State seguendo l’imperdibile “The Last Dance”? In arrivo domani su Netflix la VII e VIII puntata della docu-serie su Michael Jordan, il Re del basket.

“The Last Dance” è una nuova serie documentario disponibile su Netflix dal 20 aprile 2020, ricca di materiale inedito grazie alle riprese di una troupe cinematografica della NBA Entertainment. Chicago Bulls e Michael Jordan al centro della serie: due nomi indissolubili nel tempo e inevitabilmente collegati fra di loro, rendendo impossibile la rievocazione dell’uno senza l’altro.
Due episodi nuovi con interviste esclusive, approfondimenti, punti di vista inaspettati e riprese originali sono disponibili ogni lunedì (il giorno successivo alla messa in onda negli Stati Uniti), fino al 18 maggio.
Su Netflix si legge “Doppiaggi in ritardo in alcune lingue. La salute dei doppiatori ha la priorità”. Al momento disponibile in lingua originale sottotitolato in italiano.

Un totale di 10 episodi che puntano i riflettori non solo su Michael Jordan ma anche sui Chicago Bulls degli anni ‘90, three-peat dopo three-peat, sui suoi campioni come Scottie Pippen, Toni Kukoc, Dennis Rodman, su Phil Jackson e Steve Kerr.
10 episodi che puntano i riflettori non solo sul cestista, sulla leggenda, ma anche su uomini fatti di vita, di emozioni e di conseguenze.

Ed è proprio la parte più umana di Michael Jordan che esce fuori nelle puntate 7 e 8 della serie, disponibili da domani, lunedì 11 maggio. Che rapporto aveva con il padre, James Jordan, assassinato nel luglio del ’93? Come ha reagito dopo quel tragico giorno? E come reagisce oggi al ricordo di quei momenti?

Assume una certa rilevanza la parentesi sportiva di Jordan nel baseball. Cosa spinge un re a lasciare il suo regno in mani altrui, a cimentarsi in qualcos’altro? E come reagisce alla distruzione mediatica? Come ha vissuto il Re del basket la sua prima parentesi lontana da questo sport? E come vive, oggi, quei ricordi?

Vincere ha il suo prezzo, e anche essere leader lo ha. Spingevo i compagni quando non volevano essere spinti. Spronavo chi non voleva essere spronato.”.

Quale era il prezzo delle vittorie e del successo? Come veniva visto sul campo e fuori dal campo? Cosa ne pensavano i compagni di squadra,  fan, coach, amici? Come si vedeva e come si vede oggi Michael Jordan, guardando indietro?

Chi giocava con me doveva adattarsi al mio standard e non avrei accettato che non lo facesse. Io volevo vincere e volevo che gli altri vincessero con me.”.

Perché si può primeggiare sul campo ma non basta ciò per essere un leader. Il segreto è far vincere la squadra. Che gli altri vincano con te. Il segreto è nella motivazione, nella collaborazione, nella credibilità. Michael con serenità, consapevole del fatto che non possano essergli attribuite doti di tatto e delicatezza, afferma con certezza che chiunque, parlando di lui, dirà di sicuro che  “non mi ha mai chiesto di fare una cosa che non faceva lui per primo.”.

Cosa spinge il campione a tornare sui suoi passi, a riprendere lo scettro della pallacanestro? Cosa accade al suo rientro? Come è vissuto quel momento dalla squadra, dagli avversari, dai media? Cosa ha voluto dire, per lui, quel ritorno?

“The last dance”, la serie su Michael Jordan che racconta di cicatrici di uomini, vittorie di squadra, percorsi in salita, crescite personali e professionali. Per tutti gli amanti del basket, per i semplicemente curiosi ma persino per chi si avvicina per caso…
Non perdete quest’incredibile lezione di leadership.
Perché il successo non è fatto di sole rose e medaglie. la VII e VIII puntata vi aspettano su Netflix da domani, lunedì 11 maggio 2020.

Flaminia Grieco

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