Oggi vi proponiamo un’intervista all’attrice Barbara De Rossi, attualmente in tournèe con lo spettacolo teatrale “Il Bacio”, un testo dell’autore olandese contemporaneo Ger Thijs, nella traduzione di Enrico Luttmann. Lo spettacolo che si avvale delle musiche di Pino Cangialosi e delle scene di Alessandra Ricci, è stato proposto al pubblico romano al Teatro Tor Bella Monaca ieri, martedì 27 febbraio alle ore 21.00 e girerà l’Italia in lungo e in largo fino al prossimo 28 aprile.
L’attrice, affiancata in scena da Francesco Branchetti, che ha curato anche la regia e i costumi dello spettacolo, presentato dall’associazione culturale Foxtrot Golf, ha esordito come attrice nel 1978 al fianco di Marcello Mastroianni in “Così come sei” di Alberto Lattuada. Nella sua lunga carriera ha spaziato dai ruoli drammatici alla commedia e dal grande al piccolo schermo. Il pubblico ha potuto apprezzare il grande talento e la sensibilità di Barbara De Rossi non solo grazie al cinema e al teatro, ma anche attraverso la conduzione televisiva. A lei, infatti, è stata affidata recentemente la conduzione de “Il terzo indizio“, programma della testata Videonews in onda su Rete Quattro che ricostruisce, tramite il linguaggio delle docufiction ed interviste esclusive a parenti e amici dei protagonisti, casi di cronaca che hanno fortemente diviso l’opinione pubblica.

Insieme a Francesco Branchetti sei in tournèè con lo spettacolo “Il bacio”. Cosa racconta?
E’ la storia di un incontro tra due persone, profondamente infelici, che non si conoscono e che nel tempo trascorso insieme trovano il modo di raccontarsi la loro vera vita, per nulla soddisfacente. Attraverso l’attrazione e l’empatia riescono ad esternare le loro fragilità le loro paure e i loro sogni. Per i tanti argomenti affrontanti questo è uno spettacolo in cui tutti si possono riconoscere.

Nelle relazioni umane e soprattutto nei rapporti di coppia secondo te cosa non si dovrebbe mai perdere di vista?
In una vera relazione non si dovrebbe mai dare per scontato l’altro. Ovviamente l’amore ha le sue fasi e, proprio per questo, due persone dovrebbero rinnovarsi scoprendo cose e interessi da vivere insieme. Direi che bisognerebbe con il tempo metterci un po’ più di testa, oltre che di cuore.

Nel tuo percorso artistico hai interpretato ruoli cinematografici, televisivi e teatrali: tra questi in quale ti senti più a tuo agio?
Ogni ruolo per me è una scoperta. Amo molto il mio lavoro e non ci sono dei ruoli che mi fanno sentire particolarmente a mio agio. Per 30 anni ho affrontato quasi esclusivamente ruoli drammatici, poi improvvisamente una palestra di cinque anni con i comici. Questo mi ha permesso di imparare altre cose. Senza dubbio mi piace trasmettere delle emozioni e sono contenta quando qualcuno dopo aver visto un mio film o un mio spettacolo mi dice “Mi hai emozionato!”. L’essenza del nostro lavoro è proprio questa, riuscire a trasmettere emozioni.

Nella tua carriera hai avuto modo di interpretare, ma anche di incontrare molti personaggi: chi ricordi con maggiore affetto?
Io ho iniziato a fare cinema all’età di 16 anni. Con affetto, ricordo tutti quegli incontri e i diversi ruoli che hanno segnato la maturazione nella mia carriera. Tra gli incontri con i registi quello fortunato è stato con Alberto Lattuada, che ha individuato in me questo talento che non sapevo di avere e poi via via è stato un crescendo. Da Franco Rossi a Damiano Damiani, da Carlo Lizzani a Claude Chabrol. Nella carriera di ogni artista c’è un momento che viene segnato da un incontro o da un ruolo particolarmente intenso. Di ruoli ed incontri fortunati ne ho avuti tanti!

Cosa ti ha regalato e cosa ti ha tolto il mestiere dell’attrice?
Patrizia questa è una domanda davvero molto bella. Partiamo da quello che mi ha regalato! Per interpretare e vivere questo lavoro bisogna usare la testa. Non è solo una questione di talento che va comunque rinforzato. E’ l’incontro con la vita e con la maturazione di se stessi, anche attraverso il lavoro. L’arricchirsi continuamente di rapporti con le persone con le quali si lavora e con i personaggi che si affrontano permette di intraprendere dei viaggi interiori in altri mondi, altre personalità e storie che ti lasciano sempre qualcosa di interessante addosso. Questa è la magia di questo lavoro. Ciò che mi ha tolto, invece, sono diverse cose, tra queste il tempo. A volte ho avuto la sensazione che mi togliesse il tempo da dedicare a me stessa. Ho passato tutta la mia vita a lavorare e crescere mia figlia e non ho affinato altre cose, che mi sarebbe piaciuto fare, così come la possibilità più di tanto di non essere giudicata. Subire il giudizio, quando è gratuito e a volte anche cattivo, è qualcosa che ferisce. In questo mondo, che ha perso molto nei valori e nel rispetto dell’essere umano, i personaggi dello spettacolo più di chiunque altro sono alla mercè di una serie di cattiverie infinite e questa è un’altra cosa che questo mestiere toglie.

Progetti futuri?
Dopo la lunga tournèe teatrale riprenderò le nuove puntate de “Il Terzo indizio” e porterò sul piccolo schermo nuovi casi di donne vittime di violenza. In programma ci sarà anche una nuova fiction, in estate un recital e una nuova commedia per il prossimo anno!

Patrizia Faiello

Foto Marinetta Saglio
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