Manca poco, pochissimo per rivedere su Rai 1 la fiction “La strada di casa 2” e nel cast in questa nuova stagione troveremo anche Roberta Caronia. Attrice di teatro, cinema e televisione, Roberta Caronia ha vestito i panni di tanti personaggi diversi, spaziando da quelli presenti nei classici greci e latini, fino a ricoprire ruoli in opere di Calvino, Shakespeare o Brecht.

In teatro, infatti, ha recitato in molti spettacoli prestigiosi, fra cui ricordiamo “Edipo a Colono” (Antigone), “Andromaca” (Ermione), “La tempesta” (Miranda), “Lezioni americane“, “I sette contro Tebe“. Al cinema, invece, l’abbiamo vista in film come “La strada verso casa“, “Momenti di trascurabile felicità“, “The girl and the gondola“. Per quanto riguarda la TV, fiction seguitissime come “Il cacciatore“, “La mafia uccide solo d’estate“, “Il giovane Montalbano 2” sono stati set importanti, in cui Roberta ha potuto mostrare al pubblico tutte le sue qualità di attrice.

Hai lavorato moltissimo in teatro, anche se hai recitato anche per diverse fiction e film da grande schermo: cosa ha di diverso il teatro? Tra questi 3 ambienti, dove pensi si possa vedere maggiormente Roberta?
La differenza è di grandezze, nel senso che la grandezza che l’attore deve portare in teatro è maggiore rispetto a quella che deve portare al cinema o sul piccolo schermo. La magia del teatro è che tu devi essere credibile nel grande. Un gesto piccolo in teatro neanche si vede dopo la terza fila, quindi il corpo deve mantenere uno spazio differente. Il motore che spinge il sentimento nell’attore deve essere autentico e se è tale, lo si vede sia davanti alla telecamera sia in scena, anche se sicuramente in scena deve essere ampliato. Io dico sempre che sono due lavori diversi, così come gli approcci, anche se la natura dell’attore è la stessa. Roberta viene fuori ovunque, l’importante è che ci sia spazio per il sentimento di cui ti parlavo e che quindi io possa sentirmi a mio agio per esprimermi al meglio. Può succedere in teatro con un ruolo importante – in cui c’è spazio e possibilità di venire fuori ed esplorare la parte più profonda di sè – e può succedere anche con un ruolo davanti alla macchina da presa.

Qual è lo spettacolo teatrale che porti più nel cuore?
Sicuramente un monologo che ho messo in scena ed ancora porto in teatro, tratto da un autore gallese. L’opera si intitola “Ifigenia in Cardiff” ed il monologo è un’esperienza molto completa per la performance attoriale. Ti dico quest’opera un po’ perchè ho vinto dei premi ed è stata molto apprezzata dalla critica, un po’ perchè quello è stato un ruolo che ho amato molto. E’ un personaggio alla deriva, contemporaneo e sono riuscita a farlo mio. Se parliamo dell’adesione della donna al personaggio, appunto, direi “Ifigenia”, nonostante anche gli altri spettacoli in cui ho recitato siano stati bellissimi ed importanti.

Hai sempre voluto fare questo mestiere o magari da piccola ti vedevi diversamente?
Che io ricordi ho sempre voluto fare qualcosa che avesse a che fare con l’arte. Sai, da piccoli tutti abbiamo dei sogni ed io alla fine sin da bambina desideravo fare l’attrice, dall’adolescenza diciamo. Non sono riuscita a vedermi in altro modo, anche perchè sono entrata in accademia subito dopo il liceo, appena 18enne. Non ho proprio avuto il tempo per immaginarmi in modo diverso.

C’è mai stato un momento nella tua carriera in cui hai pensato di cambiare strada?
Sì, centomila volte! Ho fatto la gavetta che è dura, durissima. Momenti di scoraggiamento ce ne sono stati tanti e credo non smettano mai di esserci. Non saremo mai completamente appagati dal nostro lavoro. E’ un mestiere che ti fa desiderare sempre più di farlo, non è che dopo un po’ dici “basta, non ho voglia…“.

Il mestiere di attore non è semplice, soprattutto oggi: ti senti di incoraggiare i ragazzi che sognano di intraprendere questo percorso o suggeriresti qualcos’altro?
Non so dirti, dipende per quale ragione uno voglia fare l’attore. Se piace quello che c’è attorno, cioè lo star system, le luci, la ribalta, i like… (ride, ndr) io non lo consiglio, perchè è una professione. Ci sono altre strade per ottenere queste cose ormai: ci sono i reality, c’è un mondo che offre notorietà. Se invece dentro, profondamente si sente la necessità di confrontarsi con un pubblico perchè la risposta che il pubblico dà riempie e si ha un vuoto da riempire, allora sì, perchè si desidera riempire questo vuoto attraverso le parole di qualcun altro. Qualsiasi artista riempie un vuoto. Lo scrittore riempie un vuoto scrivendo le proprie parole, il pittore tira fuori dalla tela la propria visione, con dei colori… Noi attori siamo strumento, ci facciamo strumento delle parole di altri.

Cosa ami fare quando non sei impegnata sul set o in teatro?
C’è la mia vita fatta di relazioni, c’è la famiglia, ci sono gli amici. Certo, il lavoro prende gran parte del mio tempo, ma è importante saper indirizzare le proprie energie nelle giuste direzioni, ad esempio verso la famiglia e soprattutto verso mio figlio. La vita di una donna che lavora e che ha un figlio è per forza molto intensa!

Da stasera entrerai nella TV degli italiani con la fiction “La strada di casa”, dove vesti i panni del commissario Leonardi… Hai trovato delle difficoltà nell’interpretare il tuo personaggio in una fiction misteriosa ed intensa come questa?
Sono LA new entry femminile della fiction (ride, ndr)! Le difficoltà ci sono sempre, perchè a volte i personaggi non corrispondono a come siamo noi nella realtà ed io sono molto lontana da lei. L’attore, però, deve trovare sempre qualcosa che lo accomuni al personaggio da interpretare.

C’è qualcosa che accomuna Roberta e Concetta Leonardi?
Sì, qualcosa c’è. Il commissario Leonardi è una donna di potere, è molto forte, intransigente, inflessibile. Ricopre un ruolo che spesso è ricoperto da uomini e deve farsi rispettare. Affronta una sfida notevole e nello stesso tempo è incinta, quindi vive una condizione molto speciale nella vita di una donna. Si potrebbe pensare che questo la addolcisca, ma non è detto. Nel corso delle puntate vivrà una trasformazione, ma non voglio svelarvi troppo… Io non sono così inflessibile come donna, non sarei stata in grado durante la gravidanza di mantenere la lucidità come ha fatto lei in questa indagine così complessa, quindi chapeau a lei e alle donne che fanno il suo lavoro! Ci accomuna il desiderio di verità, di giustizia, il fatto di mettere a disposizione la propria natura femminile per comprendere il mondo. Il bello di questo personaggio, a mio avviso, è che si relaziona con tutti quanti i membri di questa serie, un giallo complicatissimo ed intricato, molto avvincente. Lei ogni volta si pone in maniera diversa: con i minori si comporta in un modo, con Fausto Morra (Alessio Boni, ndr) in un altro, è più dura. La forza sta nella sensibilità che emerge dalla Leonardi. Ecco io come donna sicuramente mi sento una forte sensibile!

Qual è stato il momento più bello durante le riprese?
Ce ne sono stati tanti, perchè il clima era molto bello. E’ una grande famiglia, si vedeva che avevano già lavorato tutti insieme per la prima stagione e c’era armonia sul set. Riccardo Donna è un regista bravo, un bravo capitano… Probabilmente i momenti più emozionanti li ho vissuti girando le scene in cui il commissario Leonardi si relaziona con le personalità più fragili.

Guardate “La strada di casa” perché…
Perchè è una storia avvincente che vi rapirà e perchè in questo caso proponiamo anche un’immagine femminile un po’ nuova… Commissario-donna-incinta mi sa che è la prima volta nella TV italiana! Ci tengo anche a dire che i colleghi sono bravissimi, un bellissimo cast. Ho avuto il privilegio di lavorare con Alessio Boni, Sergio Rubini, Lucrezia Lante della Rovere, i giovani… Per me la recitazione è la prima cosa in qualsiasi prodotto, quindi posso considerarlo un valido motivo per non perdere questa serie!

Appuntamento questa sera su Rai 1 alle ore 21.25 con la prima puntata de “La strada di casa 2”.

Carlotta d’Agostino

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