Mi è capitato di chiacchierare con la splendida Serena Brancale, fresca dell’uscita del suo album “Vita da artista”, riguardo i concerti del tour, alle vacanze estive e al blues!
Serena è una donna che trasmette subito carattere e una certa tenacia, oltre che l’amore e la serietà per quello che fa nella sua vita da artista…

Ciao, allora come ti senti ora che il disco “Vita da artista” è uscito da più di un mese?
Ho partorito!

Ah ecco, beh sì in un certo senso… pensi che il tuo lavoro sia stato ben metabolizzato dai tuoi ascoltatori? Che feedback hai avuto?
No, è ancora troppo presto. È come vedere per solo una volta un film, ascoltare una sola volta un album… Ci vuole tempo per metabolizzare, è ancora troppo presto.

Ho trovato il tuo disco davvero molto gradevole, rilassante e divertente allo stesso tempo, la tua musica richiama e crea un ambiente confortevole e positivo. Che cosa ascolti principalmente e verso cosa ti proietti quando crei musica o canti le tue canzoni?
Mi metto sempre dalla parte di chi sta ascoltando il brano. Cerco quindi di attirare l’attenzione, dalla musica al testo, alle dinamiche del brano. Anche durante uno show mi immedesimo nel pubblico e cerco di non soffermarmi troppo sui dettagli della canzone che sto cantando.

Raccontaci brevemente la tua vita da artista, una tua giornata tipo diciamo, quali momenti sono i tuoi preferiti?
Per me non esiste la giornata tipo, è impossibile.

Ogni giorno è diverso dall’altro.
Sì, esatto, ma perché io lo voglio diverso dall’altro. Certo ogni tanto cerco di trovare un ordine, ogni artista ce l’ha in testa il suo ordine che è il suo equilibrio, ma noi poi alla fine dobbiamo sempre scrivere brani e siamo quindi costantemente in lite con il tempo.

Esperienza più emozionante della tua carriera ad oggi?
Sono state tante. Da Sanremo, ai tour in Italia su palchi molto importanti, con Mario Biondi ti potrei dire… Però le esperienze più belle sono quelle nei piccoli locali, dove magari poche persone nel posto sbagliato riescono a creare un ambiente particolare e io percepisci che stai dando tutto. Quello che fa la differenza è che spesso in queste occasioni il pubblico ti ascolta, ti ascolta davvero, e questo fa la differenza.

Poi dal palco senti tutto, percepisci il tuo pubblico e capisci se risponde, anche emotivamente, oppure no.
Sì, sai mi è capitato di esibirmi in posti assurdi bellissimi, immensi, ma lì la gente è così lontana da te che tu inevitabilmente metti un muro e ti esibisci da sola, fai la tua parte, il tuo lavoro, e finisce lì. Anche se devo dire che a me non capita molto questa cosa perché sono una che si arrabbia se la gente non l’ascolta. Comincio a parlare direttamente al pubblico, il concerto diventa un vero e proprio show. Sono anche solita cambiare la scaletta dei brani da fare sul momento se non mi sembrano quelli giusti per quel pubblico lì in quel preciso momento del concerto.

Il brano a cui sei più legata e perché, prima uno di altri, poi uno tuo.
Mi piace moltissimo il brano di Laura Mvula che si chiama “Father, father”. Mentre mio, sempre blues, lento, “Adesso” contenuto in “Vita da artista”.

Visto il caldo che fa, mi viene da chiederti: Come la passerai quest’estate e qual è il viaggio dei tuoi sogni?
Brasile.

Ecco, ti ci vedo.
Sì, io adoro il mare, adoro le percussioni, il Brasile. Questa estate girerò per i concerti del tour e mi farò un bagno in ogni località dove andrò a suonare.

Bella idea! A proposito, ti piacerebbe esibirti in un luogo inusuale? Vicino o lontano che sia, se sì, quale? Magari in Brasile a questo punto…
Sì in Brasile! Sono stata in Giappone l’anno scorso, in America, il Brasile mi manca.

Federico Guarducci

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