Ieri al Teatro Ariston è iniziato il Festival di Sanremo 2018, condotto da Claudio Baglioni (nelle vesti di presentatore e direttore artistico), Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino.
Una squadra del tutto nuova, che ha saputo reggere bene la prima puntata – nonostante qualche momento di normalissima confusione – e che ha saputo intrattenere bene il pubblico, specialmente con momenti personali.
Favino ha sorpreso per la sua simpatia e la sua bravura anche nel cantare, ha divertito e si è mosso in maniera precisa sul palco; Michelle Hunziker sempre elegantissima e solare, visibilmente emozionata, ma sostenuta e rassicurata anche dalla presenza in sala della famiglia; Claudio Baglioni forse il più emozionato di tutti, che ha portavo avanti la puntata con estrema eleganza e semplicità. Il suo messaggio di voler (ri)mettere al centro di Sanremo la musica italiana è passato, perchè è stato proprio così. La musica è stata protagonista della prima puntata, anche se con qualche momento di eccessivo rallentamento del programma.
Mattatore assoluto è stato Fiorello, che ha aperto il festival come voleva lui, come “scaldapubblico“: lo showman più bravo e completo d’Italia si è confermato tale. Ha fatto ridere, emozionare e ha stupito con i medley canori eseguiti all’Ariston, oltre che con divertenti siparietti di satira.
Carino anche il collegamento telefonico con Laura Pausini, che ha dovuto rimandare la sua partecipazione come super ospite a sabato, per colpa di una forte laringite. Decisamente troppo tardi come orario l’invito sul palco sia di Gianni Morandi – che comunque ha brillantemente cantato insieme a Baglioni e a Tommaso Paradiso leader dei TheGiornalisti – sia di Gabriele Muccino e del cast del suo prossimo film, “A casa tutti bene“, a cui non è stato dato molto spazio: presentare gli ospiti dopo mezzanotte non è stata una scelta molto azzeccata per certi aspetti.
Sorvolate alcune piccole situazioni, l’apertura del Festival di Sanremo 2018 ha raggiunto numeri record in fatto di ascolti: il debutto, infatti, è stato seguito da 11 milioni e 600 mila spettatori, con uno share del 52,1%, quasi due punti in più rispetto all’edizione 2017 condotta da Carlo Conti. E’ andato bene, anche se come ritmo si è rimasti troppo bassi e non si è percepito il consueto entusiasmo di inizio festival.
Davvero bella poi la scenografia – soprattutto la famosa scalinata – e nel complesso anche le canzoni, nonostante a spiccare davvero ce ne siano solamente un paio al primo ascolto.
A seguire le nostre pagelle, con qualche breve commento.

  • AnnalisaVOTO 5: lei brava, elegante, ma il pezzo non arriva più di tanto;
  • RonVOTO 6: c’è tanto, davvero tanto Lucio Dalla in questa canzone, forse troppo. Poesia pura nel testo, ma si può dire che Ron per certi aspetti sia stato oscurato dalla massiccia presenza del cantautore scomparso, senza spiccare lui stesso.
  • The KolorsVOTO 5: del testo non si è capito molto, loro azzeccano il look e buona la presenza scenica, ma rendono molto di più cantando in inglese;
  • Max Gazzè – VOTO 6: brano sinfonico, dalla melodia travolgente, che racconta una storia vera e propria. Una nuova veste per Gazzè, anche se non tra i migliori candidati alla vittoria perchè il pezzo è troppo complesso.
  • Ornella Vanoni con Bungaro e PacificoVOTO 7: una bella canzone, un bel testo, una musicalità che colpisce e le voci dei tre interpreti si legano a meraviglia. Impeccabile la Vanoni, dall’alto dei suoi 83 anni.
  • Ermal Meta e Fabrizio MoroVOTO 8: la canzone favorita per eccellenza. Loro due in perfetta sintonia – vocale e di presenza – il pezzo arriva e arriva subito, con parole profonde, attuali e musica coinvolgente. C’è stato il rischio squalifica per presunto plagio, ma il duo rimarrà in gara;
  • Mario Biondi VOTO 5: canzone eccessivamente difficile, non male ma il Mario Biondi che canta in inglese è tutta un’altra cosa;
  • Roby Facchinetti e Riccardo Fogli VOTO 4: forse avrebbero dovuto chiudere in gloria il loro percorso musicale come Pooh. A tratti la voce non c’era nemmeno ed il brano non colpisce;
  • Lo stato sociale VOTO 7: una canzone divertente, che coinvolge tutti e che dà un tocco di brio al festival. Paddy, la nonnina che si esibisce con la danza acrobatica, fa rimanere a bocca aperta. Loro, però, stonano che è un dispiacere per le orecchie, ma il pezzo sarà un tormentone;
  • Noemi VOTO 6: la canzone è bella, perfetta per il graffio della sua voce, ma molto difficile. Lontana dalla stupenda “Sono solo parole”;
  • Decibel VOTO 6: Enrico Ruggeri & Co. tornano sul palco dell’Ariston con un brano tipico della loro musica. Non entusiasmante, ma nemmeno brutta;
  • Elio e le storie teseVOTO 4: la loro genialità non è pervenuta in questo pezzo. E non è arrivato nemmeno altro;
  • Giovanni Caccamo VOTO 7 e mezzo: una sorpresa, elegante e raffinato. La canzone è molto bella, probabilmente da podio;
  • Red CanzianVOTO 5 e mezzo: meglio degli altri ex Pooh, ma nulla di particolare: vale lo stesso discorso fatto per Facchinetti/Fogli;
  • Luca Barbarossa VOTO 5 e mezzo: classica canzone popolare romana, molto stile Lando Fiorini. Apprezzabile l’idea, ma Barbarossa in passato ha fatto di meglio;
  • Diodato e Roy Paci VOTO 7 e mezzo: Una sorpresa Diodato, che presenta a Sanremo una bella canzone arricchita in maniera magistrale dalle note della tromba di Roy Paci;
  • Nina Zilli – VOTO 6: come per Noemi, anche la Zilli si è esibita con una buona canzone, ma difficile e non fra le sue migliori;
  • Renzo Rubino VOTO 5 e mezzo: bello il testo, intenso, ma la canzone non entusiasma o colpisce più di tanto;
  • Enzo Avitabile e Beppe Servillo VOTO 5 e mezzo: classico brano in stile Avitabile, niente di particolare, anche se la loro interpretazione è stata buona;
  • Le Vibrazioni – VOTO 5 e mezzo: Francesco Sarcina specialmente sul finale non prende le note. La canzone nella sua totalità non è brutta, ma anche in questo caso non c’è alcun elemento stupefacente.

Carlotta d’Agostino

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