La prima immagine che mi viene in mente quando penso a “Drive In”, trasmissione cult degli anni ’80, è il quadro di Teomondo Scrofalo proposto da Ezio Greggio. Nel suo spazio “Asta Tosta, oggetti tosti per tutti i gosti!” Greggio proponeva degli assurdi gadget, appartenuti secondo lui a personaggi famosi, per poi concludere con l’inconfondibile opera del maestro (si fa per dire) Scrofalo nome del tutto immaginario. Il quadro raffigurante un bevitore di vino, attribuito in realtà a Gianbattista De Curtis – poeta e pittore napoletano vissuto a cavallo tra il 19esimo e 20esimo secolo – grazie anche al programma di Antonio Ricci è divenuto un’icona classica oggetto di numerose riproduzioni. Nel 1983 il creatore di “Striscia la Notizia” appena passato dalla Rai alla Fininvest ebbe l’idea di un contenitore che avesse come protagonisti personaggi comici contraddistinti dai loro continui tormentoni, fra gli elementi chiave della trasmissione: “Il tormentone era uno dei momenti più delicati nella costruzione di un personaggio” – dichiarò in un’intervista Ricci – “certi attori più che per il loro nome e cognome, erano e sono ancora identificati dal pubblico per il loro tormentone che per funzionare non deve solo essere ripetuto più volte ma deve anche essere ripetibile dal pubblico…”.
Dal 4 ottobre 1983, giorno dell’esordio, fino al 17 aprile 1988 quando terminò per un totale di 131 puntate, la trasmissione ambientata in un drive in fittizio (da qui il nome) ha visto sfilare davanti alle telecamere un gran numero di personaggi comici, alcuni esordienti, tutti destinati alla fama. Andata in onda prima il martedì poi la domenica sera su Italia 1, catturò subito il gradimento del pubblico toccando punte di 8 milioni di telespettatori. A fare gli onori di casa Ezio Greggio e Giancarlo D’Angelo.
Come non ricordare il signor Armando con il suo cane “Has Fidanken!” docile cocker del tutto insensibile ai comandi del padrone o il Tenerone pupazzo rosa “animale più buono del mondo” dall’inconfondibile verso “Pippo, Pippo, Pippo!”.

Gli sketch e parodie si susseguivano velocemente, intervallati dalla presenza delle procaci ragazze fast food o dalle coreografie delle giovani Monelle.
Nei 5 anni di vita “Drive In” ospitò diverse prime donne: Carmen Russo, Cristina Moffa, Tinì Cansino ma anche Lory Del Santo ed Eva Grimaldi.
Ricci, sotto la regia di due grandi quali Giancarlo Nicotra prima e Beppe Recchia poi, fece tesoro di programmi Rai analoghi come “La Sberla”, “A tutto gag” e “Non Stop”, dove lavorarono molti protagonisti di “Drive In”, creando una struttura agile, che non risentisse della presenza di spot pubblicitari tipici delle tv commerciali. La gente s’impossessò subito di tutte quelle battute: “E’ lui o non è lui cerrrto che è lui!” recitava Greggio, oppure nel ruolo di Mister Tarocc’O’ con l’accento sulla Q esperto di paranormale, ribadiva “para normale ma bada ben bada ben bada ben è normale!”.
Memorabili le scenette di Zuzzurro e Gaspare ovvero Andrea Brambilla e Nino Formicola, il loro tormentone “Ce l’ho qui la brioche!” divenne anche un disco. Sergio Vastano proponeva il personaggio del “bocconiano”, mentre Enzo Braschi quello del “paninaro”, figura tipica dei primi anni ’80.
Enrico Beruschi all’epoca già comico affermato, cercava continuamente di fuggire dalle grinfie della moglie Margherita, interpretata dall’attrice Margherita Fumero. Della lunga lista faceva parte anche il trio napoletano Trettrè, Francesco Salvi, Carlo Pistarino e Giorgio Faletti, con una serie di personaggi tutti divertentissimi. Il comico destinato a essere apprezzato come musicista e scrittore di gialli, faceva impazzire nel ruolo di Suor Daliso delle “Piccole Madri Addolorate del Beato Albergo del Viandante e del Pellegrino”, o in quello di Carlino, adolescente di Passeranno Marmorito: “Il paese è piccolo e la gente mormora!”. Di sicuro quello riuscito meglio è stato la guardia giurata Vito Catozzo, dall’accento pugliese che amava parlare della sua famiglia: della moglie in sovrappeso Derelitta, delle sei figlie e dell’unico maschio Oronzo Adriano Celentano Catozzo palesemente gay. Negli anni “Drive In” ha fatto scuola, ispirando numerose trasmissioni dello stesso genere.

Enzo Mauri

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