Ischia, Festival del Cinema e della Musica, la vista mozzafiato dell’Hotel Miramare e Castello e noi due, io e Valentina Parisse. Sono le 5 del pomeriggio, il sole splende ancora, accarezzando con i suoi raggi il mare. Ed è in questa splendida cornice che avviene la nostra chiacchierata.

Un mese fa Valentina ha pubblicato il nuovo singolo “Estate killer”, attualmente alla 35esima posizione nella classifica Earone, con cui si è esibita sul palco dell’Ischia Global Fest, ricevendo il Premio Ischia Exploit Music Award.
Nella sua biografia di Instagram si legge “cantante, vagabonda”. “Vagabond” è il titolo del suo primo album, ma forse è anche il termine che meglio racchiude la sua indole. Da sempre, infatti, si divide tra l’Italia e l’estero per lavoro, prendendo e imparando da entrambe le realtà. Alla descrizione, però, ci permettiamo di aggiungere un’altra definizione, quella di autrice, avendo scritto anche canzoni per importanti artisti della scena italiana come Renato Zero e Michele Zarrillo. All’orizzonte un imminente ed entusiasmante progetto di cui non vi anticipiamo nulla…
Per scoprire di cosa si tratta leggete la nostra intervista a Valentina Parisse!

Quando e come è iniziata la tua passione per la musica?
Ho capito che avrei voluto fare la cantante molto presto. A casa è sempre circolata la musica. Mio papà era ferroviere, non è artista, però ha la passione per la musica. Quindi colleziona cassette, crea le sue compilation. Lo abbiamo anche preso molto in giro. Mi ricordo che gli dicevo “Papà ma sta canzone?”. Lui impazziva per Amii Stewart, Annie Lennox, le colonne sonore di Ennio Morricone, molto eterogeneo nei suoi gusti e me li ha trasferiti. Ho una formazione totalmente artigianale. Ho sempre lavorato. Ho iniziato a 14 anni in uno studio. Ho fatto un provino che mi ha procurato mio fratello, è andato bene e sono rimasta in questo studio per tutto il tempo del liceo. La mattina andavo a scuola, il pomeriggio studiavo e poi andavo in studio o a fare qualche live. Ho imparato facendo, ascoltando tanto le persone.

Hai avuto esperienze all’estero. Quali differenze hai riscontrato con la realtà musicale italiana?
Noi all’estero siamo molto più amati di quanto pensiamo. Prima della pandemia ho fatto delle session a Los Angeles con autori per un nuovo progetto, quando ho detto loro che fossi italiana sono brillati gli occhi a tutti. Siamo più noi che non crediamo in noi stessi che loro. Quindi la differenza è che forse loro ci credono un po’ di più. All’estero poi c’è meno improvvisazione. Qui sento che le produzioni a volte sono molto poco suonate, mentre all’estero si prendono proprio delle orchestre vere, si campionano, lavorano prima in organico e poi diventa analogico. Però tolto questo l’Italia a livello di sound non ha eguali.

Preferisci cantare in italiano o in inglese?
Dipende da quello che devo dire, dalla canzone, dalla musica. Per le composizioni, mi capita di andare in studio e di dire “Adesso scrivo qualcosa, poi quel qualcosa non arriva”. A volte sto mangiando una pizza con gli amici e mi parte l’ispirazione e menomale che ci sono le note vocali (ride ndr).

Chi sono i tuoi punti di riferimento a livello artistico?
Ne ho tanti. Mi piace molto Joni Mitchell, che non appartiene alle nostre generazioni, ma lei è un faro, lei e Diane Warren nella parte autoriale. Poi ascolto Lana Del Rey, Harry Styles, One Republic. Molti artisti stranieri perché in termini di sound riescono sempre a sorprendere, sono sempre più coraggiosi di noi. Non so se sia per un fatto di mercato. Io personalmente me ne sono sempre fregata, perché nel momento in cui segui il mercato sei finita. È ovvio che ci sono scorciatoie. Io non ho mai fatto un talent, sono giudice di un talent ma non ho mai partecipato come concorrente. È tutto molto forzato. Come artiste italiane apprezzo molto Carmen Consoli e Irene Grandi, anima più ribelle, la Michielin per la sua delicatezza. Ghali è straordinario a livello di come sta sul tempo e anche di tematiche.

Cosa significa per te stare qui dopo il difficile periodo covid e cosa rappresenta il premio che hai ricevuto?
È strano dopo il lockdown ritrovarsi in una situazione così. Mi viene da sorridere per niente, cammino e sorrido. Il contatto umano è un’altra cosa. Per quanto riguarda il premio, è sempre una grande emozione. Ho collaborato con tanti artisti e loro di solito mi dicevano, anche quando ero più piccola, “Guarda Vale è sempre come se fosse la prima volta”. Da piccola però li ascolti e fai fatica un po’ fatica a crederci. Invece è così, l’emozione è sempre la stessa. Credo che non riuscirò mai a smettere di vivere tutto questo con passione e semmai dovesse smettere è perché quello che faccio non mi dà più i brividi.

Quali progetti hai in ballo al momento?
Per quest’estate non ho programmato nulla, non fino a settembre almeno. Sto scrivendo uno spettacolo, riadattamento di un libro di un giornalista sulle donne, ancora tutto magmatico. È un libro che lui ha dedicato alle donne e da questo sto cercando di trovare una formula teatro/canzone, che porti anche delle donne giornaliste, attrici, avvocati. Credo, spero trovi luce in autunno o magari gennaio/febbraio. Ovviamente, nel frattempo, faccio i miei show e scrivo tante canzoni che usciranno presto.

Gerarda Servodidio

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