Neri Marcorè, artista poliedrico, attore di cinema, teatro e televisione, ieri sera si è affiancato al quartetto Gnu Quartet, a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, per omaggiare Fabrizio De Andrè, grande cantautore scomparso quasi 20 anni fa, l’11 gennaio 1999.
Non è stato un semplice tributo, ma una passione che va avanti da anni, che Neri Marcorè ha trasformato in un vero e proprio progetto di diffusione di idee. “Mi piacciono le sue musiche e i suoi testi, che offrono un punto di vista molto particolare. Fabrizio era un uomo senza pregiudizi, sempre dalla parte dei più deboli, degli oppressi, delle minoranze e dei diversi, senza barriere mentali”, così l’artista ha cercato di spiegare lo stretto legame con il cantautore, il desiderio di condividerlo, di dimostrare che quei testi hanno ancora molto da dire ai giorni nostri.
Sono quattro anni che Marcorè gira l’Italia in questa nuova veste di cantante e chitarrista, proponendo il repertorio del grande Faber. Il progetto “è nato con un pizzico di ironia, senza prendermi troppo sul serio, senza pensare di fare lo chansonnier ma con la voglia di cantare insieme al pubblico i brani di De Andrè che ho scelto seguendo il mio gusto e quel frammento di testo”.
Il titolo “Come una specie di sorriso”, è ripreso dal testo di una delle canzoni più famose, “Il pescatore”, con il suo “solco lungo il viso” che assomiglia, appunto, ad una specie di sorriso. Lo Gnu Quartet, che ha accompagnato l’artista è composto da Stefano Cabrera (violoncello), Roberto Izzo (violino), Raffaele Rebaudengo (viola) e Francesca Repetti (flauto). Lo stesso Stefano Cabrera si è occupato di riarrangiare la musica enfatizzando gli spigoli generati dai testi. Oltre al quartetto, ci sono stati anche Simone Talone alle percussioni, alla chitarra Domenico Mariorenzi e ai cori Flavia Barbacetto e Angelica Dettori.
In questo viaggio musicale in cui è stato trascinato il pubblico, sono stati proposti pezzi celebri come “Fiume Sand Creek“, “Quello che non ho“, “Se ti tagliassero a pezzetti“, “Il Pescatore“, ma è stato lasciato spazio anche ad altri meno conosciuti, con messaggi altrettanto importanti, per suscitare nuove riflessioni, in un’atmosfera colma di umanità e dall’inconfondibile sapore un po’ anarchico che caratterizza il cantautore.

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