Infinita. La prima serata del Festival di Sanremo 2024 è sembrata veramente la più lunga di sempre, senza guizzi particolari e senza una canzone che, in verità, sia riuscita a spiccare più di altre. Tutto molto lineare, fin troppo e tutto troppo uguale musicalmente parlando. Sapevamo ci sarebbero state tante canzoni a cassa dritta, ma il fatto che fossero quasi tutte su quest’impronta ha stuccato all’ascolto. Per non parlare del numero… 30 artisti – più le performance degli ospiti da Piazza Colombo e dalla nave Costa – sono sembrati un esercito, quasi arrivando a confondere l’ascoltatore che alla fine ha più caos in testa che altro.

Un emozionato Marco Mengoni ha aperto la 74esima edizione della Kermesse e, possiamo dirlo, è stato per certi aspetti l’imperatore della serata, riuscendo a catalizzare l’attenzione del pubblico in ogni momento, tra monologhi “divertenti” (ma a tratti quasi ridicoli) ed esibizioni da brividi. Nel complesso comunque ha saputo vestire bene i panni del co-conduttore.

L’entrata di Amadeus (con il consueto segno della croce e il bacio in platea a moglie e figlio) ha poi sancito, di fatto, il via alla manifestazione, dopo i saluti di rito a pubblico, coro ed orchestra.

Le pagelle:

Clara: la prima a rompere il ghiaccio e ad aprire la gara è la vincitrice di Sanremo Giovani. Abito lungo elegantissimo e trucco molto sobrio ma giusto. Il pezzo – con un testo fin troppo semplice – esplode nel ritornello. Probabilmente risulterà molto apprezzato (e passato) in radio.

Sangiovanni: torna a Sanremo con una canzoncina delle sue, per acchiapparsi la simpatia e i voti dei più giovani. Peccato non si capisca molto di quello che dica e ciò che arriva risulta estremamente banale.

Fiorella Mannoia: fa il suo ingresso scalza, con un vestito bianco lungo quasi a ricordare una sposa. La Mannoia sul palco dell’Ariston presenta la sua “Mariposa” e, dopo il successo e l’impatto emotivo sul pubblico ottenuto nel 2017 con il pezzo “Che sia benedetta” (con cui si piazzò al secondo posto, dietro Francesco Gabbani, ndr), quest’anno sorprende cambiando totalmente direzione. Il pezzo comunque è un mix perfetto tra le canzoni delle balere emiliane e quelle di Fabrizio De Andrè, con un testo molto forte dedicato alle donne.

La Sad: cosa aspettarsi dal trio più irriverente di questo Sanremo 2024? Il brano risulta vecchio all’ascolto, niente di nuovo musicalmente parlando e il testo banale. Voglia di trasgressione solo nel look perchè per il resto veramente tristi, come il loro nome.

Irama: “Tu no” si apre con uno stacco improvviso dell’orchestra, che fa sgranare gli occhi. Un pezzo intenso, emozionante, in cui traspare veridicità, in perfetta armonia con i più grandi successi dell’artista, che negli anni ci ha abituati a questo genere di musica.

Ghali: un novizio per la kermesse, nonostante anni di successi in ambito musicale. Ghali propone una canzone delle sue, con un buon ritmo ma fin troppe frasi preconfezionate nel testo per mantenersi attuale “Siamo tutti zombie col telefono in mano” – “Con linee immaginarie bombardate un ospedale Per un pezzo di terra o per un pezzo di pane Non c’è mai pace“.

Negramaro: e qui si parla di un grande ritorno. Con “Ricominciamo tutto” i Negramaro si ripresentano sul palco del Teatro Ariston dopo 19 anni con un brano in linea con il loro stile. Completo, ritmicamente forte e con un bel testo, anche se forse è mancato quel qualcosa in più per la svolta.

Annalisa: anche lei amante di Sanremo, non c’è che dire. Dopo le sue partecipazioni nel 2013, nel 2015, nel 2016, nel 2018 e nel 2021, l’artista torna in gara a Sanremo 2024 con “Sinceramente”, che sinceramente non è che sorprenda più di tanto. Orecchiabile, entra in testa e andrà forte come i veri tormentoni, ma niente a che vedere con i più recenti.

Mahmood: i “Brividi” cantati con Blanco 2 anni fa sono lontani: “Tuta gold” è una canzone totalmente diversa, molto più ritmica e con un testo che a tratti sembra scritta da un adolescente di oggi. Il marchio di fabbrica del battito di mani sembra ormai incollato al nome Mahmood, come se non ne potesse proprio fare a meno. Originale su “Soldi”, poi però stufa.

Diodato: la vittoria nel 2020 con “Fai Rumore” è stata una di quelle più condivise negli ultimi anni dal grande pubblico. In questa 74esima edizione del Festival di Sanremo, offre agli ascoltatori “Ti muovi”, un brano difficile e meno di impatto di quello di 4 anni fa. Nel complesso comunque piacevole all’ascolto.

Loredana Bertè: la sua ultima apparizione in gara alla kermesse risale al 2019 (quarto posto con “Cosa ti aspetti da me”, ndr), confermandosi la veterana del gruppo con ben 12 partecipazioni all’attivo. La “Pazza” di quest’anno è una signora della musica italiana che, a 73 anni, canta senza filtri, come se il tempo non fosse passato, ritrovando sonorità di una Bertè 25enne.

Geolier: debutto assoluto invece per l’artista napoletano, l’unico a portare all’Ariston un pezzo totalmente in dialetto. Ritmicamente ci sta, peccato non capire nulla del testo, il che fa perdere un po’ l’ascoltatore.

Alessandra Amoroso: anche per l’Amoroso si tratta della primissima volta in gara a Sanremo e, per l’occasione, ha scelto di proporre il brano “Fino a qui”: grande intensità nell’interpretazione, colpisce più questa che il pezzo nel complesso, ma comunque un esordio che convince.

The Kolors: si è molto parlato nelle scorse settimane di “Un ragazzo una ragazza”, quasi come fosse il seguito del tormentone “Italodisco”, che ci ha tenuto compagnia per tutto l’anno. Purtroppo però siamo decisamente molto lontani. La canzone camminerà con le sue gambe dopo il Festival, ma non è niente di sorprendente.

Angelina Mango: la giovanissima figlia d’arte ha ereditato dal papà Pino Mango l’amore per la musica e – dopo la partecipazione ad “Amici” ha optato per il grande salto per farsi conoscere dal pubblico mainstream. La canzone “La noia” è tutt’altro che noiosa, piacerà sicuramente, ma niente di particolarmente entusiasmante, nonostante i bookmakers la diano tra i favoriti per la vittoria finale insieme ad Annalisa.

Bellissimo poi il medley di Mengoni, vero padrone della scena, che propone i suoi maggiori successi, facendoci apprezzare la buona musica, immerso in ricche e coinvolgenti coreografie. Un’evoluzione notevole negli anni del cantante di Ronciglione che, da timido e impacciato quale era all’inizio della sua carriera, si è trasformato in un animale da palco. Un altro livello. Il momento più alto della serata, in assoluto.

Il Volo: Armonia classica, ma per fortuna si sente nettamente una melodia in un Sanremo 2024 fin troppo scarico da questo punto di vista. Il talento dei tre ragazzi è indiscusso, difficile dire se questa canzone possa considerarsi davvero un “Capolavoro”, ma è molto bella nel suo insieme e arriva al primo ascolto.

Big Mama: la città di Napoli rappresentata anche da Big Mama – all’anagrafe Marianna Mammone – porta il rap a Sanremo, con sonorità che ricordano un po’ “Cenere” di Lazza. Musicalmente non male, ma non entusiasmante, anche se in radio passerà.

Ricchi e Poveri: quest’anno la quota over è rappresentata anche da loro, che stravolgono e sorprendono. Tornano in gara al Festival dopo 32 anni “infiocchettati” con “Ma non tutta la vita” e vanno contro ogni aspettativa. Divertenti, ma nulla di più.

Emma: Dopo aver vinto e condotto Sanremo, si presenta all’Ariston con “Apnea” ed il pezzo funziona da subito. Le sonorità, anche in questo caso, sono principalmente elettropop, ma nel complesso rendono coinvolgente l’ascolto. Sicuramente si piazzerà abbastanza bene.

Nek e Renga: niente di nuovo sotto al sole. Una canzone che calza a pennello per le loro vocalità, costruita ad hoc, ma non entusiasma sotto nessun punto di vista. Peccato perchè ci si poteva aspettare qualcosa di più.

Mr Rain: si conferma uno degli artisti più completi degli ultimi anni, dolce, delicato ma con un sound moderno e al passo con i tempi, iniziando il pezzo al pianoforte e terminandolo con “Due altalene” sul palco. Piacevole.

Bnkr44: una sorta di boyband anni ’90, con un brano che non brilla, come se fosse già sentito e risentito. Non ci siamo proprio.

Gazzelle: scende le scale dell’Ariston con i suoi immancabili occhiali scuri e un felpone nero. “Tutto qui” è in perfetto stile Gazzelle, ma nell’insieme la canzone ci può stare, senza fronzoli, con un testo diretto nella sua estrema semplicità.

Dargen D’Amico: anche per lui occhiali da sole sempre presenti, con decine di orsetti di peluche cuciti sui vestiti, ai limiti del ridicolo. Il pezzo lontano anni luce dalla travolgente “Dove si balla”. Il buon Dargen si è fatto prendere un po’ troppo la mano nel cercare di colpire, quasi sminuendo, una canzone con un testo dedicato ai migranti. Ok parlare di temi forti e non banali, ma c’è modo e modo per farlo.

Rose Villain: Tra le strofe e il ritornello c’è un abisso, quasi come se si trattasse di due canzoni diverse, di due artiste diverse. L’ennesima canzone a cassa dritta di questa edizione, ma all’1 e 20 di notte e dopo 25 brani quasi tutti così non ce la si fa più. Buona comunque l’interpretazione, molto personale.

Santi Francesi: Il pezzo nella sua totalità non è male, è moderno ma non si distingue in una massa così ampia e variegata, anche se ben interpretato dal duo. Troppo poco per emergere.

Fred De Palma: un altro debutto al Festival di Sanremo è quello di Fred De Palma, ma il re dei tormentoni delude, proponendo una canzone che esplode nel ritornello, ma non enstusiasma ai livelli delle precedenti.

Maninni: direttamente da Sanremo Giovani, il pezzo non è niente di nuovo musicalmente parlando e con un testo semplice, ma non è male e si fa ascoltare. Classificabile come piacevole e tra le poche ballad presenti quest’anno.

Alfa: sul finale della prima puntata di questo Sanremo 2024 si riparte con un po’ di ritmo, con uno dei ragazzi più giovani in gara. “Vai” andrà forte in radio, con un ritornello coinvolgente che entra in testa e porterà all’artista belle soddisfazioni, ma di sicuro non una di quelle canzoni indimenticabili. Proprio no.

Il Tre: nella canzone spicca la sua bravura a rappare, ma nell’insieme non è nè carne nè pesce. Apprezzabile comunque il fatto che abbia diminuito l’uso dell’autotune, che in questo caso non disturba.

Carlotta d’Agostino

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