Incontriamo nella loro stanza di hotel Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, conosciuti a livello mondiale come Il Volo. In questi giorni sono in gara alla 69esima edizione del Festival di Sanremo 2019 con il brano “Musica che resta”, per certi aspetti un inno celebrativo alla loro carriera, un titolo che vuole evidenziare l’importanza della buona musica, quella che non si dimentica.
I tre “tenorini” sono cresciuti, sono più maturi e consapevoli del loro percorso musicale: in questi 10 anni di carriera hanno calcato i palchi più importanti di tutto il mondo e collaborato con grandi stelle della musica internazionale, come Barbra Streisand, Placido Domingo, Eros Ramazzotti, Laura Pausini e Luis Bacalov. I ragazzi appaiono sicuri e determinati, pronti a mostrarsi senza filtri per arrivare al cuore degli ascoltatori attraverso la voce e la melodia, per far vibrare le corde dell’anima come riescono a fare ormai da tanti anni, conservando sempre quella genuinità e quella solarità tipiche dei giovani della loro età.
Quando si pronuncia la parola “Ariston”, però, l’emozione è sempre forte anche per loro e il motivo è semplice: perchè Sanremo è Sanremo! 

Guardando indietro nel tempo, come descrivereste il vostro viaggio musicale?
Piero: E’ stato un percorso particolare il nostro, perché all’inizio – soprattutto nei primi anni – siamo stati catapultati in un vortice, avendo a che fare con situazioni molto importanti e per certi aspetti più grandi di noi, che eravamo adolescenti. Subito dopo “Ti lascio una canzone”, il talent show attraverso il quale ci siamo fatti conoscere dal pubblico, ci siamo trovati in uno studio di registrazione. L’impatto emotivo è stato davvero forte, perchè venivamo tutti e tre da realtà molto semplici. Poi, improvvisamente, la nostra vita ha preso “il volo”…

Avete iniziato a farvi conoscere dal mondo intero sin da subito…
Piero: Eh  sì, durante questi anni abbiamo avuto la fortuna e l’occasione di collaborare con tantissimi artisti di un certo spessore, italiani ed internazionali, fino a quando non è arrivato il famoso 2015, l’anno della nostra prima partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “Grande amore”. Da quel momento infatti, grazie alla vittoria, è iniziato il nostro “successo in casa”… Paradossalmente eravamo più conosciuti all’estero che in Italia.

Come state vivendo questo ritorno sul palco del Teatro Ariston?
Ignazio: Quest’anno siamo tornati in gara a Sanremo senza il timore della competizione, perché siamo arrivati con lo spirito di festeggiare i nostri primi 10 anni di carriera. Vogliamo condividere con tutti la nostra soddisfazione e felicità. Credo che l’impatto mediatico che dà il Festival di Sanremo non lo dia nessun altro palco.

Questa sera sarete sarete accompagnanti da un grande violinista Alessandro Quarta: come è nata questa collaborazione?
Gianluca: Ci siamo conosciuti allo show di Roberto Bolle a Capodanno e, parlando, abbiamo capito di avere lo stesso obiettivo, quello cioè di far arrivare la musica in maniera diversa alla gente. Lui vuole far conoscere il violino in modo nuovo, noi cerchiamo di diffondere il bel canto in chiave attuale. Oltretutto sarebbe stato difficile inserire una quarta voce, quindi abbiamo preferito esibirci affiancati da un musicista, lui è fantastico, suona da paura!

Carlotta d’Agostino e Sara Brestolli

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