Correva l’anno 1995 e l’allora ventiseienne Marina Rei si accingeva a pubblicare il primo omonimo album in italiano “Marina Rei”, siglando l’inizio della sua carriera musicale. Sono passati ben 25 anni, nel corso dei quali si sono susseguiti successi e traguardi importanti.
25 anni dopo Marina Rei è al suo decimo lavoro in studio dal titolo “Per essere felici”, la cui uscita era stata programmata per il 17 aprile, ma è slittata a causa dell’emergenza Coronavirus. A gennaio è stato rilasciato il primo singolo estratto dal nuovo disco, che porta il nome dello stesso e a svelarlo è stata proprio l’artista con un post sulla sua pagina Facebook, accompagnato dalla didascalia “Per voi, con tutto il mio cuore.”. Questa canzone è stata poi seguita ad aprile dal brano “Comunque tu”, secondo estratto dal nuovo album di prossima uscita.

Il brano “Per essere felici” è molto personale e introspettivo e cela un significato profondo: affrontare le sfide e le scelte cui la vita ci pone di fronte, per conquistare la consapevolezza di sé. “A volte servono anni per buttarsi indietro tutto e dirsi io sono ancora qui”, racconta la canzone. Lei, Marina Rei, c’è, come prima e più di prima.
Eccola a voi, nell’intervista rilasciata a noi di Spettacolo News.

Nel 2020 celebri i 25 anni dall’uscita del primo album in italiano, un traguardo importante coronato dal nuovo lavoro discografico intitolato “Per essere felici”. In esso è contenuto anche l’omonimo brano. Ci spieghi il suo significato? Tu hai trovato la tua felicità?
Il significato del brano è molto semplice. “Per essere felici” parla sostanzialmente delle scelte che prendiamo nella vita personale o, come in questo caso, nella vita artistica, che ti portano a lasciare un percorso sicuro per uno incerto. Non è mai facile abbandonare qualcosa che ti dà sicurezza, ma alla fine ripaga facendoti scoprire te stesso, la persona e l’artista che sei. L’obiettivo è quello di riconoscersi in quello che si fa e diciamo che questo potrebbe essere una chiave per essere felici. Per quanto riguarda la domanda se io ho trovato la mia felicità, beh, la strada è sempre molto tortuosa. Non è facile raggiungere la felicità. La frase “Basta poco per essere felici” non è vera. Ci vuole tanto lavoro, tanto coraggio e tanta sofferenza. La felicità non è scontata.

L’album “Per essere felici” sarebbe dovuto uscire lo scorso 17 aprile e in seguito posticipato in data da destinarsi a causa dell’emergenza Coronavirus. Come descriveresti l’intero disco?
È un disco che non insegue le mode e secondo me è un disco che non invecchia, proprio perché ha una produzione e un suono che non seguono nessun tipo di stereotipo, ma semplicemente quello che è la scrittura. È un lavoro abbastanza scarno, grezzo.

Ci racconti come nascono le tue canzoni? Scrivi prima la melodia o prima il testo? Prendi spunto dalla vita quotidiana?
Sicuramente i miei brani attingono da esperienze personali e spesso e volentieri mi rendo conto che sono le esperienze di tutti. Sono canzoni che accompagnano la vita di tante altre persone. Possono nascere prima i testi, perché in quel momento sento la necessità di scrivere delle cose e poi cerco di inquadrarle musicalmente, ma non è una regola. È successo anche il contrario, ossia che componessi prima la musica. Anche se così facendo, faccio più fatica dopo. Però, ti ripeto, non c’è una regola!

Come pensi sia cambiata la musica nel corso di questi anni e, in generale, il mondo che ruota intorno ad essa?
La discografia è completamente cambiata rispetto a 20, 25 anni fa. L’attenzione verso la musica è cambiata. Questo perché sono cambiate le generazioni, sono nate nuove forme musicali che interessano maggiormente il mercato discografico. Non vuol dire che noi artisti, almeno per quanto mi riguarda, possiamo rincorrere le mode o le nuove influenze. Non posso rincorrere musiche che appartengono ad altre generazioni. Cerco sempre di continuare per la mia strada.

Dopo tutti questi anni di carriera, come vivi il rapporto con il pubblico?
Mah, allo stesso modo? (ride ndr). Ci sono persone che mi seguono da tanto tempo e che continuo a vedere nei miei concerti. Altre invece che ho conquistato negli ultimi anni, altre ancora che continuo a conquistare. Capita che alcuni non mi conoscano, nel senso che non conoscono molto la mia musica e che quando capitano ai miei concerti, poi si appassionano. È una conquista continua e questo forse è il bello di andare a suonare, di far sì che, attraverso la musica, si riesca ad arrivare a persone nuove.

Come stai affrontando questo difficile periodo? Cosa ti manca di più?
I primi due mesi li ho affrontati con rassegnazione. Ho cercato di aggrapparmi quotidianamente alle energie che avevo per organizzare le mie giornate, darmi delle regole, degli orari, continuare a studiare e a scrivere. Insomma, di tenere occupata la testa. Suonare in pubblico è sicuramente quello che mi manca di più. Abbiamo dovuto posticipare i concerti e l’uscita dell’album. Mi manca anche vedere i miei amici, che spero di incontrare presto.

Ci sono altri progetti in vista?
Per adesso no, nel senso che il progetto imminente è l’uscita del disco e non appena questo accadrà, lo porterò dal vivo. Ancora non sappiamo nulla. Spero che a breve ci faranno sapere se sarà possibile fare qualche concerto e solo allora potremo definire anche il progetto del disco.

Nell’attesa, godetevi il brano “Per essere felici” di Marina Rei.

Gerarda Servodidio

Foto di Simone Cecchetti

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