Siamo stati al Teatrosophia ad assistere allo spettacolo “Absurderie”, di e con Daniele Marcori e Giulia Bornacin, con scenografie di Paolo Ricci.
Fra teatro di testo e improvvisazione, “Absurderie” è tratto dall’omonimo libro, “Absurderie: ovvero: cose normali che più normali non si può” (Amazon, 2018), raccolta di micro – atti teatrali ispirati ai testi di Eugene Ionesco e a tutti quegli autori che vengono associati al “Teatro dell’assurdo“, da cui è partito il progetto “Absurderie: L’altra faccia della normalità“.

“In scena avremo due personaggi tanto sorridenti, quanto decadenti. Una coppia, di quelle coppie che hanno attraversato tutte le fasi di un rapporto e non sanno più il perché stanno insieme. Essa ha invitato nella sua sontuosa e ammuffita villa, molti ospiti (pubblico) e cerca di ritrovare stimoli e divertimento per la sua vita vuota, mettendo in scena uno spettacolo, che fra letture ed interpretazioni, mostra uno spaccato delle vite di tutti noi.”

Quando c’è di mezzo l’improvvisazione, ogni messa in scena è diversa dall’altra. La particolarità, in questo caso, è la quasi impercettibilità della linea di confine fra il copione e l’improvvisazione. Daniele Marcori e Giulia Bornacin, si lasciano infatti liberi di sbagliare e, da eventuali errori, creano. Ma trattandosi di teatro dell’assurdo, è difficile capire l’errore e, di conseguenza, l’inizio dell’improvvisazione e gli attori non hanno intenzione di rivelarlo. Quindi, se deciderete di andare a vedere la prossima replica di “Absurderie”, sappiate che, molto probabilmente, vi aspetterà qualcosa di diverso.

Due leggii in scena, due cubi, due scatole di oggetti. Grottesco, a tratti drammatico, a tratti drammaticamente esilarante.
Ad ogni replica, ai due protagonisti, si aggiunge un ospite diverso. Quella sera è stato il turno di Serena Rossi che, per ben tre volte, ha dato voce in maniera ironica a possibili obiezioni, anticipandole e, rilanciando, fra le righe, la palla al pubblico stesso.

Daniele e Giulia ci spiegano il perché di questo inserimento. “Sappiamo che il teatro dell’assurdo non è semplice e allora abbiamo inserito questi 3 interventi che sono la risposta ad osservazioni che spettatori ci hanno fatto nelle repliche precedenti”. Prima dell’inizio dello spettacolo vero e proprio, Serena appare in veste di Rappresentante degli Spettatori Pigri, che non leggono il programma di sala che viene amorevolmente fornito e poi obiettano di non aver capito. A metà spettacolo circa, dopo una mini esibizione canora di Giulia, ricompare, stavolta come Rappresentante degli spettatori “siam tutti registi”, per sottolineare che l’alternanza fra canzoni e monologhi interiori crea confusione, considerando lo stile dello spettacolo fino a quel momento. Infine, la terza volta, riveste la figura di Rappresentante degli spettatori “a noi non la si fa” e dichiara che, senza dubbio, uno degli atti non è originale, bensì copiato da una trasmissione andata in onda a novembre 2018. Tutto ciò è evidente o, per meglio dire, evidentemente assurdo, considerando che il libro da cui lo spettacolo è tratto è stato pubblicato a gennaio 2018 ma… in fondo… come dice il Rappresentante degli spettatori “a noi non la si fa”: la tv vince sempre!

Da spettatori, noi cerchiamo di comprendere, inquadrare la situazione, trovare una logica nei dialoghi e nelle azioni, delineare i confini e, mentre siamo impegnati a fare questo, da un atto si è già passati a quello successivo e, senza accorgercene, lo spettacolo finisce e noi stiamo ancora con gli occhi puntati verso il palco: senza mai staccarli noi abbiamo riso, trattenuto il respiro, percepito una sensazione amara in bocca e, di tutto questo, ancora non abbiamo bene capito il perché.
Assurdità che rispecchiano la vita quotidiana, perché la vita quotidiana è spesso assurda ma non ce ne accorgiamo finché non la osserviamo dall’esterno, finché non ci viene presentata diversamente, in veste grottesca, dall’esterno, andando a smuovere qualcosa internamente di cui non siamo completamente coscienti.

Dopo lo spettacolo, tutti gli spettatori sono stati invitati ad un piccolo rinfresco con un po’ di vino e stuzzichini vari per fare quattro chiacchiere in armonia: iniziativa molto carina e ottimo momento di confronto.

Giudizio finale dello spettacolo? A noi è piaciuto molto. L’unica pecca è stata la durata. Un’ora circa di spettacolo ci ha lasciato un po’ a bocca asciutta, sebbene poi il vino abbia fatto la sua parte. Forse per entrare nell’assurdo ci vuole tempo e, per assaporarlo al meglio, ce ne vuole ancora di più. Forse sono stati pochi gli errori e quindi l’improvvisazione ha avuto poco spazio: ci auguriamo di vedere un’altra replica e che sia ricca di impercettibili errori che possano dar vita ad altri frizzanti momenti per ridere più a lungo.

A chi lo consiglieremmo? Sicuramente non a tutti. Probabilmente potrebbe lasciare delusi quegli spettatori che non hanno la minima idea di cosa sia il teatro dell’assurdo, a quelli che hanno assoluto bisogno di una trama precisa o che devono dare necessariamente una spiegazione a tutto e finirebbero per non dormire la notte chiedendosi cosa hanno visto. Non lo consiglieremmo a spettatori pigri (sebbene la presenza della rappresentante li farebbe sentire meno soli… ammesso che sia nuovamente presente la prossima volta e non venga sostituita da un nuovo ospite) anzi, ci sentiamo di consigliare un minimo di infarinatura generale prima di entrare in sala, partendo dal presupposto che probabilmente, comunque, non si capirà tutto.

Flaminia Grieco

Foto di © Chiara Crepax
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