Che il Festival di Sanremo porti con sè una o più polemiche ogni anno è cosa ben nota e se nei giorni scorsi si è parlato tanto di trattori sì/trattori no sul palco dell’Ariston e del molto discusso balletto di John Travolta sulle note de “Il ballo del Qua Qua“, ieri sera la bomba è veramente esplosa. A vincere la serata delle cover/duetti, infatti, è stato il rapper napoletano Geolier, accompagnato sul palco da Guè, Luchè e Gigi D’Alessio.

Una vittoria contestata a suon di fischi sia dalla platea (con persone che hanno addirittura abbandonato la sala per protesta) che dalla sala stampa – molto pro Angelina Mango sin dall’inizio della kermesse – con polemiche e dibattiti che stanno riempiendo in queste ore le pagine social, i salotti TV e le conversazioni tra amici o addetti ai lavori.

Una performance discutibile quella di Geolier, che ha ricantato dopo l’annuncio della vittoria entrando sul palco a testa bassa, quasi come a voler chiedere scusa per essere stato votato.

Di seguito le pagelle di tutte le esibizioni di ieri sera al Festival di Sanremo 2024:

Sangiovanni con Aitana (Medley di “Farfalle” e “Mariposas”): loro due molto carini e dolci, ma niente di entusiasmante la performance. VOTO 5

Annalisa con La Rappresentante di Lista ed il Piccolo Coro Artemìa (“Sweet dreams“): duetto esplosivo, bello l’arrangiamento e armonicamente le voci si sono fuse alla perfezione. VOTO 8

Rose Villain con Gianna Nannini (Medley): una combinazione che non convince, nonostante la performance della Nannini sia sempre di alto livello come ha abituato il pubblico di intere generazioni. VOTO 6

Gazzelle con Fulminacci (“Notte prima degli esami”): interpretazione impeccabile, intensa e personale. Bravi. VOTO 8

The Kolors con Umberto Tozzi (Medley successi di Tozzi): tanta energia, sintonia e bello il coinvolgimento del pubblico del Teatro Ariston. Interpretazione lineare e più che piacevole. VOTO 8

Alfa con Roberto Vecchioni (“Sogna ragazzo sogna”): emozione allo stato puro. Grande intensità e intesa tra i due artisti. Bello l’incontro generazionale e anche il rap finale di Alfa è stato un valore aggiunto ad un’interpretazione già molto bella di suo. VOTO 10

Bnkr44 con Pino D’Angiò (“Ma quale idea”): performance piacevole, ma niente di particolare. VOTO 5

Irama con Riccardo Cocciante (“Quando finisce un amore”): bella la complicità tra i due artisti, bella l’interpretazione di una canzone già estremamente potente di suo. VOTO 8

Fiorella Mannoia con Francesco Gabbani (“Che sia benedetta” e “Occidentali’s Karma”): divertimento allo stato puro. La prima parte ha evidenziato per l’ennesima volta la bellezza del pezzo del 2017 di Fiorella, nella seconda è lei stessa a sciogliersi e a lasciarsi coinvolgere da Gabbani nella vincente “Occidentali’s Karma”. VOTO 7 

Santi Francesi con Skin (“Hallelujah”): interpretazione magistrale, con la voce di Skin che impreziosisce uno dei brani più amati al mondo. Chapeau. VOTO 9

Ricchi e Poveri con Paola e Chiara (“Sarà perché ti amo” e “Mamma Maria”): praticamente fuori gara: ironici, divertenti e divertiti. VOTO 7

Ghali con Rat Chopper (Medley “Italiano vero”): Nel complesso un bel medley, piacevole all’ascolto e lui se l’è cavata bene, con personalità, anche se nulla di particolarmente entusiasmante. VOTO 6

Clara con Ivana Spagna ed il coro delle voci bianche del Teatro Regio di Torino (“Il cerchio della vita”): una scelta azzardata ma riuscita nel suo insieme, per quel che ci si potesse aspettare. VOTO 6

Loredana Bertè con Venerus (“Ragazzo mio” di Luigi Tenco): la sufficienza solo perchè stiamo parlando della Bertè, che comunque ha cantato bene. Ma scelta del pezzo e di aver voluto condividere il palco con Venerus alquanto discutibile. VOTO 6

Geolier con Guè, Luchè e Gigi D’Alessio (Medley “Strade”): una delle cose più imbarazzanti viste fino ad ora a Sanremo 2024. Che i rapper vadano fortissimo tra i giovani è cosa ben nota, ma è sembrato si trattasse più del Festival di Fuorigrotta che quello di Sanremo. Sufficienza solo per la presenza di Gigi D’Alessio, anche se ha cantato si e no 10 secondi. VOTO 6

Angelina Mango con il quartetto d’archi dell’orchestra di Roma (“La Rondine” di Pino Mango): tutto come da programma, come ci si aspettava. Interpretazione struggente e toccante del più famoso pezzo del padre, emozionante e che ha esaltato nel complesso le doti canore della ragazza. VOTO 8

Alessandra Amoroso con i Boomdabash (Medley): hanno giocato facile, esibendosi con i loro successi: carino il momento ma non abbastanza per ambire ad un voto più alto. VOTO 7

Dargen D’Amico con la BabelNova orchestra (omaggio a Ennio Morricone): omaggio a Morricone?? Io ancora devo capirne il senso. Dargen quest’anno cerca per l’ennesima volta di rimanere impresso più per le frasi fatte a fine esibizione su questioni politiche che per la musica, questa sconosciuta. VOTO 4

Mahmood con  i Tenores di Bitti (“Come è profondo il mare” di Lucio Dalla): Mahmood è uno di quegli artisti che o si ama o si odia, difficile ci siano vie di mezzo. A mio avviso un’interpretazione piacevole e nelle sue corde, ma nulla di esaltante. VOTO 6

Mr. Rain con i Gemelli Diversi (“Mary”): ed è subito 2002. I nostalgici saranno stati contenti di risentire uno dei pezzi più noti di quegli anni. Bella l’interpretazione, il modo in cui gli artisti siano riusciti a coinvolgere gli spettatori e la loro nonchalance nel terminare l’esibizione nonostante l’interruzione di Amadeus prima del previsto. VOTO 8

Negramaro con Malika Ayane (“La canzone del sole”): cantare Battisti è sempre un azzardo, lo sappiamo, un po’ come cimentarsi con Mina. Nonostante questo, però, sia la band che Malika sono riusciti a rendere personale l’interpretazione di uno dei brani più amati di sempre, regalando un momento molto piacevole all’ascolto. VOTO 8 

Emma con Bresh (Medley di Tiziano Ferro): era partita benissimo. Nel complesso ha cantato bene stando nel suo, ma la scelta di duettare con Bresh (che sembrava essersi appena svegliato, come al solito), ancora non l’ho capita. VOTO 6

Il Volo con Stef Burns (“Who Wants to Live Forever” dei Queen): qui siamo proprio su un altro livello. Non c’è storia. Più che artisti in gara sono sembrati i super ospiti della puntata. Un’intensità incredibile, capacità vocali invidiabili e scelta di condividere il palco con uno dei chitarristi più forti del momento molto azzeccata. Chapeau. Peccato solo che l’ascoltatore medio italiano non sappia riconoscere il valore di questi artisti. VOTO 10

Diodato con Jack Savoretti (“Amore che vieni, amore che vai”): bravi, non c’è che dire. Interpretazione personale e gradevole. VOTO 8

La Sad con Donatella Rettore (“Lamette”): ma solo io li trovo totalmente fuori contesto? Va bene che si divertano (e magari facciano anche divertire qualcuno a casa), ma Sanremo non è una festa di Carnevale o la sagra di paese. Dai. VOTO 4

Il Tre con Fabrizio Moro (Medley successi di Moro): i due si esibiscono su alcuni dei pezzi più famosi di Moro, senza grossi guizzi o criticità. La performance nella sua totalità risulta giusta e piacevole. Bravi. VOTO 7

Big Mama con Gaia, Niña e Sissi (“Lady Marmalade”): belle le loro voci insieme, non c’è che dire. Hanno fatto show per tutta la durata della canzone. VOTO 7

Maninni con Ermal Meta (“Non mi avete fatto niente”): molto intensa l’esibizione del giovanissimo Maninni con Ermal Meta. La canzone di per sè è bella ed i due sono riusciti a valorizzarla ancora di più cantandola insieme. A tratti meglio che nella versione originale in cui Meta duettava con Moro. VOTO 8

Fred De Palma con Eiffel 65 (Medley Eiffel 65): mi aspettavo mooolto di più, invece performance sottotono. Arrivano alla sufficienza solo per il freestyle finale di De Palma che ha portato una ventata di novità. VOTO 6

Renga e Nek (Medley): tutto troppo semplice, scontato, banale. Dopo anni di tour insieme e decenni a cantare le stesse cose, che senso ha ri-proporre le proprie canzoni senza nessuna aggiunta o particolarità? Avrebbero potuto inventare qualsiasi cosa per arricchire l’esibizione ed invece hanno fatto un compitino da 6 politico. VOTO 6

Carlotta d’Agostino

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