Dajana Roncione è la protagonista femminile dello spettacolo teatraleSei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello diretto e interpretato da Michele Placido. Lo spettacolo ha debuttato lo scorso 20 ottobre presso il Teatro Verga di Catania e proseguirà lungo tutta la penisola fino alla metà di dicembre. L’attrice, nata a Palermo nel 1984, ha debuttato al Teatro Stabile Biondo nella sua città a 18 anni. Dopo essersi diplomata all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” ha avuto l’occasione di recitare per registi teatrali del calibro di Luca Ronconi, Armando Pugliese, Giancarlo Sepe, Giorgio Arbettazzi e molti altri. Nel frattempo all’attività sul palcoscenico ha affiancato quella sul grande schermo comparendo, oltre che in pellicole indipendenti, ne “Il grande sogno” con Michele Placido. Diverse anche le sue apparizioni televisive, l’ultima delle quali avvenuta in “La mafia uccide solo d’estate 2” trasmessa lo scorso marzo. Vedremo comunque presto Dajana Roncione di nuovo sul piccolo schermo nei panni di Mia Martini nel film tv “Mia” in onda a febbraio 2019. Si è trasferita ad Oxford dove vive e lavora accanto al suo compagno, il frontman dei Radiohead, Thom Yorke.
Noi la abbiamo intervistata per voi.

Quando hai realizzato che recitare sarebbe diventato il tuo mestiere?
Ho iniziato a 16 anni con un corso di teatro al liceo classico che frequentavo, perché mi sono sempre sentita una persona empatica e sapevo che la recitazione mi avrebbe permesso di vivere quello che già vivevo ogni giorno: farmi delle domande sul comportamento umano. Sono sempre stata attratta dalle persone, dai fatti, dai personaggi. Poi ho fatto una scuola presso il Teatro Biondo di Palermo, successivamente ho deciso di frequentare la “Silvio D’Amico” a Roma e da lì ho cominciato la mia carriera.

Quale credi sia la funzione sociale del teatro al giorno d’oggi?
Penso che il teatro abbia avuto sempre delle funzioni importanti per una società, che non sono mai cambiate: psicologiche, culturali, esorcizzanti verso situazioni che ogni spettatore vive quotidianamente. Quello che però secondo me dovrebbe fare oggi è il dover rendere il pubblico sempre più interattivo, cercare di fare un po’ come anche Pirandello voleva, svegliarlo dalla poltrona, renderlo partecipe. Un’altra cosa necessaria è quella di evitare che il nostro importante passato entri in competizione con il presente, facendo sì che ogni tipo di sperimentazione venga sempre paragonata a quello che c’è stato prima. Insieme agli attori dovrebbero crescere anche le critiche, chiunque lavori in questo campo deve assumere che i tempi sono cambiati. Le nuove generazioni di artisti faticano molto, dal momento che si crede che i giovani non abbiano coscienza del passato e ovviamente non è così, perchè sanno che partendo dal passato bisogna guardare al futuro.

Vieni da una formazione teatrale, ma hai recitato anche dietro ad una macchina da presa. Dajana Roncione si sente più a casa su un set o sul palcoscenico?
Io nasco come un’attrice teatrale e inizialmente ero interessata solo a quello, poi venne Michele Placido in accademia, ci fece fare uno spettacolo e alla fine decise di provinarmi per il suo film “Il grande sogno”, per il quale poi mi prese. Devo dire che fare entrambe le cose mi ha fatto crescere moltissimo, mi ha completato come attrice. Sono contenta di avere fatto il mio percorso partendo dal teatro, mi piace molto anche il cinema, invece la televisione è per me più faticosa, perché ha dei tempi molto veloci.

Dajana Roncione e Thom Yorke dei Radiohead

Al momento sei in tournée con “Sei personaggi in cerca d’autore”, per la regia proprio di Michele Placido. Molti sono i temi toccati dal dramma pirandelliano… Quali credi siano quelli più significativi?
Sì, sono veramente tantissimi. Per me sono tutti importanti, però la cosa che mi colpisce di più è il fatto che questi personaggi si presentino dal regista per raccontare la loro storia; ognuno di loro ha un punto di vista che man mano verrà analizzato, ma nessuno di loro va lì con l’intento di dire “io ho ragione e lui ha torto“, semplicemente si crea un’apertura che permette di ascoltare tutti e sei i punti di vista. Questa è una cosa che mi tocca molto perché, come aveva detto tempo fa Elio Germano citando un famoso anarchico, “se noi ci riuscissimo a mettere nei panni degli altri tanto da sentire gli altri come se fossimo noi non avremmo più bisogno di regole e di leggi, perché agiremmo per il sentire comune“. Questo spettacolo vuole far capire allo spettatore che non dobbiamo essere attaccati alla voglia di voler classificare tutto come bianco o nero, bisognerebbe invece accettare che esistono infiniti punti di vista e che una società ha più colori.

Nello spettacolo impersoni la figliastra, un ruolo fondamentale. Come ti sei preparata alla parte?
In generale mi preparo per tutti i personaggi alla stessa maniera da punto di vista tecnico. Sicuramente mi sono informata raccogliendo più materiale possibile sui vari fatti che hanno riguardato questo testo, vedendo varie rappresentazioni precedenti, leggendo tanti testi di Pirandello, vedendo il film di De Lullo e dopodiché ho iniziato a concentrarmi su quello che volevo raccontare io. Poi ovviamente c’è stata anche la regia di Michele Placido che, mettendoci a tavolino, ci ha fatto veramente entrare nel testo prima della messa in scena.

Cosa ti ha colpito di più del personaggio?
Il suo bisogno disperato di essere ascoltata e di essere rappresentata. Nello spettacolo più volte il regista la rimprovera di mettersi troppo davanti agli altri. Il ruolo rappresenta un po’ tutto quello che non andrebbe fatto in teatro, per me è un po’ una rivoluzione mettere in scena l’emozione istintiva, priva di intellettualismi di questo personaggio.

Quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?
Ho da poco finito di scrivere un soggetto cinematografico che proporrò come progetto internazionale. Per me è stato difficile, perché è stata la prima volta che mi sono cimentata in una cosa del genere.

Ti sei trasferita da qualche tempo a Oxford. Cosa porti dentro ogni giorno della tua terra d’origine, la Sicilia?
Sicuramente l’arte del sapersi arrangiare. Siamo abituati ad avere cose che non funzionano e quindi anche a non arrabbiarci e a trovare soluzioni. Questa non la vedo come una cosa negativa, anzi, come una vera e propria arte. In un paese come l’Inghilterra dove tutto funziona, spesso la gente non è preparata a trovare una soluzione.

Cosa fa Dajana Roncione quando non recita? Hai qualche altra passione?
Beh sono affascinata dall’arte in generale: vado a vedere delle mostre, soprattutto di arte contemporanea, mi reco spesso a teatro…le mie passioni sono sempre legate al mondo artistico. Non smetto mai di pensare, di ragionare, di farmi delle domande e questo motiva le mie giornate.

Floriana Durante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.