Si apre il sipario del Teatro Ariston per il Festival di Sanremo 2020, quest’anno giunto alla sua 70esima edizione. E’ subito Fiorello show che, con la sua ironia, riesce a rompere il ghiaccio nel miglior modo possibile. Entra in teatro vestito da prete, per l’esattezza con l’abito originale di “Don Matteo“, saluta il pubblico e tra una battuta e l’altra presenta il direttore artistico, conduttore, ma soprattutto amico Amadeus.

Inizia la musica, iniziano i giovani.
La sfida delle Nuove Proposte si apre con gli Eugenio in via di gioia contro la giovanissima Tecla ed è quest’ultima ad accedere alla finalissima con la sua “8 marzo“.
Tra Fadi e Leo Gassmann, invece, è Gassmann a passare il turno e lotterà per la vittoria finale.

Affidata ad una donna l’apertura della gara dei big: Irene Grandi porta sul palco eleganza e grinta, interpretando un pezzo dall’arrangiamento rock scritto da Vasco Rossi che le calza a pennello.
Diletta Leotta presenta il secondo artista, Marco Masini, che si siede al pianoforte e si esibisce con intensità e un pizzico di emozione. Il classico pezzo alla Masini che ci si poteva aspettare. Nel complesso una bella canzone, difficile da cantare.

Rita Pavone approda sul palco con un’ondata di energia pura, conquista il pubblico con un brano orecchiabile e dal tono rock, di difficile interpretazione. Commossa per l’entusiasmo con cui le persone hanno applaudito al termine della sua esibizione, ricca di adrenalina.
Achille Lauro sconvolge, non solo per il primo outfit. Il secondo look che rivela improvvisamente lascia a bocca aperta e rispecchia il titolo della canzone, “Me ne frego“. Lauro se ne frega completamente di tutto e di tutti, anche di essere sul palco del Festival di Sanremo. Verrà ricordato forse per qualche tempo più per questo pseudo-show che per la canzone, del tutto anonima. Niente a che vedere con “Rolls Royce” dello scorso anno.

Una bella canzone quella presentata a Sanremo 70 da Diodato, che interpreta intensamente un brano in perfetto stile sanremese. Piace, piace al pubblico, piace per semplicità e sincerità.

E’ il momento di Al Bano e Romina Power, anticipati sul palco dalla figlia Romina Jr.: il primo pezzo che cantano è “Nostalgia canaglia“, una ventata di vera nostalgia che prosegue con “Ci sarà“, che scalda il cuore e fa fare un tuffo nel lontano 1984, anche se ci si scatena sulle note di “Felicità“. Il duo presenta poi l’inedito scritto da Cristiano MalgioglioRaccogli l’attimo“.

Anastasio è “Rosso di rabbia“. Un brano dall’attacco esplosivo, il ritornello coinvolgente. Il tutto supportato da un arrangiamento rock che accompagna il rap deciso e preciso dell’artista vincitore di “X Factor”, tentando di spargere un po’ di “Panico, panico“. Mille parole alla Anastasio, per una canzone delle sue. Già un marchio di fabbrica, nonostante sia sulle scene da poco.

Un emozionatissimo Tiziano Ferro canta “Almeno tu nell’universo“, dell’indimenticabile Mia Martini. Sul finale non trattiene le lacrime e la standing ovation dell’Ariston arriva puntuale.

Il monologo di Diletta Leotta è forse ciò che ci si poteva risparmiare, senza aggiungere altro. Senz’altro sarebbe stato più interessante il video di Roger Waters, non mandato in onda dalla Rai per mancanza di tempo.

A salire sul palco dell’Ariston poi è il cast de “Gli anni più belli“, con i bei monologhi portati in scena da Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti, accompagnati dai ragazzi che nel film li interpretano da giovani. Non manca poi l’ingresso di Emma Marrone, al suo debutto cinematografico ed il commento del regista Gabriele Muccino.

Elodie scende le scale dell’Ariston con estrema disinvoltura ed eleganza: il brano tipicamente pop “Andromeda” ha un sound e un arrangiamento che spaziano dall’elettronica alla dance, l’interpretazione è impeccabile e si riconosce la penna di Mahmood, autore del testo, così come la produzione di Dardust.

A far riflettere con una sensazione di pugno nello stomaco ci ha pensato il monologo sulla violenza nei confronti delle donne portato in scena da una bravissima e raffinata Rula Jebreal. Toccante il ricordo dello stupro subito dalla madre, che ha scelto di suicidarsi dandosi fuoco quando Rula aveva solamente 5 anni. Sapevamo che il suo intervento avrebbe toccato un argomento forte e doloroso e così è stato. “Noi donne vogliamo essere libere nello spazio e nel tempo, essere silenzio e rumore, musica.“, queste le parole con cui ha chiuso il suo discorso, davanti all’Ariston completamente in piedi, commosso.

Riprende la gara e stavolta è il turno di un duo, l’unico duo presente in questa edizione del Festival della canzone italiana: Bugo e Morgan cantano “Sincero” e lo fanno davvero con sincerità e trasparenza. La canzone non è male, ma non entusiasma più di tanto.

Emma ospite in qualità di attrice e non in qualità di cantante? Impossibile… Eccola tornare per cantare il suo ultimo singolo “Stupida allegria” e un medley dei suoi successi “Non è l’inferno“, “Arriverà” e “Amami“.
Amadeus alla fine dell’esibizione la prende con sè ed esce dall’Ariston in direzione Piazza Colombo, dove è stato allestito per questa edizione un enorme palco che ospiterà diversi live in questi giorni, tra cui quelli di Mika, Ghali, Zucchero e Biagio Antonacci.

Alberto Urso, tenore di soli 22 anni, canta “Il sole ad est“: un intro maestoso, la tensione è palese ma non ha la meglio sull’interpretazione di Urso. Una bella voce, una bella canzone, che però non ha quel qualcosa in più per pensarla come vincitrice di Sanremo 2020.

Che Tiziano Ferro avrebbe cantato lo si sapeva e, dopo le belle interpretazioni di canzoni celebri come “Nel blu dipinto di blu” e “Almeno tu nell’universo”, eccolo performare sulle note di “Accetto Miracoli“, brano estratto dal suo ultimo disco.

Inizia ad essere tardi, ma la gara è ancora in corso: è il turno di Riki – scoperto dal talent show “Amici” – che presenta un pezzo ben fatto. Lui canta bene nonostante la giovane età, ma nulla che possa rimanere particolarmente impresso o essere canticchiato.

Una bella sorpresa è stato il momento dedicato ad Antonio Maggio e Gessica Notaro. L’insolito duo propone un brano intenso, forte, dal titolo “La faccia e il cuore“. Il testo arriva al primo ascolto e anche a livello musicale il pezzo funziona bene. Una canzone veramente bella, forse tra le migliori di tutta la serata. Se fosse stata in concorso certamente avrebbe lottato per il podio. Peccato.

Chiude la prima puntata di questo Sanremo 2020 Raphael Gualazzi. Dimenticate il Gualazzi visto fino ad ora. Quest’anno presenta il pezzo “Carioca“, che sorprende e diverte. La canzone parte subito con il pianoforte (che l’artista suona dall’inizio alla fine in modo ammirevole) ed è un crescendo di ritmo, colore e simpatia. Il brano funziona, sarà un tormentone vero e proprio.

La classifica della prima sera decretata dalla giuria demoscopica:

  1. Le Vibrazioni
  2. Elodie
  3. Diodato
  4. Irene Grandi
  5. Marco Masini
  6. Alberto Urso
  7. Raphael Gualazzi
  8. Anastasio
  9. Achille Lauro
  10. Rita Pavone
  11. Riki
  12. Bugo e Morgan

Carlotta d’Agostino

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