglio rimanere uniti in uno sfondo sofferente o lasciar andare e affrontare le conseguenze?
Credo che vada sempre scelto ciò che fa stare bene. Se per questo è necessario scombussolare lo status quo per provare a stare meglio, come singoli o come coppia, io sono a favore di non agire per convenienza. La vita è una, ci saranno sempre difficoltà, è inutile abituarsi a qualcosa che non compensa più come dovrebbe. Ognuno di noi è libero di esplorare una propria felicità, poi non è detto che non ci si rincontri più avanti. Un po’ il film parla anche di questo, di ritrovarsi in un momento migliore per la coppia. Giulia e Marco, per diversi aspetti, affrontano una crisi dopo 7 anni di unione: quando lei vuole annunciare la rottura viene a sapere che, qualora si sposassero, potrebbero ottenere 50 mila euro. Decideranno quindi di simulare il loro matrimonio, da cui ci sarà l’occasione di migliorare la loro situazione economica e non solo. Mi piace evidenziare che le coppie nascono per amore, poi però nasce una voglia di pianificare un futuro insieme, il matrimonio è anche un patto, una promessa.

Qual era il clima sul set del film?
Mi sono trovata molto bene, con Alessio non avevo mai lavorato ma siamo entrambi due attori provenienti da un’accademia teatrale e questo ci ha messo subito in sintonia. Siamo anche coetanei. Qualche differenza per la provenienza si percepiva, io sono del nord, lui del sud, forse si noterà anche nel film. Devo ringraziare molto Matteo Leotto (il regista, ndr), compagno di lavoro da “Volevo fare la rockstar”. Mi sono sentita a casa, un gruppo di lavoro molto coeso.

Giulia è stata definita più volte dolce e rigida. Come spieghi questa contraddizione? Ti rivedi in lei?
Giulia ha in effetti una grande dolcezza e risolutezza nell’affrontare ciò che deve, però nella fase in cui si focalizza il film è colta da una grande insoddisfazione. E’ come se il suo lato migliore fosse compresso, è un classico esempio di persona buona che se messa alle strette si inasprisce. E’ anche molto goffa nel suo essere puntigliosa, riesce a suscitare tenerezza nel suo voler tenere tutto sotto controllo. Io credo di essere una persona abbastanza determinata e organizzata in ciò che faccio, forse un po’ più flessibile e malleabile di lei. Nel suo caso queste sue caratteristiche servono anche per donarle un lato comico.

Nel corso della storia Giulia tende a scoraggiarsi più volte, nel lavoro per esempio. Tu come avresti reagito?
Scoraggiarsi è umano, nel caso di Giulia era plausibile, si sentiva stanca dopo aver lottato parecchio. Il contesto attoriale è un contesto ricco di no, si è sempre sotto scrutinio e scelta, i sì sono molto pochi e quando ci sono fanno avanzare piano piano. Credo di essere abbastanza grintosa, anche davanti ai no non mi scoraggio, ma che ci sia un dispiacere di fondo è ovvio, credo sia lecito. Anzi spesso il no può essere un modo per trovare soluzioni alternative in prospettiva di un obiettivo.

Credi il matrimonio di Giulia e Marco si sia celebrato davvero solo per interesse economico o forse anche c’era una volontà repressa di ritrovarsi?
Certo, forse questa come dinamica aveva anche dell’assurdo. E’ un motore narrativo molto importante con dei colori improbabili, proprio come molte favole, dove grazie ad elementi anormali si può scoprire una morale importante. Mi sono chiesta – studiando il personaggio – se davvero nella realtà si possa verificare una situazione simile. Giulia ha sottovalutato la situazione, è stata una scelta rapida, anche se magari meditata da tempo dentro di sé. E’ un film particolare per certi aspetti, capace di mostrare molte maschere e una tridimensionalità che porta ad interagire i personaggi tra loro e con loro i telespettatori.

Silvia Bulzomi

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