Quando il 29 aprile 1985 Renzo Arbore andò in onda con “Quelli della Notte” probabilmente, non pensava che la trasmissione sarebbe entrata nella storia della tv.
Come in seguito dichiarò Ugo Porcelli, autore del programma insieme ad Arbore: “Quelli della Notte nacque dall’esigenza d’avere un punto di riferimento notturno, un ritrovo televisivo per amici e artisti ma anche per i giornalisti in grado a quell’ora d’avere già sotto mano le copie dei giornali pubblicati il giorno dopo”. Insomma un luogo d’aggregazione per i nottambuli e tiratardi.
Io stesso non mancavo una puntata, resistevo ai richiami del sonno pur di seguire fino in fondo quella trasmissione del tutto insolita sia per l’orario (in genere iniziava intorno alle 23.00 per terminare a mezzanotte e mezza) che per i contenuti.
Si iniziava con una breve chiacchierata fra il presentatore e la folta rappresentanza di ospiti fissi in studio, poi partiva la sigla interpretata live dalla New Pathetic Elastic Orchestra, quella “Ma la notte no” che insieme a “Il Materasso” in chiusura, divennero un classico del repertorio italiano. L’orchestra – diretta dal maestro Gianni Mazza, che rivedremo poi nel successivo “Indietro Tutta” – aveva fra i suoi componenti Gegè Telesforo, Silvia Annichiarico, Sal Genovese e il duo Antonio e Marcello. Renzo Arbore scandiva le varie fasi del programma in un clima di grande allegria e spensieratezza, dove le figure di Andy Luotto nel ruolo di Harmand un arabo dall’accento napoletano e Giorgio Bracardi con le sue grottesche espressioni fungevano da disturbatori. In seguito Luotto a causa di problemi con il mondo musulmano trasformò il suo personaggio in un italo-americano di Brooklyn. Il giovane Roberto D’Agostino si occupava delle mode del momento, da lui partì l’espressione “edonismo reaganiano” fra le tante coniate dal contenitore serale che entreranno nel linguaggio comune della gente. Dario Salvatori, inoltre, dava un saggio, con l’ausilio di filmati d’epoca, della sua immensa cultura musicale.
Da talent scout quale sempre è stato, Arbore, aveva ritagliato un apposito spazio per le nuove leve musicali in cui esibirsi live, curato da Rai Stereo Notte. Simona Marchini al centralino, si occupava di ricevere le telefonate degli ascoltatori che richiedevano i loro brani preferiti poi interpretati dall’orchestra in studio. A dare un saggio della sua napoletanità l’attrice Marisa Laurito.
Il momento più atteso della serata era sicuramente quello del talk show: sullo sfondo il classico divano, componente d’arredo fondamentale nella tv italiana del momento e negli anni successivi in situazioni come queste. Riccardo Pazzaglia incarnava l’animo intellettuale, era colui che indicava l’argomento della serata. Tra l’ilarità del pubblico in studio le sue elevate disquisizioni sul “brodo primordiale” o sul “dilemma escatologico” (chi siamo, da dove veniamo) venivano ironicamente commentate dagli altri protagonisti, celebre il suo intercalare: “Ah, saperlo, saperlo!”. Max Catalano noto musicista jazz alle prese con continui problemi di microfono, si distingueva per i suoi aforismi tanto comici quanto scontati: “E’ molto meglio innamorarsi di una donna bella, intelligente e ricca, anziché’ di un mostro cretino e senza una lira” oppure: “Se uno lavora molto, si stanca parecchio. Chi lavora poco, viceversa, secondo me, si stanca molto meno”. Maurizio Ferrini interpretava un rappresentate della “Cesenautica”, ditta di pedalò che cercava di vendere nei luoghi più improbabili. Fissato con l’Unione Sovietica e i suoi Sputnik, satelliti spia che secondo lui controllavano ogni angolo del territorio italiano, divenne noto per il tormentone: “Non capisco, ma mi adeguo”. Nino Frassica quasi esordiente in tv, si presentava nelle vesti di Frate Antonino da Scasazza, paese in provincia di Agrigento e Trapani. Organizzatore del concorso “Cuore T’Oro” (D’Oro) dedicato a chi compiva le migliori buone azioni, di cui elencava gli strampalati premi (“Tende da sole e tende accompagnate”), era solito storpiando le parole raccontare i “nanetti” (aneddoti) che vedevano protagonista Sani Gesualdi santo patrono di Scasazza, racconti che terminava sempre con il detto: “Non è bello ciò che bello, ma che bello, che bello, che bello”. Il suo personaggio ebbe un tale successo da dare vita a una serie di
pubblicazioni de “Il libro di Sani Gesualdi”. Furono 33 le puntate di “Quelli della Notte”, il programma terminò il 14 giugno 1985.

Enzo Mauri

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