Si intitola “La musica del silenzio il film che ha raccontato la storia personale e artistica del tenore Andrea Bocelli andato in onda ieri sera su Rai 1.
Tratto dal romanzo omonimo, che l’artista ha firmato nel 2010, la pellicola è stata scritta da Anna Pavignano e dal regista Michael Radford (che ricordiamo nel film “Il postino”), che ne ha curato anche la regia con la collaborazione dello stesso Bocelli.
Il lungometraggio si apre con la nascita di Bocelli e si chiude subito prima della sua partecipazione al Festival di Sanremo, evidenziando le difficoltà dovute alla cecità che lo ha privato della vista sin da piccolo, la formazione e i tentativi di trasformare la passione per il canto in un lavoro.
La ricostruzione della biografia è fedele alla realtà, a partire dalla descrizione della famiglia del cantante, unita e pronta a sostenerlo in ogni fase del suo difficile cammino verso l’indipendenza. Il tenore sceglie, però, di battezzare il suo alter ego con lo pseudonimo di Amos Bardi, che corrisponde al nome del suo primogenito. Per portare sul grande schermo la vita del tenore italiano che, partendo dalla campagna di Lajatico ha saputo conquistare l’affetto e l’ammirazione del grande pubblico fino al trionfo sui palcoscenici di tutto il mondo, è stato selezionato un cast internazionale.
Oltre alla partecipazione straordinaria di Andrea e Veronica Bocelli, nel cast ci sono anche l’attore Tony Sebastian, noto per il ruolo di Trystane Martell ne “Il Trono di spade” che interpreta l’alter ego di Bocelli, Amos Bardi. Chi invece veste i panni del maestro di musica del cantante è Antonio Banderas, mentre Luisa Ranieri interpreta la mamma Edi, Jordi Mollà suo padre e Ennio Fantastichini lo zio Giovanni. Nadir Caselli ha recitato nel ruolo della moglie e Alessandro Sperduti in quello del suo più caro amico Adriano.
Riguardo a “La musica del silenzio”, Bocelli ha dichiarato: “Mi piace pensare che questo film possa far riflettere sull’importanza del dono senza il quale nessuno di noi avrebbe fatto quello che ha fatto. Per questo, io non credo che esista il merito, ma esiste il demerito: quello di chi non è disposto al sacrificio per far emergere le proprie possibilità. La mia vuole essere una denuncia violenta nei confronti del caso. Credere nel caso può portare alla disperazione, spingerti a cancellare le domande sul mistero della vita. Io ho cercato di scoprire cosa c’è dietro quel mistero”.

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