Pomeriggio di metà ottobre, l’aria è rigida ma fuori c’è il sole.
Dalla mia mug fumante l’aroma di caffè si spande per tutta la stanza e alle 16.00 precise compongo il suo numero. Il telefono squilla, una voce simpatica e squillante mi risponde. E’ lui: Francesco Gabbani.
Tra risate e ricordi sanremesi iniziamo una bella chiacchierata, fatta di sguardi attenti al presente, al “qui e ora”, ma anche nostalgiche occhiate al passato, in cui il leitmotiv è stata, senza ombra di dubbio, la frase “tutto è relativo”.

Se dovessi spiegare in pochissime parole Francesco Gabbani, cosa diresti?
(Ride, ndr) In pochissime parole è difficilissimo… Ti direi Francesco Gabbani è l’equilibrio tra il tutto e il contrario di tutto. Ovviamente riuscire a spiegare in poche parole chi sono è difficile, perché credo di essere una somma, sono uno che tende a cercare il senso di sé non in un approccio estremo, in una direzione o nell’altra, ma nella mediazione tra gli alti e bassi, il destra e sinistra, l’avanti e indietro. Ricerco in questo l’accettazione di me stesso, non sono uno che si schiera per forza in una direzione, ma cerco di trovare una mediazione. Credo che ognuno di noi esista in questo modo, non c’è mai una presa di posizione definitiva e fra l’altro questo tipo di concetto forse calza a pennello con il significato dell’ultimo singolo che ho pubblicato, “Einstein”, in cui riprendo la verità definita dal grande Einstein, cioè che tutto è relativo, relativo dal punto di osservazione. Se tutto è in divenire e cambia l’angolazione, il punto di vista, tutto è discutibile e io credo di essere così, mi piace pensare di essere in continua evoluzione.

L’hai citato tu proprio poco fa… Dopo il secondo posto al Festival di Sanremo 2020 con “Viceversa” ed il successo dell’estate con “Il sudore ci appiccica”, ora hai lanciato il nuovo singolo “Einstein”, più intimo e molto intenso.
Cosa ti ha spinto a scegliere questo pezzo, ma soprattutto a volerlo pubblicare in versione acustica, piano e voce?
Sentivo l’esigenza di mostrare la canzone nella sua dimensione più “sostanziosa”, che fosse destrutturata da quello che è l’arrangiamento fatto con tutti gli altri strumenti, come in realtà è presente all’interno del disco. Non è che non mi piaccia in quella versione, ma spesso capita che gli arrangiamenti confondano, vadano ad offuscare quella che è la sostanza base di una canzone. Nel mio caso – dato che continuo a scrivere brani un po’ “alla vecchia maniera”, perché sono uno che scrive canzoni come si faceva una volta – inizio sempre pianoforte e voce o chitarra e voce, dove la parte armonica è un elemento minimale di supporto a quella che è la melodia, la cosa principale, accompagnata delle parole del testo. La canzone, per chiamarsi tale, deve avere due elementi imprescindibili che sono proprio la melodia e il testo: con questo pezzo ho voluto offrire questa visione sostanziale, in modo che chi la ascolta non venga distratto da componenti dell’arrangiamento, che possono essere anche belle, ma che portano fuori dal tracciato principale e dal senso della canzone. Credo che poi questa scelta renda anche più onore alla componente emotiva.

Senz’altro la canzone arriva in una maniera diversa…
Esattamente ed è stata una scelta slegata da quello che può essere un risultato numerico o anche se vogliamo dell’appeal prettamente radiofonico. Quando escono dei miei brani in un modo o nell’altro – anche se partono da una profondità, da un’analisi – si candidano spesso a diventare dei tormentoni, sono molto trasmessi e ne sono contento. Nel rifare questa canzone in versione acustica, invece, non ho pensato minimamente a dover andare a “spaccare in radio”, poi è ovvio… Se la dovessero passare mi farebbe piacere, però non era il presupposto principale, ecco.

Si parla di formule, di relatività e anche nel brano canti che “tutto è relativo“… Qual è la tua formula di vita perfetta, se esiste?
Non credo ad oggi di saperti dare una risposta, anche perché la verità – ammesso che esista una formula – è che ne sono continuamente alla ricerca. Forse il mio segreto, o se si può definire formula, è quello di cercarla nell’equilibrio delle parti, che però è un equilibrio cercato sull’onda del sentimento. Cerco sempre di provare un sentimento in quello che faccio, un sentimento puro che non sia di atteggiamento ma di sostanza, anche nelle piccole cose, nel vivere e gioire delle piccole cose, che spesso sembrano distanti da quello che faccio di lavoro. Stare su un palco, mettere in scena uno spettacolo, fare un qualcosa che è altisonante o comunque è artefatto da un certo punto di vista. Io la mia gioia le trovo veramente nelle piccole cose, nello svegliarmi la mattina presto, respirare l’aria buona o commuovermi a vedere un’alba. Forse è questa la mia formula!

In alcuni frame del video di “Einstein” le immagini rallentano, quasi come fosse un invito a guardare con attenzione, a rallentare. Durante il lockdown forse abbiamo imparato a dare più valore al tempo, a fermarci, a riflettere, mentre in altri casi è bene accelerare, non perdere nemmeno un secondo.
Quanto è importante per te il tempo?
E’ molto importante perché rappresenta l’avere consapevolezza di sé. Noi esistiamo nel momento in cui viviamo il presente. Io sono attratto dal mondo orientale, mentre noi occidentali abbiamo una tendenza a vedere troppo in avanti, a vivere il presente in un modo troppo frettoloso per arrivare ad un futuro prossimo, dove si deve realizzare qualcosa. Stiamo poco a goderci e ad osservare il momento. La rappresentazione del rallentamento in “Einstein”, che hai colto tu, non è sbagliata perché si offrono delle immagini rallentate per sottolineare come sia importante interpretare in modo più approfondito chi siamo e quello che ci sta intorno. Nel caso del video ci sono io con dei personaggi che ruotano attorno a me, ma con i quali non è detto ci sia un legame. A volte siamo vicini, ma siamo lontani e nel video io sono nella mia realtà con altre persone, anche se in verità all’inizio non abbiamo un’interconnessione. E’ come se fossi in una dimensione separata anche stando in mezzo a loro. Il rallentamento è proprio un suggerimento per avere il giusto tempo di notare queste differenze e di notare il fatto che una solita circostanza può essere osservata da più punti di vista e quindi che tutto è relativo!

Se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo, quale momento della tua vita ti piacerebbe rivivere?
Se devo dire la verità anche qui è difficile risponderti in modo secco, perché ci sono tanti momenti che vorrei rivivere perché sono stati tanti quelli fondamentali nella mia vita. Se devo citarne uno non ti direi quando ho vinto Sanremo con “Occidentali’s Karma” nel 2017, ma quando mi hanno riammesso in gara con “Amen” a Sanremo Giovani nel 2016, perché è stato un momento peculiare nel mio percorso: mi avevano dato per eliminato ed invece poi il destino mi ha riportato in scena, ho anche vinto, ma l’essere riammesso è stato un momento molto intenso che ha avuto un significato particolare… Forse rivivrei quello, sì!

E hai mai sentito, invece, il bisogno di andare fuori tempo per raggiungere qualcosa?
Direi praticamente sempre (ride, ndr)! Proprio perché credo moltissimo nel concetto della relatività, perché banalmente – prendendo in esempio i colori – se ti piace il bianco e scegli il bianco è perché in un modo o nell’altro sei passato dal nero. Ti metti dalla parte del nero per capire il valore del bianco e viceversa – non per autocitarmi eh! Per scegliere bisogna provare ed inevitabilmente ti metti fuori tempo, se così posso interpretare la tua domanda. Mi son sempre messo fuori tempo per poi trovare il mio, di tempo.

La musica sta vivendo una fase molto dura, i live sono stati posticipati e anche il tuo appuntamento all’Arena di Verona è stato spostato al 2021. Sarebbe stata un’emozione incredibile, ma oserei dire lo sarà ancora di più quando si tornerà a vivere un concerto come prima…
Ti sei già immaginato l’effetto che ti farà?
Un pochino sì… Sono d’accordo con quello che dici, porterà con sé una carica emotiva maggiore perché veniamo da un periodo di mancanza ed è ovvio che quando vivi un periodo di mancanza e dopo torna la presenza è sicuramente un’emozione rafforzata, più potente. Me lo sono immaginato perché credo sarà un’enfatizzazione di quello che ho già provato durante i concerti del tour in acustico di quest’estate, con presenza ridotta a 1000 persone. Ho dovuto accontentarmi per certi aspetti, ma l’ho fatto e sono contento perché ho vissuto già questo assaggio di emozione rinnovata, riscoperta. Sicuramente mi immagino che il concerto all’Arena di Verona sarà un’apoteosi esponenziale di questo tipo di emozione!

Il caffè è finito.

Carlotta d’Agostino

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