Nati nell’immediato dopoguerra, i dischi in vinile, conosciuti anche con il nome di 33 giri (dal numero di giri al minuto necessari per l’ascolto dell’incisione), stanno conoscendo in questo periodo una vera e propria seconda giovinezza. 

Storicamente parlando…

Fino all’avvento dei CD e poi della musica digitale (metà – fine anni ‘90) erano loro i veri e propri padroni della scena musicale. Sì, è vero, c’erano anche le musicassette, perfette per essere portate in giro, ma se queste ultime erano pensate per l’uso di tutti i giorni, i vinili erano considerati come qualcosa da preservare il più possibile. 

A partire dalla seconda metà degli anni ‘90, con lo sviluppo delle tecnologie digitali, i vinili hanno iniziato a diventare obsoleti: troppo grandi per poter essere ascoltati in qualsiasi momento (basti pensare alla maneggevolezza prima dei lettori CD portatili e poi dei supporti MP3); troppo delicati, visto che tanto la polvere quanto un uso eccessivo potevano rovinare irreparabilmente e con estrema facilità il disco; troppo piccoli quanto allo spazio di incisione (la tendenza, almeno fino a poco tempo fa, era quella di avere il mondo a portata di mano e il vinile poteva contenere solo un numero molto limitato di tracce audio). Ecco allora che questi dischi vennero spostati in cantina o in soffitta, per fare posto ai nuovi supporti sicuramente più maneggevoli e dalla capienza praticamente illimitata. 

Con il tempo ci si è accorti però di un fatto particolare: la qualità audio dei dischi in vinile rimaneva comunque molto più alta rispetto anche ai migliori supporti digitali. Ecco allora che piano piano si è tornati a guardare ai 33 giri con rinnovato rispetto, a tirarli fuori dalle vecchie scatole impolverate per provare ad ascoltarli nuovamente sui vecchi impianti di famiglia, in molti casi ancora funzionanti.

Il nuovo mercato discografico

Ecco allora che il vinile ha dismesso i suoi abiti da vecchio relitto di un’altra epoca e si sta posizionando sempre di più come un vero e proprio prodotto di nicchia. Ovviamente tutta l’industria musicale, discografica e tecnologica sta andando incontro a questa nuova tendenza del mercato: le nuove produzioni iniziano a proporre anche una versione in vinile (oltre che in formato digitale) e stanno tornando sul mercato impianti stereo che uniscono alla perfezione sia l’esperienza del 33 giri che le novità hi-fi degli ultimi vent’anni.

Finalmente quindi, chi vuole ascoltare le vecchie collezioni di vinili di famiglia (perché no, ingrandendole anche con nuovi acquisti) lo può fare senza problemi: negozi di musica sia fisici che online, mercatini delle pulci e negozi di elettronica si stanno attrezzando per il grande ritorno di questi giovanotti appena sessantenni (è del 1948 il primo disco in vinile della storia, che porta il marchio del colosso americano Columbia Records).

Quotare un vinile

Siete curiosi di sapere se tra i vostri pezzi ci sia qualcosa che abbia un valore non solo affettivo, ma anche monetario? Fortunatamente esistono dei cataloghi, anche gratuiti che vi possono aiutare, ma tendenzialmente valgono due regole:

  1. migliori sono le condizioni del disco, più alto sarà il valore: se è vero che esistono esemplari valutati anche centinaia di migliaia di dollari (come la copia numero 0000001 di The White Album dei Beatles, pubblicato nel 1968, battuto all’asta nel 2015 per 790 mila dollari), è pur vero che ogni minimo difetto nel disco o nella copertina può far crollare vertiginosamente la quotazione del vostro pezzo; 
  2. controllare l’edizione e il numero di stampe: quante copie sono state create in quella data regione, in quel determinato periodo storico, di quel dato disco? Ovviamente più il numero è piccolo, più l’oggetto tra le vostre mani avrà un valore.

Pronti allora a rituffarvi nelle romantiche atmosfere che solo un buon disco e un bicchiere di vino rosso possono ricreare? Avete un vostro vinile preferito?

La redazione

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