Manuela Ventura, nata a Catania il 24 luglio del 1973 e diplomatasi presso l’accademia nazionale d’arte drammatica, è oggi una celebre e talentuosa attrice italiana. Svolge un percorso artistico trasversale, che spazia tra teatro, cinema e televisione. Il pubblico di Rai 1, infatti, la ricorda con piacere per il suo eccellente ruolo di Teresa Strano nella serie tv “Questo nostro amore” (2012-2017), per cui ricordiamo vinse anche il premio Ciak Sicilia nel 2013.
Oggi è impegnata nei teatri, finalmente a contatto diretto con il pubblico, con “Baccanti” famosa tragedia di Euripide e possiamo ammirarla nel ruolo di Favilla nella serie di Rai 1 “Lea, un nuovo giorno“, di cui proprio stasera verrà svelato il gran finale con l’ultima puntata in prima serata alle 21.25.
Noi della redazione di “Spettacolo News” abbiamo avuto il piacere di intervistare Manuela Ventura: ecco qui di seguito la nostra chiacchierata con lei.

Sei stata ogni martedì su Rai1 in prima serata con “Lea, un nuovo giorno”, che esperienza è stata per te? Che clima si respirava sul set essendo ancora un periodo di piena pandemia?
Una boccata d’aria è stato questo set. Lea è stata una esperienza toccasana. Eravamo ancora nel periodo delicato delle prime riaperture , ma con l’emergenza sempre presente. Abbiamo naturalmente seguito con scrupolo i protocolli e tutto è andato bene. Stare su un set a lavorare era un desiderio grande dopo il periodo così difficile che stavamo attraversando. In più con la fortuna di lavorare nuovamente con Isabella Leoni , ritrovare Anna, conoscere meravigliose compagne e compagni di lavoro.

Come anticipavi sul set di “Lea, un nuovo giorno” hai ritrovato al tuo fianco Anna Valle, dopo il grande successo della serie tv Rai “Questo nostro amore”, per cui ricordiamo hai vinto anche un premio per la straordinaria interpretazione di Teresa Strano. Che rapporto c’è tra di voi, è nata un’amicizia dopo tutti questi anni da colleghe?
C’è un bel rapporto, nato proprio durante il set di “Questo nostro amore”. Anna è un’amica. Una bravissima attrice. Recitare con lei per me è molto bello,  si crea subito un’alchimia, una dimensione di ascolto, Anna ha una grande generosità e sensibilità. Ritrovarla dopo tempo su un set è stato per me un vero piacere.

Il tuo personaggio in questa serie, Favilla Mancuso, è sicuramente un personaggio un po’ controverso. Una donna schietta, cruda e ricca di sarcasmo. Ma si nasconde un lato più tenero dentro di lei? Trovi qualche suo aspetto in comune con te stessa?
Innanzitutto devo dire grazie all’intuizione di Isabella, la regista, che mi ha scelto per questo ruolo permettendomi di rivestire un ruolo con caratteristiche diverse da alcuni dei personaggi che precedentemente avevo interpretato in televisione. Calarsi nei panni di una infermiera, avere a che fare con il genere medical, è stato molto stimolante. Dare vita a Favilla è stato assai divertente. È diretta e pungente, soprattutto all’inizio, non perde occasione per lanciare frecciatine alle sue colleghe. Si pone con diffidenza rispetto all’arrivo di Lea Castelli, protagonista della storia che raccontiamo. Col passare delle puntate, però, esce fuori un lato più morbido, si lascia andare a sorrisi e accenna alla sua vita solitaria, aspetto che fa intuire un lato più fragile di questo personaggio. Favilla ed io cosa abbiamo in comune? Ormai il caschetto non più! Ma potrei dire che condividiamo un modo di fare ironico, mostrare un po’ alla volta il proprio carattere e una piccola vena di follia!

Restando sul tema “Questo nostro amore”, che ricordi hai di quel periodo lavorativo? Hai ancora contatti con gli attori del cast?
Un periodo unico, eccezionale. Se penso al primo provino che feci per il ruolo di Teresa, quasi mi commuovo. Ho trovato di fronte a me un regista speciale e un caro amico, Luca Ribuoli, che ha diretto le prime due stagioni e che mi ha guidato nella costruzione di questo personaggio così ricco e pieno di sorprese. Poi Isabella Leoni, amica cara e complice sul lavoro, nella terza serie, ci ha presi tutti per mano come una vera compagna, con il suo occhio sensibile, col suo talento. Certo, sono rimasti contatti e amicizie, ci sentiamo, ci vediamo anche, capita ancora di lavorare insieme… Ultimamente con Dario Aita per un film diretto da Marta Savina che uscirà prossimamente, poi con Nicola Rignanese sul set di “Cetto c’è” e infine Anna. Un bel legame è rimasto con i figli di Teresa, Ciccio, i gemelli, piccoli e grandi, Rosa, l’ingegnere Andrea Bruschi. Insomma, faranno sempre parte del mio album di famiglia.

 Ricordiamo però quanto tu sia un’attrice trasversale, poiché non ti dedichi solo al mondo televisivo o cinematografico, ma anche a quello teatrale. Sei infatti in scena di recente con “Baccanti”. Di cosa tratta questo spettacolo? Cosa significa per te il contatto diretto con il pubblico?
“Baccanti” è uno spettacolo prodotto dal Teatro Stabile Di Catania, la regia dello spettacolo è di Laura Sicignano. Una compagnia numerosa e di grandi artisti e tecnici. Ripartire col teatro, in questo tempo ancora incerto, con un testo che è un richiamo proprio alla forza del teatro, sembra proprio una bella coincidenza. La tragedia di Euripide è complessa, misteriosa e con una forza ribelle al suo interno. Un racconto che ha viaggiato secoli e oggi, in questa versione, si propone con un nuovo linguaggio, rappresentato scenicamente come una stanza infestata da presenze, concrete ed evanescenti insieme, illusioni visive, dove irrompe una forza inquieta, con una essenza androgina e dirompente, Dioniso, che non arriva da solo ma con un seguito di donne dalla potenza imprevedibile, le Baccanti, appunto. Io interpreto proprio Dioniso, il dio che scuote la reggia del re Penteo, in scena Aldo Ottobrino, ne scuote la mente, la parte razionale e virile. Dioniso e Penteo, due opposti che si rispecchiano, si attraggono e respingono. Un re e una divinità. Il potere, le regole, il qui comando io, i desideri repressi da un lato e dall’altro il piacere, l’irrefrenabile, la potenza e la diversità sovversiva. Oggi più che mai c’è bisogno che gli spettatori vadano a teatro, prendano posto, siano partecipi, facciano sentire questa presenza: questo ci permette di poter nuovamente respirare tutti insieme.

Silvia Bulzomi

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