Siamo stati al Teatro Ivelise ad assistere alla messa in scena di “Sole“, scritto da Annalisa Elba, diretto da Simone Ruggiero e interpretato da Giorgia Masseroni e Sara Religioso.
Situato nei pressi del Colosseo, il Teatro Ivelise, originariamente cappella di un convento, è stato fondato nel 1997 dalla regista e attrice Ivelise Ghione e vive grazie all’Associazione Culturale Allo Stato Puro, il cui motto è “Una sede operativa al centro del mondo, in un luogo magico fuori dal tempo dove tutto può succedere!”.
La luce si accende su Tea e Zoe, due ragazze che ci fanno capire di essere su un terrazzo, di notte, all’insaputa di tutti, pronte a non si sa bene cosa. Ciò che è chiaro è che Tea è appesa ad un telefono in attesa di ordini, per quella che lei definisce l’ultima prova, impartiti tramite degli sms da un uomo mai visto e mai sentito al telefono, conosciuto tramite la rete. Non si capisce bene quale sia lo scopo delle varie prove, né quale sia il premio finale ma si sa che la prova dovrà essere superata prima del sorgere del sole e che nessuno dovrà saperne nulla.
Zoe sembra essere il lato bambino di Tea: infantile, paurosa, lagnosa ma con un lato spensierato. Ordina addirittura del sushi, di nascosto dall’amica, facendoselo recapitare su quella terrazza, dimostrando di non prendere affatto seriamente quelle prove. Non ne comprende minimamente il senso e richiama Tea nei ricordi di loro bambine, cantando una canzoncina sulla capacità di perdere : “Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere”.
In costante contrasto fra loro, non si capisce perché le due si trovino insieme, come possano essere inseparabili e perché Tea, apparentemente così ferma e decisa, abbia sempre permesso a Zoe di accompagnarla. Sembrano quasi essere “le due anime della stessa persona“, ipotesi che, come ci dirà l’autrice dopo lo spettacolo, è stata effettivamente vagliata lasciando poi però la relazione fra le due alla libera interpretazione del pubblico. Come quasi tutto.
Il senso delle prove, l’identità del committente e il suo legame con Tea, il motivo per cui si trovano lì, il motivo per cui tutte le prove devono essere svolte entro l’alba: anche tutto questo è lasciato alla libera interpretazione del pubblico, non vi è alcuna spiegazione finale. E allora noi, da pubblico, sentendoci un po’ persi e incapaci di trovare la “gusta interpretazione”, abbiamo sentito l’esigenza di chiedere delucidazioni all’autrice, Annalisa Elba, che è stata ben felice di aiutarci.
Il nucleo fondamentale, come avevamo immaginato, è la dipendenza dal virtuale e l’influenza che questo ha nella vita reale. Partendo da questa base, il testo è stato sviluppato attraverso riflessioni condivise e con la collaborazione di tutti. Fonte di ispirazione sono stati  fenomeni  diffusi quali quello della “Blue Whale”, o degli “Hikikomori”. “Blue Whale”, nato come macabro gioco in Russia, è un percorso a tappe progressive, stabilite di volta in volta da un “curatore”, diretto verso l’ultima tappa, sempre uguale, ovvero gettarsi da un alto palazzo, suicidarsi.
Da qui l’idea del terrazzo in cima ad un palazzo e delle prove da superare, decise da una misteriosa presenza indefinita che le comunica tramite sms. Il fenomeno “Hikikimori”, invece, descrive la sindrome di un numero sempre più elevato di ragazzi che si ritira dalla vita sociale chiudendosi fra le mura domestiche. La causa è spesso ricondotta alla mancanza di identificazione nel mondo esterno, alla perenne sensazione di solitudine riscontrata in mezzo ai propri simili e alla dipendenza dalla rete. Il senso di inadeguatezza lo ritroviamo in entrambe le ragazze.
Zoe, con la sua totale mancanza di personalità, non sapendo costruire una propria identità si affianca costantemente a Tea, pur non condividendone le scelte. Quest’ultima, pur di trovare se stessa, è disposta a farsi guidare da uno sconosciuto in prove prive di senso e dalle conseguenze ignote, come l’ultima, premere il pulsante che controlla qualcosa di indefinito.
Farà scoppiare una bomba da qualche parte? Farà saltare in aria proprio il palazzo dove si trovano loro? Farà morire qualcuno? Mentre le due si interrogano sulle conseguenze, Zoe rinsavisce e con uno scatto di personalità, cerca di impedire che l’amica prema quel pulsante mentre quest’ultima, troppo debole per riflettere, è decisa ad andare fino in fondo.  La capacità di perdere, che Zoe dimostra di avere, non volendo superare quell’ultima prova, e richiamata più volte con la sua canzoncina, è un altro dei messaggi chiave dello spettacolo, ma questo ce lo spiegano alla fine, perché in realtà, non l’avevamo percepito.
Le spiegazioni esaustive di Annalisa hanno suscitato quelle riflessioni a cui era destinato lo spettacolo che, in conclusione, pur essendo stato indubbiamente molto piacevole data l’originalità della trama e l’eccelsa interpretazione delle attrici, avrebbe forse avuto bisogno di qualche punto fermo in più,  considerando i numerosi temi inseriti, per trasmettere meglio il messaggio desiderato.

Flaminia Grieco

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