Spettacolo News vi propone oggi un’intervista esclusiva al Maestro Davide Cavuti, autore e compositore di cinema e di teatro per registi quali Michele Placido, Pasquale Squitieri, Ugo Pagliai e collaboratore del Maestro Giorgio Albertazzi per moltissimi anni.
Direttore del Centro Ricerche e Studi Nazionale Alessandro Cicognini (CRESNAC), istituzione che studia e divulga le opere del celebre compositore di musiche da film, oggi Davide Cavuti sarà protagonista nella Sala Trevi di Roma della cerimonia di consegna del Premio Internazionale Cicognini al Maestro Ennio Morricone.
Nell’arco della suddetta giornata sono stati proiettati alcuni film con le musiche di Cicognini e, a seguire, anche il docu-film “Un’avventura romantica” sulla vita e sulla carriera del compositore abruzzese, massimo esponente della musica del neorealismo e autore di opere sinfoniche e liriche, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2016 di cui Cavuti ne è regista.
Oltre al Premio Cicognini, il musicista ha diretto e firmato le musiche originali degli spettacoli “Forza il meglio è passato…” con Giorgio Pasotti  e “Itaca” con Lino Guanciale, che debutteranno il 23 e il 26 novembre prossimi a Parma e a Tivoli.

Compositore, musicista, regista, fisarmonicista e autore letterario in quale ruolo si rivede di più e perché?
Mi rivedo maggiormente nel ruolo di musicista e compositore, perché nasco proprio come musicista e poi come compositore.  E’ un mondo che mi affascina moltissimo e ho avuto modo di praticarlo sia al cinema che al teatro, collaborando con grandi artisti quali Ugo Pagliai, Michele Placido, Giorgio Albertazzi e tanti altri. In seguito ho trasferito queste mie attitudini anche alla regia realizzando delle opere mie che ho messo in scena con il mio gusto ed il mio ritmo, che ho legato ovviamente molto alla musica.

Quando si è reso conto del suo legame con il trinomio musica, cinema e letteratura?
Frequentare in teatro i personaggi che ho citato fa maturare molte cose. Certamente sin dal liceo io sono stato un grande appassionato di letteratura, per citare alcuni autori Pirandello, Verga, Ignazio Silone, Ennio Flaiano e Gabriele D’Annunzio, quindi il passaggio per me è stato molto naturale. Ho avuto la fortuna e la sensibilità di avvicinarmi poi con molta delicatezza a grandi attori quali Michele Placido stesso, Giorgio Pasotti e Lino Guanciale e di mettere in scena le mie prime prove.

Come lei stesso ha anticipato, ha collaborato con molti tra i più grandi artisti del cinema, del teatro e della musica. C’è stata una figura in particolare a cui si è ispirato dall’inizio del suo percorso artistico ad oggi?
Sarò sempre grato a Michele Placido, perché mi ha fatto debuttare nel mondo del cinema e per me è un punto di riferimento. Sono orgoglioso e onorato di aver lavorato sul palcoscenico, firmando le musiche originali e in alcuni spettacoli anche il testo e la regia, con due grandi maestri e icone del teatro e della cultura italiana come Giorgio Albertazzi e Arnoldo Foà, che mancano tantissimo alla nostra cultura.

Il 23 novembre debutterà  con lo spettacolo, di cui firma la regia e la sceneggiatura “Forza il meglio è passato” con Giorgio Pasotti al Nuovo Teatro Pezzani di Parma. Qual è il messaggio che vuole trasmettere al pubblico?
Lo spettacolo si ispira ad una frase di uno dei più grandi sceneggiatori e scrittori italiani Ennio Flaiano, a cui sono molto legato per la sua incredibile ironia. Tutto il testo attraversa  grandi personaggi del mondo del cinema e del teatro, che Giorgio Pasotti incarna in modo esemplare coinvolgendo in alcuni momenti anche il pubblico. Lo spettacolo vuole trasmettere cultura e un messaggio di speranza in modo leggero attraverso momenti di cinema, teatro e letteratura. Ringrazio il Teatro stabile d’Abruzzo e la Stefano Francioni Produzioni per avermi dato questa possibilità.

Il 26 novembre al Teatro Giuseppetti di Tivoli, invece, sarà in scena lo spettacolo “Itaca”, in cui ha firmato le musiche originali e la regia e che vede la partecipazione di Lino Guanciale. Come nasce la coppia artistica Guanciale-Cavuti?
Questa coppia nasce tanti anni fa grazie a Michele Placido e allo spettacolo che portò in scena dopo il drammatico terremoto dell’Aquila intitolato “I fatti di Fontamara”, ispirato all’omonimo romanzo di Ignazio Silone. Io e Lino non ci conoscevamo, lui era uno tra gli attori protagonisti insieme a tanti altri dei più bravi attori diplomati all’Accademia Silvio D’Amico tra i quali Francesco Montanari, che nella serie televisiva “Romanzo criminale” vestiva i panni del  libanese. Michele Placido mi chiamò per firmare le musiche di scena dello spettacolo e da quel primo incontro non ci siamo più persi ed è nata anche una bella amicizia. Abbiamo successivamente lavorato insieme nel film “Vallanzasca”, in cui ho composto alcune musiche e Lino era uno degli attori protagonisti.

Cosa hanno in comune Davide Cavuti e Lino Guanciale?
Innanzitutto siamo entrambi abruzzesi e poi siamo in sintonia su come fare cultura e come volerla trasmettere al pubblico. Sono onorato di continuare a lavorare con lui che ritengo essere uno dei più grandi attori della sua generazione. Recentemente l’ho coinvolto nel mio primo film-documentario sul personaggio di Alessandro Cicognini, intitolato “Un’avventura romantica”, con Michele Placido ed Edoardo Siravo. E’ un’opera che ho scritto e diretto e che è stata presentata allo “Spazio FEdS” del 73esimo Festival del Cinema di Venezia, al 38esimo Festival del Cinema di Cuba e per il quale ho ricevuto il “Premio Flaiano” per la regia.

 

Recentemente ha anche scritto e diretto il documentario “Preghiera”, dedicato al terremoto dell’Aquila nel 2009 e del Centro Italia nel 2016 con Paola Gassman, Ugo Pagliai, Lino Guanciale, Michele Placido e Edoardo Siravo. Come può secondo lei la musica e il cinema contribuire ad affrontare tematiche sociali e favorirne l’impegno pubblico?
Io penso che la musica, l’arte e la cultura in generale debbano stare vicino ai temi sociali. Quando si verificarono gli episodi del sisma ho avvertito il bisogno di fare un lavoro che rimanesse e per questo ho coinvolto moltissimi artisti nel lavoro discografico che ho realizzato lo scorso anno intitolato “Vitae”. Questo progetto nasce proprio con lo scopo di tenere accesa la luce su quei drammatici eventi, focalizzando l’attenzione sul processo lungo e faticoso della ricostruzione di anime, luoghi, eccetera.

Quando riflette sul futuro cosa la fa sentire più a disagio e cosa invece le dà maggiori speranze?
Il disagio è nella netta differenza tra chi purtroppo sta male, perde il posto di lavoro e chi invece gode di tantissimi agi. Il nostro pensiero dovrebbe essere rivolto per esempio nei confronti di chi lavora in posti disastrati, in fabbrica, purtroppo la realtà è che molte di queste problematiche non vengono affrontate nel modo giusto e mi piacerebbe invece coinvolgere le persone che soffrono e che hanno meno possibilità di noi. Oltre ad essere un musicista e compositore io sono laureato in Ingegneria Elettrica e questo mi ha permesso di vivere da vicino i problemi che hanno le persone che lavorano in fabbrica per esempio, perciò queste esperienze mi aiutano ad affrontare l’arte con un occhio diverso. Altresì la speranza sta nel fatto che, con l’aiuto di tutti, si possa migliorare. Servirebbero sicuramente delle politiche sociali e culturali molto più forti, ma questo è un altro ambito che prescinde dalla mia attività culturale

Progetti futuri?
Spero di riuscire a portare alla luce nel 2018 un progetto nuovo, un mix di spettacoli visivi e musicali, legato al personaggio del poeta romano Ovidio in occasione della ricorrenza del bimillenario della sua morte.

Patrizia Faiello

 

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