Dal buio di una quarantena mondiale il 24 aprile è apparsa una stella luminosa sopra lo stivale peninsulare, una luce che scalda e suggerisce una possibile via coraggiosa da seguire. La bellezza di questo sentiero sta nella spontaneità e nella ricchezza di un certo linguaggio, la via è visibile a tutti, il sentiero è “Scritto nelle stelle“. Il nuovo album di Ghemon ci insegna infatti ad alzare lo sguardo verso il cielo e “a riveder le stelle.“.

Abbiamo incontrato l’artista in una particolarissima round table in videochiamata, che ha messo al centro il lavoro di Giovanni Luca Picariello, in arte Ghemon. L’opera intorno alla quale abbiamo discusso è il suo nuovo album “Scritto nelle stelle”, uscito durante il lockdown precauzionale anti Covid-19.
Ghemon utilizzerà la tecnologia di chat online anche per l‘instore tour, che consisterà infatti in videochiamate di gruppo insieme ai propri fans.

Ma ecco che cosa ci siamo detti durante l’intervista gestita e condotta da Carosello Records:

Ed eccoci qui, nuovo album di Ghemon e quindi una bella matassa da studiare e godere appieno. Partiamo dalle basi. I beat nei tuoi dischi non sono mai banali, nei primi lavori si sente dentro molto jazz, blues, soul… Quali sono le tue maggiori influenze in questo ultimo lavoro?
Questa domanda è molto difficile perché parlare di influenze in questo periodo è molto pericoloso… (ride ndr). Comunque dentro il disco ci sono influenze provenienti da vari ascolti diversi. Per farti un esempio, “In un certo qual modo” ha dentro il funk, ma anche un po’ di house. Io ci vedo dentro tutti i miei ascolti estivi di uk garage, una variante inglese della house garage. Il brano è una formula per tradurre quell’influenza. Ogni brano ha i suoi riferimenti, ma è un miscuglio di tantissime cose, non c’è la volontà di “fare un pezzo così”. In questo disco, più che nei precedenti, si sentono le spezie da cui le cose derivano, ma la ricetta è mia. Sono contento perché riuscito a processarle bene.

Tu sei stato il mentore di Mecna, sei stato lungimirante su Venerus… Hai un po’ del talent scout insomma! Chi consigli di tenere d’occhio adesso tra gli emergenti?
Mi piace Fadi perché ha personalità. Mi piace un ragazzo che conoscono in pochi per ora, si chiama Ethan e quello che fa è eccezionale, gli auguro davvero il meglio.

Quanto è importante ricordare ai tuoi fans della prima ora, degli inizi, che non sei cambiato? Quanto è importante per te ogni tanto ritornare a casa musicalmente?
Moltissimo… Diciamo che rispetto a una volta mi viene tutto più naturale e spontaneo. Riesco a muovermi con leggerezza tra quei territori che fanno parte della mia tavolozza, del mio registro. Mi sento più libero di spaziare senza paura di rischiare… Mi sento più a mio agio con me stesso, perché sono diverso, sono cambiato, e mi piace attingere liberamente e mescolare i vari ingredienti.

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Ci spieghi bene in cosa consiste questo instore digitale?
Il bisogno che sentivo era quello di arrivare a chi mi sente tutti i giorni, più che al grande pubblico, arrivare a chi compra il disco in pre-ordine dandomi fiducia su qualcosa che può per il momento solo intuire. E’ un regalo che voglio fare a noi, a me e a loro, ci prenderemo del tempo insieme, in videochiamata, e sarà bello.

Ti saresti mai aspettato di fare uscire un disco durante una quarantena mondiale? Cosa provi?
Guarda nella mia vita, tra i tanti lavori che ho fatto, ho lavorato anche in un’agenzia di scommesse. Ecco, ti direi che era più quotato un asteroide rispetto a una cosa del genere (ride ndr).
Le sensazioni sono davvero stranissime. I miei amici mi dicono “Esce il tuo disco che è l’unico che può uscire”. Per fortuna la tecnologia ci aiuta molto, mi ha aiutato a stare in contatto con le persone che mi seguono.  Io sono sempre stato un tipo schivo, diciamo che mi espongo quando me la sento. Il disco l’ho voluto fare uscire perché mi è stato proprio chiesto, a gran voce, da molti fans. Ho capito che la musica è davvero una cosa importante, perciò sono fiero di aver dato alla luce in questo momento buio un lavoro che racchiude tanto di me. Cosa provo… E’ strano ma bello uguale.

Tra tutti i rinvii e le difficoltà di questo anno, quale è stata la tua “Buona stella”?
Ah, la mia buona stella è la mia testa dura (ride ndr). La mia tenacia, figlia anche dell’esperienza, mi ha fatto resistere fino a portare a casa il lavoro finito. Credo che per questa mia testa dura ci sarà una ricompensa.

Desiderare vuol dire andare oltre, allungarsi verso le stelle… Qual è il tuo desiderio adesso?
Poco prima del lockdown stavo preparando i concerti con la mia band e si stava creando un’atmosfera davvero magica. Il mio desiderio è tornare il prima possibile con queste persone, anche solo per stare insieme senza suonare. Questa è la prima cosa che desidero ora.

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Quali sono le tue “stelle polari”, le tue guide e cosa fai per uscire dai momenti difficili?
La mia stella polare è Beatrice Sinigaglia, la mia vocal coach e amica fidata. In questi anni mi ha aiutato tantissimo a migliorare dal punto di vista vocale, ma anche mentale, il voler andare incontro a quelle cose che io non vedevo ancora e che lei invece già intravedeva, cose rivelatesi poi importanti. Un’altra persona che devo menzionare è un amico più recente ed è Rocco Tanica, in quest’ultimo anno mi ha dato davvero dei preziosissimi consigli dall’alto della sua esperienza e dall’alto del fatto che è un genio, è stato di grande aiuto. Per uscire dai momenti difficili invece… Diciamo che ho scoperto una certa resistenza dentro di me. La resistenza è una delle cose che ho più marcate e a volte penso più al me del giorno dopo che al me nel momento in cui sta soffrendo. Penso che dovrò fare qualcosa per la persona che si sveglierà il giorno dopo e che probabilmente avrà superato il momento difficile.

Come vive Ghemon la routine della quarantena?
Nella maniera più semplice del mondo: cercando di organizzare la mia giornata il più possibile. Mi dedico anche ad attività superflue, come costruire un modello di Yoda di Guerre Stellari alto un metro con il Lego. Poi ho sempre degli impegni di lavoro, per il resto cerco di fare attività che tengano il cervello occupato. Ho iniziato nuovamente a studiare pianoforte, con un corso online perché non c’era altro modo. Cerco di darmi delle scadenze d’orario il più strette possibile e di rispettarle perché so che questo mi aiuta e mi serve a rimanere incasellato in quello che devo fare. La confusione e i ritmi alti non fanno bene al mio umore. Poi diciamo che sono allenato alla quarantena perché vengo da altri periodi in cui mi sono messo in auto-quarantena perché non stavo bene.
Mi alzo presto, mi riempio la giornata di cose da fare e mi tengo in moto dentro casa con la mente e con il corpo.

Per finire vorrei chiederti: non è facile rimanere sé stessi senza compromessi resistendo alle tentazioni meschine, tentazioni che crescono sempre di più quando si ha successo. Come lotti per salvaguardare i tuoi valori e non lasciarti affogare nella mediocrità?
Mi guardo allo specchio tutte le mattine. Se c’è una cosa che non ragiona con me non riesco a dormirci, mi sento poco leale nei confronti di me stesso e anche nei confronti di chi fino ad adesso mi ha dato fiducia. Questo non toglie che io sia ambizioso. Non pensare che se uno è coerente con sé stesso allora non è ambizioso, io sono molto ambizioso, io voglio il primo posto, non mi basta il quarto. Devo dire che mi trovo in una posizione bellissima perché sia chi mi conosce, chi mi segue, sia anche voi giornalisti… Insomma, si aspettano tutti sempre da me qualcosa di qualità ed è davvero una bellissima posizione in cui essere, che mi spinge ad impegnarmi per fare cose belle.

Federico Guarducci

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