Di sogni, disegni e passioni, ecco la nostra intervista a Jacopo Ottonello, fra i più amati protagonisti di “Amici 19“, dopo il suo debutto sulle piattaforme  streaming e in digital download con il suo primo album “Colori“(Kazal/Sony). Ve ne avevamo già parlato QUI.
Jacopo Ottonello si è avvicinato alla musica da bambino e poi non l’ha più abbandonata. “Pubblicare “Colori” è un sogno diventato realtà, ma per me è soprattutto un punto di partenza” – racconta Jacopo – “Ho scelto di intitolare così il mio disco perché ho frequentato una scuola d’arte che mi ha insegnato come sia possibile associare ogni suono ad un colore diverso, proprio come tutte le sfumature differenti che trapelano dall’ascolto di ogni canzone.“.
L’album ci ha intrigato e la spiegazione del titolo ci ha ulteriormente incuriosito… Volevamo saperne di più….

Partiamo dal pensiero che hai espresso in base al quale ad ogni suono sarebbe possibile associare un colore. Come definiresti ognuno dei tuoi brani, utilizzando i colori?
“Cuore di mare”, lo dice il nome stesso, è un brano fresco e come la freschezza del mare. Lo definirei azzurro, come quella sensazione di quando entri in acqua ed è gelida, da togliere il respiro, da far quasi male quando entri. “Luce e cenere” è invece un blu più scuro, richiama l’emotività, il sentimento, l’emozione. Qualcosa di mio o degli ascoltatori, di interno, di profondo. “Blue Monday” è ovviamente un blu, ma un blu’ più acceso, perché ha un ritmo che ti rimane nella testa ma delle parole molto importanti. “Se parlo di te” è una canzone estiva che si può ascoltare ballando, che si può ascoltare in una discoteca che si può ascoltare durante una festa, una canzone calda, un rosso fuoco. Anche “E invece” mi suscita una sensazione di calore, di estate, ma è più un giallo tendente verso l’arancione, un po’ come “Di sabato sera”. L’ordine nella tracklist, “Di sabato sera”, “E invece” e”Se parlo di te” è un flusso, si parte dal giallo, si sfuma sull’arancione e si esplode nel rosso deciso. Infine, “Disinnescare” è più un colore nero o grigio scuro, perché sono colori che utilizzi per dare tono: il nero è forte anche da solo e il grigio, inteso come quello della grafite, è qualcosa di netto che contorna, una linea certa, nitida. E “Disinnescare” è così, con un ritmo lineare che capisci appena lo ascolti, talmente tanto semplice da non poterne più fare a meno.

Quindi questo è il disegno che ha guidato anche la tracklist?
Assolutamente sì. Quando dico che nella mia testa ogni melodia ha un colore, è proprio questo il significato. La mia tracklist l’ho immaginata come un qualcosa che se parti dall’alto o dal basso è lo stesso. Ci sono artisti che partono prima dal colore e poi delineano i contorni mentre ce ne sono altri che partono dai contorni e poi li riempiono. Se parti da “Cuore di Mare” parti dai colori e dai freddi passi ai caldi per poi delineare il contorno lineare a matita. Se parti invece da “Disinnescare” cominci dal contorno, dalla matita, grigia o nera che sia, e poi ci metti i colori, bombardando di rosso, arancione, giallo per poi passare ai torni freddi del blu. Alla fine il disegno che si crea è lo stesso, è solo inverso il percorso.

Questo parallelismo fra disegno e musica da dove viene?
Mi piace molto disegnare. Penso che il disegno, oltre alla musica, sia un’altra espressione artistica pazzesca. E amo la musica. All’esame di Stato, non ho portato il rapporto fra musica e disegno ma fra la musica e l’acqua, sugli studi di Emoto Masaru. In pratica, ad ogni vibrazione musicale, a seconda che sia più o meno dolce, più o meno forte, le molecole dell’acqua si spostano in maniera diversa. Se guardi le molecole d’acqua ascoltando la musica puoi accorgerti che se sono più raggruppate  la musica che stai ascoltando è una musica più bombardante, che ti martella il cervello, come una musica da discoteca ad esempio, o una musica rock, se invece sono più distanziate, in un movimento fluido, stai ascoltando una musica più dolce. Da lì parte anche questa idea. Mi sono detto, perché non farlo con il colore? Con la materia del disegno? Perché non unire quello che a me piace con quello che amo? A me piace disegnare e amo far musica quindi ho messo insieme le due cose e mi son detto “vediamo cosa esce fuori“. E così è uscito fuori “Colori”.

E allora continuiamo a parlare di disegno, se tu dovessi disegnare la tua esperienza ad “Amici 19” come la disegneresti e che colori useresti?
A primo impatto mi verrebbe da tatuarmi un sole. Quando tramonta il sole con i suoi bellissimi colori accesi e caldi. Colori che ti danno gioia. Ecco, mi tatuerei quello. Perché l’esperienza ad “Amici” mi ha insegnato moltissimo, non solo a livello artistico ma anche a livello umano. Io continuo a dire che “Amici” è un talent, ma è anche e innanzi tutto un’esperienza di vita. Ti rapporti con gente che non hai mai visto in vita tua, impari a conoscere le persone lì dentro e poi sei a contatto con professionisti veri e propri. Un’esperienza spettacolare! Fondamentalmente sei un privilegiato. Grazie alla tua bravura e al tuo impegno sei riuscito a far sì che piano piano il tuo sogno potesse diventare realtà. Ora devi fare altri passi affinché la tua passione possa trasformarsi in lavoro. “Amici”, anche se è stato un traguardo, per me è anche un punto di partenza, devo ancora lavorare affinché la mia passione diventi il mio lavoro. So di avere ancora tanto da imparare e da lavorare.

Intanto uno dei tuoi sogni nel cassetto lo hai raggiunto, con “Colori”…
Esatto. Colori è un EP. E’ comunque un sogno che si realizza, ma per 3/4 perché l’album vero e proprio deve ancora uscire. Passo dopo passo arriveremo non solo all’album, ma anche ad avere numeri elevati di ascolti. Ci vorrà tanto impegno e tanta costanza ma io sono un mulo, quando entro in studio non esco finché non ho finito tutto quello che dovevo fare. Credo fortemente che con determinazione e con lavoro, se tutto gira come deve girare, riusciremo ad arrivare dove mi piacerebbe arrivare.

E dove ti piacerebbe arrivare o, per utilizzare una materia a te cara, quale è il tuo disegno per il futuro?
Spero vivamente ci siano tante richieste di concerti e tante possibilità di stare a contatto con gente che ami quello che sono io e quella che comunque è la mia musica. Perché è quello che vorrei costruire, una sorta di ambiente familiare. Vorrei sentirmi a casa con i miei fan e vorrei loro si sentissero nello stesso modo. In tutte le occasioni di incontro, che si tratti di un concerto o un firmacopie, vorrei si creasse un clima familiare.

E prima di salutarci, Jacopo ci tiene a mandare un ultimo messaggio a tutti i lettori, visto il periodo di emergenza sanitaria che stiamo vivendo, e il conseguente isolamento a causa dell’emergenza Coronavirus.

Colgo l’occasione per ricordare a tutti i lettori che più stiamo a casa e prima ci vedremo. A me personalmente manca molto uscire, anche solo per fare una semplice chiacchierata, ma guardandosi in faccia e non stando dietro al telefono. Restiamo a casa perché più stiamo a casa e prima riusciremo ad uscire da questo momento.“.

Se vi è piaciuta la nostra intervista, continuate a seguirci per restare aggiornati sui progetti futuri di Jacopo Ottonello!

Flaminia Grieco

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