I Cani Sciolti, compagnia teatrale artigianale, sono stati in scena al Teatro Trastevere dal 25 al 28 aprile 2019, con “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare. Uno spettacolo di oltre tre ore con la regia di Luca Pastore, musiche di Mattia Yuri Messina, proiezioni in videomapping di Andrea Rastelli e costumi a cura di Martina Caronna e Ludovica Avetrani. Noi siamo andati a vederli e… non ci siamo pentiti. Ecco la nostra recensione.

Lo spettacolo dura più di tre ore… molto più di tre ore, anche perché ha inizio prima ancora dell’inizio stesso. Entriamo nel teatro e veniamo accolti da un buffet. Prendiamo posto in platea e alcuni dei giovani attori, scattanti, scorrazzano fra il pubblico con piatti e bicchieri per offrire un appetitoso piatto di pasta o un sorso di vino. Nel frattempo altri fanno esercizi di riscaldamento sul palco, ballano, si sciolgono, si preparano, si cambiano e si scambiano. Il tutto al suono di una musica dai ritmi moderni in un’atmosfera  giocosa. L’intento è quello di ricalcare quello che avveniva anche ai tempi di Shakespeare avvolgendo il pubblico in un clima allegro e festoso, quello che il regista ha immaginato per la scena iniziale: la festa in casa Capuleti.

La trama della tragedia è ben nota a tutti, ma nello spettacolo di Luca Pastore, la vicenda dei due giovani amanti uccisi dall’odio delle rispettive famiglie non viene narrata bensì illustrata. Non assistiamo ad un flusso continuo che segue l’ordine cronologico degli eventi bensì a un susseguirsi di scene singole. Soprattutto nella prima parte dello spettacolo, l’ordine originale è stravolto e le scene sono fra loro legate da flash back e flash forward, partendo proprio dalla festa Capuleti, considerato lo snodo di tutta la vicenda. E’ lì che nasce l’amore.

Il regista spiega la sua scelta affermando di aver deciso di “rimaneggiare l’ordine delle scene per seguire, anticipare e pareggiare i presagi che Romeo ha per tutto lo spettacolo.“. Cambiando l’ordine, il risultato non cambia e infatti, “non dover per forza seguire i binari lineari di Shakespeare ha comunque condotto i personaggi sempre nella stessa direzione.“.

Una scelta registica che da una parte disorienta il pubblico ma dall’altra, spiazzandolo, mantiene viva l’attenzione, elemento da non dare per scontato vista la durata dello spettacolo. Lo spettatore inizialmente si spreme le meningi alla ricerca della logica sottesa, e mentre è impegnato a comprendere la risposta, non solo assiste al dramma ma si ritrova a viverlo, attraverso la mente di Romeo.

Una miscellanea di elementi di stili diversi su un unico palco: si passa dalla musica pop con luci effetto discoteca a melodie suonate dal vivo, da sottofondi musicali appena percettibili a strepitosi momenti canori, dalla tragedia classica al musical passando per la commedia dell’arte, dal gioco al dramma.

Non è andato in scena semplicemente “Romeo e Giulietta”, sembra piuttosto sia andato in scena I Cani Sciolti in Romeo e Giulietta“.
La creazione, la preparazione degli attori, le loro gioie, dolori, emozioni, fanno parte dello spettacolo stesso. Non esiste un dietro le quinte, non esistono i camerini: tutto avviene lì, sul palco, dietro a un sipario che mai viene chiuso. Nonostante la notevole durata, non esistono esitazioni, non si riprende mai fiato: sono tutti sempre in scena, quando al centro, quando lateralmente, sempre partecipi, impeccabili.

Tutti sono riusciti brillantemente a caratterizzare i personaggi interpretati, trasmettendone con forza le personalità. Abbiamo  conosciuto una balia frenetica, iperattiva e coinvolgente e a tratti divertente, interpretata da Miriam Messina (anche aiuto regia), che ci ha stupito con inaspettate esibizioni canore da solista. Un poliedrico Romeo, Marco Bucci, in crescendo. Riflessivo, quasi inespressivo all’inizio, acquisisce energia strada facendo, scolpito dall’incontro con l’amore e l’odio, culminando nella disperazione. Un anziano, stanco ma severo, padre di Giulietta, interpretato da Martina Caronna, entrata perfettamente nel ruolo, tremolante, su una sedia a rotelle. Toccante, agghiacciante e provocatoria l’interpretazione di Biagio Iacovelli che domina il palco nel ruolo di Mercuzio (lo stesso attore veste anche i panni del padre di Romeo). Sul palco, in altri ruoli, anche Irene Girotti (Giulietta), Ludovica Avetrani, Cristiano Zingaretti, Simona Vazzoler, Carlotta Saccani, Eleonora Muzzi, Arianna Barberi, Nicola Parini e Michele Salliccardo.

In tutto questo, la scenografia è molto semplice e non troppo curata: un’impalcatura ricoperta da un telo bianco, neanche tanto teso, sul quale vengono proiettate le varie ambientazioni: cortile, cimitero, balcone, Verona, luogo di scontro, di amori, di acrobazie. In uno spettacolo diverso la si potrebbe definire sciatta ma risulta perfettamente in linea con il resto dello spettacolo: artigianale e autentica, non cattura l’occhio ma diventa strumento di scena esaltando l’energia degli attori.

William Shakespeare: una sfida per chiunque, un nome che inevitabilmente genera aspettative. Ciò che emerge chiaramente è il grande desiderio di mettersi in gioco e sperimentare. Artigianalità, assenza di filtri, di camerini, di quinte, di coperture, coinvolgimento del pubblico nello spettacolo prima ancora dell’inizio della tragedia. Togliendo questi dettagli, probabilmente, ci saremmo trovati di fronte a una riproduzione deludente. Dettagli che non producono l’effetto di sdrammatizzare rendendo poco professionale lo spettacolo, ma offrono piuttosto una chiave di lettura diversa. A spettacolo finito non si ha la sensazione di aver assistito alla tragedia di “Romeo e Giulietta” ma quella di essere entrati nel mondo teatrale di Shakespeare, sebbene con sfumature moderne fatte di musiche e luci. L’intento, che non risulta chiaro sin da subito, ovvero dal momento del buffet, sicuramente migliorabile, ma che lo diventa unendo i diversi elementi, addentrandosi, quasi inconsapevolmente in quel clima.  Ed è proprio grazie a quel clima e a questi dettagli che le tre ore, volano.

Flaminia Grieco

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