Spettacolo News oggi vi propone un’intervista doppia agli attori Nina Soldano e Riccardo Polizzy Carbonelli, rispettivamente Marina Giordano e Roberto Ferri, protagonisti dell’amatissima soap “Un posto al sole”, Rai 3.
Dopo un lungo stop durato 100 giorni, tornano le riprese; il primo stop in 24 anni di storia dell’amatissima serie tv, una delle soap più seguite e amate dal pubblico italiano.

Quali le vostre emozioni e sensazioni, nel tornare sul set? Rientrare in questa che è la vostra “seconda” famiglia, vi ha lasciato emozioni particolari?
Riccardo Polizzy Carbonelli: È stato un piacere e una emozione rivedere le persone che non vedevo da tempo (scoprirle in buona salute). Ovviamente, per motivi legati alla sicurezza, gli incontri sono avvenuti gradualmente, non tutti insieme. Ho potuto rivedere Napoli che non vedevo e mi mancava da 100 giorni. Sapevo anche che il nostro ritorno avrebbe reso felici tanti nostri fans che attendevano e attendono con trepidazione la messa in onda delle nuove puntate.
Nina Soldano: Devo dire che per me non è cambiato emotivamente nulla, nonostante i 100 giorni di stop dalle riprese UPAS, non sono stata travolta da quella sorta di “vertigine” come magari hanno avuto i miei colleghi. Sono legata, certo, alla sede di Napoli, alla produzione e al cast, ma per me è stata come una pausa estiva, magari forzata però pur sempre una pausa. Del resto sappiamo tutti benissimo a cosa siano dovuti questi 100 giorni di stop… Mi rendo conto che faccia effetto dire “abbiamo chiuso dopo ventiquattro anni di riprese”, ma è stato inevitabile. Abbiamo resistito fino alla seconda settimana di marzo con le riprese, poi la pausa è stata obbligatoria, non potevamo più andare avanti.

In Italia il Coronavirus continua a circolare: tornare a girare i nuovi episodi, rispettando il protocollo antivirus non è sicuramente semplice per cast e troupe. Come si svolgono il protocollo e il percorso stabiliti? Come siete organizzati?
Riccardo Polizzy Carbonelli: Sono aumentati i tempi per realizzare anche le cose più semplici, ma è necessario per fare tutto in sicurezza. Le norme da rispettare garantiscono la sicurezza di tutti. Giriamo meno scene permettendoci anche di perfezionarle. Nelle prime due settimane, per ragioni di sicurezza, ci siamo truccati da soli ed è stata per me una novità, visto che normalmente nella vita non mi trucco!
Nina Soldano: Questo cambiamento di approccio con la struttura Rai, con il protocollo da seguire, non mi disturba anzi lo trovo molto semplice ed efficace; basta seguire attentamente le regole e organizzarsi. Appena arrivati in struttura, c’è un’autocertificazione da compilare e firmare, poi ci misurano la temperatura e solo dopo il loro ok, si può entrare in Rai, con la mascherina. Si fa un percorso obbligatorio che ti porta dritto dritto in camerino, ti prepari per andare in scena e inizi la giornata. Si provano le scene sempre con la mascherina e si toglie solo alla registrazione. Si suda un po’ di più, ma si può resistere. La troupe, invece, è davvero penalizzata perché la mascherina la devono indossare tutto il giorno fino a fine riprese, mentre noi attori – una volta terminata la giornata e usciti dalla Rai – ci possiamo permettere di toglierla e di respirare, dato che ora non è più obbligatorio tenerla anche quando si passeggia. Ogni due settimane abbiamo il tampone da fare, ma anche questo per me è una passeggiata. I costumi di scena vengono sanificati tutti i giorni e lasciati in camerino imbustati. L’ascensore va preso una persona alla volta, in redazione puoi sostare giusto il tempo necessario di accedere alla tua casella e ritirare i copioni. Ovviamente molte cose sono cambiate, non è più come prima: niente abbracci, niente baci, niente pausa caffè… Ma si può convivere tranquillamente.

Avete ricevuto, in questo periodo, messaggi e testimonianze di affetto e positività da parte dei numerosissimi fans della serie?
Riccardo Polizzy Carbonelli: Alcune persone erano preoccupate per noi, oltre che per l’assenza della trasmissione. Hanno fatto sempre il tifo affinché riprendessimo presto. Altre invece, mi riferivano di richieste di poter apparire sui social, ma personalmente, in questo periodo, ho volontariamente preso distanza da questi mezzi meravigliosi quanto infernali: c’era bisogno di silenzio nelle nostre vite, anche per metabolizzare al meglio quanto era ed è successo.
Nina Soldano: Sì, certo!! I fans sono stati dolcissimi nel manifestare il loro affetto per noi e per UPAS ed io, attraverso il canale social Instagram, ho ricambiato il loro affetto entrando in diretta a sorpresa, nelle case, regalando momenti di distrazione, allegria, stupore e spensieratezza.

Il difficile momento per la cultura e lo spettacolo in generale: cosa vi sentite di dire? Vogliamo lanciare un messaggio di ripresa e speranza.
Riccardo Polizzy Carbonelli: Chiederei un’attenzione e un ascolto maggiore. Necessitano fondi e maggiore interesse, soprattutto nel settore privato. Vanno bene le iniziative che coinvolgano spettacoli con attori o cantanti capaci di attirare pubblico in platee dimezzate per questioni di sicurezza, ma non basta per tutte quelle realtà teatrali di cui gode l’Italia. Servono interventi ed investimenti mirati. Ma tutto questo può avvenire soltanto se il mondo politico riconoscerà alla Cultura un ruolo determinante.
Nina Soldano: Mi sembra che oltre noi, anche altre produzioni siano ripartite, così come il doppiaggio. Il cinema a breve, il teatro tra qualche mese e per i concerti invece bisognerà aspettare il 2021. L’Italia è stata messa a dura prova nel periodo del lockdown, il Paese si era spento a causa di questo nemico invisibile. “Restiamo a casa” è stato il motto più sentito, ascoltato e rispettato in questi mesi. Lo abbiamo fatto per il nostro Paese, tutti uniti; poi è arrivata la Fase 2 e la Fase 3. Ora non ci resta che aspettare il “liberi tutti”, ma sono certa che l’Italia risorgerà più splendente e forte di prima.

Alessandra Paparelli

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