Non ho dubbi: Sanremo è diventata una tappa fissa, un evento da attendere con impazienza, da seguire con curiosità, da analizzare complessivamente e nel dettaglio, da comparare con le edizioni del passato remoto o prossimo.
Avendo assistito a (quasi) tutte le edizioni ho potuto scorrere col pensiero e rendermi conto dei cambiamenti storici che si sono susseguiti.
Da tanto tempo ormai Sanremo non costituisce più l’unica occasione, per gli operatori della musica leggera, di cercare di “sfondare”: nel corso dell’anno sono decine e decine i programmi televisivi che permettono di presentare il prodotto artistico-musicale.

Ma, in ogni caso, Sanremo, per ogni operatore in musica rappresenta la “tesi di laurea” del percorso fatto, che può concludersi con la lode, con un 110 semplice, con un bel voto, o con qualche “6 politico”.

Sanremo da tempo ormai è fondamentalmente uno spettacolo dove giovani operatori di musica cercano di trovare la spinta definitiva per il lancio nel mondo dell’arte.

E’ amaro, però, constatare che quasi tutti gli artisti affermati da anni evitino di partecipare alla kermesse: le ragioni sottostanti sono ben conosciute. E questo rappresenta una grande differenza con le edizioni “antiche” dove potevano gareggiare personaggi come Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Mina, Milva, Ornella Vanoni, Adriano Celentano, Little Tony, Bobby Solo

La musica a Sanremo.

Una canzone, un’armonia, un timbro di voce, un arrangiamento, un tipo di accompagnamento vocale o strumentale, una melodia, un testo è, per la gran parte, espressione di uno stato d’animo di chi la crea, di chi la suona, di chi la interpreta.
Se e nella misura in cui riesce ad emozionare, nel suo complesso, chi ascolta è racchiusa la sua forza, la sua validità, la sua efficacia, la sua vita nel tempo.

Un grande applauso ed un grande ringraziamento deve essere fatto a chi ha avuto il coraggio del Sanremo 2021: certamente la musica, l’arte, la poesia vincono sempre.

Dal punto di vista del mio sentire musicale, mi piace assistere al cambiamento dei generi musicali che si sono succeduti nei decenni e alla metamorfosi completa dei comportamenti/atteggiamenti dei cantanti.

Oggi una canzone è presentata con un videoclip che ne rappresenta il substrato fondamentale.
Oggi si può cantare un pezzo avvalendosi dell’autotune.
Oggi si possono sfruttare le incredibili soluzioni elettroniche collegate ai microfoni o a strumenti elettronici.
Oggi si cerca di “colpire” lo spettatore con il costume, il trucco, il vestito al punto da distogliere chi ascolta dal testo, dall’armonia, dalla melodia del pezzo.

Era un po’ diverso ascoltare la voce nuda e cruda del cantante un tempo, tutt’al più accompagnata da magnifici coristi.
Ricordo ancora lo stupore, lo sgomento, la diffidenza che ha accompagnato i vari Celentano, Morandi, Renato Zero (il Lauro di allora), la Sandy Show scalza, la Anna Oxa truccata punk etc…

Non è semplice, oggi, dare un giudizio su una canzone intesa come puro risultato delle capacità dell’operatore.

Ma non voglio minimamente esprimere nostalgiche preferenze: so benissimo che si tratta di mondi ben diversi, epoche storiche diverse. E mi piace ricordare d’aver vissuto quei Sanremo, come ugualmente mi piace vivere i Sanremo di oggi.

Musica è vita ed io amo la vita.

Ernani d’Agostino

Gli editoriali rappresentano il punto di vista della redazione del giornale e/o dei suoi redattori.”.
Per questo primo editoriale di Spettacolo News ho scelto di pubblicare una riflessione di una persona che stimo profondamente, la persona grazie alla quale mi sono avvicinata al mondo della musica e, soprattutto, da cui ho forse ereditato la passione e il dono della scrittura.
Mi emoziona molto leggere il suo nome sulla testata che 4 anni fa ho scelto di fondare, di cui sono estremamente orgogliosa e che spero, nel tempo, possa crescere sempre di più, nonostante tutte le difficoltà del caso.
Così come sono orgogliosa di lui, per tutto.

Carlotta d’Agostino

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