La ricerca dell’anima gemella ha ispirato negli anni numerose trasmissioni televisive, ricordiamo “Fiori d’Arancio” rubrica di “Portobello” con la conduzione di Enzo Tortora, “Agenzia Matrimoniale” di Marta Flavi da cui prese spunto Maria De Filippi per il suo fortunato “Uomini e Donne” e “Il Gioco delle Coppie”.
Figlio del format americano “The Dating Game”, il programma curato da Fatma Ruffini conquistò subito il gradimento del pubblico per la sua formula tanto semplice quanto spensierata, al punto da durare per 9 anni alternandosi su tutte e tre le reti Fininvest, evento più unico che raro.
In ogni puntata tre pretendenti di sesso maschile o femminile dovevano essere scelti in base alle risposte date ai quesiti che “il predatore” o “predatrice” nascosta da un muro poneva loro. Una volta effettuata la scelta e sparito il muro, si procedeva con l’affinità di coppia: se la percentuale più alta corrispondeva al partner scelto, il concorrente vinceva 3 milioni di lire, in caso di percentuale intermedia un milione, altrimenti cinquecento mila lire. Inoltre la coppia appena formata poteva godersi un meraviglioso viaggio. “Papà” de “Il Gioco delle Coppie” nonché protagonista delle edizioni più fortunate è stato Marco Predolin alla guida del programma dal 1985 al 1990 poi sostituito da Corrado Tedeschi fino al 1992 e da Giorgio Mastrota e Natalia Estrada fino al 1994. Fra le assistenti alla conduzione nel corso degli anni ci furono Linda Lorenzi e Federica Panicucci.
Le domande dei concorrenti, fra le più assurde, costituivano la peculiarità del programma: “Sei a cena a casa tua con i tuoi genitori e con un loro ospite. A un certo punto l’ospite confessa di avere risposto a un annuncio che i tuoi genitori hanno fatto per trovarti marito. Come reagisci?” Oppure: “In una notte di luna piena a tua moglie crescono i canini e le unghie, tu che fai?”.

Ma come andavano le cose prima e dopo il programma? Nascevano davvero dei grandi amori?

A distanza di anni, noi di Spettacolo News abbiamo raccolto la testimonianza di Rossella Celindano Mingoli nota doppiatrice, moglie di Giorgio Lopez, all’epoca concorrente della trasmissione: “Anno 1992, vengo contattata dagli uffici della Fininvest in merito alla mia richiesta di partecipazione al programma “Il Gioco delle Coppie”, che seguivo assiduamente in tv ogni volta che tornavo dal liceo. Avevo 19 anni. Il viaggio ed il pernottamento andata e ritorno Roma-Milano furono pagati dalla produzione. Giunta a Milano, mi portano negli studi televisivi pieni di ragazze e ragazze di diverse regioni. Faccio amicizia con alcuni di loro. Hanno deciso che sarò una “preda”. Il presentatore è il simpatico Corrado Tedeschi, non più Marco Predolin.

Tutto lo staff è gentile, dai truccatori alle sarte, agli operatori. Ci dicono che le tre domande poste dal predatore non sono stabilite dagli organizzatori, quindi è tutto spontaneo anche se ovviamente devono essere preparate prima. La versione precedente prevedeva tempi più lunghi per il corteggiamento prima di togliere il famoso muro, questa nuova invece aveva tempi più rapidi. Lui si chiamava Gaetano e proveniva dalla Sicilia. Ricordo solo questo di lui, perché non ci fu alcun seguito. Di quelle tre domande gli piacquero due mie risposte, quindi scelse me. L’affinità di coppia fu del 66%. Il ragazzo aveva un non so che di antico nel modo di vestire e di porsi, certo non era il mio tipo e forse neanche io il suo. Vinsi una spilletta piccolissima di oro bianco e giallo con due delfini che ho ancora e i famosi gettoni d’oro da un milione di lire, che in realtà erano buoni per fare la spesa al supermercato Standa all’epoca di proprietà del Biscione. Poi il viaggio programmato a Novrigad in Croazia, in un bellissimo hotel con tanto di sauna bagno turco e piscina. Il viaggio avvenne due mesi dopo il programma. Gaetano, quello che mi scelse non venne… Tutti erano convinti che le coppie sarebbero andate insieme, qualcuna c’era ma eravamo per lo più “scoppiati” perché all’ultimo molti rinunciavano. E’ stata una bella esperienza, non particolarmente emozionante ma stimolante.”.

Enzo Mauri

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