Abbiamo avuto il grande piacere di scambiare quattro chiacchiere con una delle attrici più apprezzate del momento, volto noto di numerose serie televisive, film cinematografici ed opere teatrali di successo, Michela Andreozzi. Michela Andreozzi è comicità, forte espressività, ma anche tanta intensità e profondità, è un’attrice di quelle che rimangono impresse perchè si percepisce subito essere innamorata del suo lavoro. Ma anche della vita.
In carriera ha preso parte a numerose pellicole note, fra cui ricordiamo “Basilicata coast to coast“, “Nessuno mi può giudicare“, “Fuga di cervelli“, “Tutta colpa di Freud“, “Torno indietro e cambio vita” e “Nove lune e mezza“, di cui è anche regista.
In TV, invece l’abbiamo vista in fiction come “Don Matteo“, “Un posto al sole“, “La squadra“, “Distretto di polizia” e “Il commissario Manara 2“. Sono molti poi gli spettacoli teatrali in cui la Andreozzi ha recitato e proprio in questi giorni è in scena al Teatro della Cometa di Roma con lo spettacolo “Maledetto Peter Pan“, ma affrettatevi ad acquistare i biglietti per non perdere l’occasione di farvi un po’ di pazze risate, perchè stanno andando davvero a ruba! Trovate maggiori informazioni QUI.

Sul web si legge che sei Dottoressa in Lettere e Filosofia: com’è stato il tuo percorso universitario e perché questa scelta?

Il mio percorso universario è stato bizzarro, ho fatto un anno di architettura perché dopo il liceo classico non sapevo cosa scegliere, dopo di che ho detto: “Va bene, mi iscrivo a legge come papà che fa l’avvocato” e lui mi ha detto: “Ma per carità di Dio, il foro romano è in piedi da secoli, lo fai crollare… Pensa a qualcosa che ti somigli!”. Mentre studiavo nelle scuole di teatro, all’Argentina e in tanti altri corsi mi sono iscritta alla Sapienza alla facoltà di Lettere con indirizzo Spettacolo. Ho fatto 3 anni di esami, al quarto mi sono fermata perché lavoravo come autore, avevo smesso di recitare. Ho ripreso a recitare dopo 13 anni dall’iscrizione all’università, lavoravo in radio ma un po’ meno rispetto a prima e così ho deciso di finire il percorso universitario. E’ stato divertente perché non l’ho comunicato ai miei genitori… Per loro questa storia della mancata laurea a 3-4 esami dalla fine era una spina nel fianco. Mi sono iscritta a Roma 3, ho parlato con il professore – tra l’altro un regista, Vito Zagarrio – e gli ho proposto una tesi. Ho fatto 7 esami di nascosto, alcuni integrativi, sono passata al corso di filmologia e mi sono laureata. Il giorno della discussione ho invitato i miei genitori all’università, non sapevano che mi stessi laureando, credevano fossi lì per una lettura, una conferenza, una cosa relativa allo spettacolo perché ufficialmente lavoravo come attrice. L’ho fatto per me, ma l’ho fatto anche per fare una sorpresa ai miei genitori. Ci ho preso così tanto gusto che ogni anno dico “Ora mi iscrivo a Storia per prendere un’altra laurea!”. Lo dico e poi non lo faccio… Ma comunque mai dire mai!

Hai studiato recitazione ed hai lavorato sia in teatro che in TV già dall’inizio della tua carriera. Cosa ti appassiona e ti entusiasma di più dell’essere attrice?

Non lo so… Mi appassiona ogni aspetto, ogni declinazione di questo lavoro ha un suo lato positivo. Il teatro ha il calore della gente, proprio in questo momento sono in scena con “Maledetto Peter Pan”, che ha riscosso un successo insperato su Roma. Tutte le date stanno andando sold out da due settimane e per me questa è un’emozione travolgente, che scalda molto. Al cinema ho preferito lavorare dalla sedia del regista che come attrice, perché dirigermi è stato complicato, ma anche la televisione ha il suo bello. Le serie televisive ti permettono di affezionarti ai personaggi sul lungo termine, i ritmi sono più tranquilli, c’è una continuità. Ad esempio ho fatto “La squadra” e “Distretto di polizia” e mi sono affezionata ai miei personaggi, diventano alter ego. Ogni aspetto quindi ha la sua bellezza, non saprei scegliere, perché sarebbe come dire “Vuoi più bene a mamma o a papà?”. Se dovessi proprio proprio proprio ti direi… Non te lo dico!

Hai lavorato con nomi importanti del panorama italiano, da Gigi Proietti ad Angelo Longoni, ma anche Massimiliano Bruno, Rocco Papaleo, Carlo Vanzina, Fausto Brizzi. Quali sono state le cose principali che ti hanno lasciato?

Con alcuni ci sono delle amicizie, posso dirti che Fausto Brizzi, Massimiliano Bruno e Rocco Papaleo sono dei miei amici fraterni, persone con cui ho lavorato in grande serenità, che hanno sostenuto e creduto tantissimo nel mio percorso attoriale e che hanno saputo anche a modo loro e con la loro visione valorizzare il mio mestiere. Alcuni ti lasciano più libera, altri come ad esempio Angelo Longoni – mio caro amico anche lui – mi hanno diretto con più precisione. Devo a lui molto del mio rigore teatrale, perché è uno che non vuole sbavature, la sua comicità è molto di testo e mai di interpretazione. Gli sono grata per questo. Ci sono poi aneddoti bellissimi, perché ho lavorato con Proietti tantissimi anni fa: è un uomo con cui vale la pena fare una tournée soltanto per cenare con lui dopo, perché il terzo tempo in cui ceni con Proietti è una scuola di teatro. Mi piacerebbe poi poter tornare a lavorare con Carlo Vanzina, perché è un grandissimo ed elegantissimo signore del cinema. Lavorare con Carlo significa stare su un set a 5 stelle!

Come accennavi sei in teatro con lo spettacolo “Maledetto Peter Pan“: come descriveresti quest’opera e cosa colpisce maggiormente il pubblico?

“Maledetto Peter Pan” è un bomba, nel senso che è un piccolo gioiello drammaturgico che stiamo lavorando da 4 anni portandolo in giro e torna proprio a Roma dopo 4 anni dal suo debutto. E’ diventato una macchina da guerra infallibile, una macchina da guerra delle risate. Quello che colpisce il pubblico è la verità, perché la donna che interpreto è una donna disperata che scopre di avere le corna e quindi c’è una grande identificazione. Credo che colpisca il pubblico anche il fatto che io interpreti tutti e 20 i personaggi facendo posture, voci, dialetti diversi, ritmi ecc.. E’ una comicità che non strizza l’occhio, perché lei è proprio disperata e non sto lì ad ammiccare, sono nuda attorialmente parlando e questo agli spettatori arriva molto. Credo tantissimo all’interattività dello spettacolo, perché ad un certo punto mi confesso con il pubblico dicendogli “parlate con me altrimenti mi ammazzo!” ed il pubblico mi fa compagnia come un amico dall’inizio alla fine. Lo spettatore a me non fa paura, sento che mi sostiene e questo scambio trovo che sia percepito molto anche dalle persone stesse in sala, in una bella fiducia reciproca.

Quali sono le 5 cose che ami maggiormente fare quando non lavori?

Stare a letto con mio marito, nel senso di stare a letto tutto il giorno con il pigiama, sia come marito e moglie che leggere, vedere serie su netflix, baciarsi e bere caffè. Mi piace camminare, quindi anche andare fuori nei weekend ogni volta che ne abbiamo occasione, sia vicino che con voli low cost per allontanarci un po, mi piace fare attività fisica – trascorriamo spesso mezze giornate in palestra, dove io non è che faccio chissà che, nuoto, sciolgo i muscoli, me ne sto un po’ nell’idromassaggio o in sauna… Sono tempi che mi prendo per me. Adoro andare al cinema o vedere serie su Netflix – che ormai è la stessa cosa – e amo leggere. Mi piace tantissimo lavorare e mi sembra di non lavorare! Sai quel detto che dice “Fai un lavoro che ti piace e ti sembrerà tutta la vita di non lavorare”? Ecco, quello.

Canzone preferita e film preferito e perché queste scelte?

La canzone che ci siamo dedicati io e mio marito è “Don’t give up” di Peter Gabriel, cantata insieme a Kate Bush: il video mi piace tantissimo, loro si abbracciano ed il tema è non mollare, perché noi ci siamo vicino a te e questo trovo sia il senso di una coppia, di un’amicizia. La solidarietà per me è fondamentale, io ho degli amici storici con cui vado avanti da sempre a scambiare umanità, ho un rapporto molto stretto, molto simbiotico con mio marito, ho un rapporto molto forte con la famiglia. Non riuscirei a vivere senza rapporti umani: non ne ho tantissimi, però quelli che ho li coltivo. Film preferito invece direi “C’eravamo tanto amati”, perché è un capolavoro assoluto, un manuale di cinema. C’è l’umanità, c’è l’Italia, c’è il genio di Ettore Scola – che ho avuto la miracolosa fortuna di incontrare, è venuto a vedermi a teatro con le figlie che sono mie care amiche. Per me è stata come una benedizione perché ricordo ancora le sue parole: “Questo spettacolo (“A letto dopo Carosello”) è scritto proprio bene, è fatto proprio bene e tu sei proprio brava! Ma dov’eri?” E questo “Dov’eri?” mi ha spinto anche tanto a portare gli spettacoli che faccio in giro per l’Italia!

Carlotta d’Agostino

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One thought on “Intervista a Michela Andreozzi: gli studi, le passioni e l’amore per il lavoro”

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