Irama è un ragazzo pieno di talento, un ragazzo che, nonostante il successo lo abbia travolto nell’ultimo anno, non ha mai smesso di starsene su questo pianeta con i piedi ben piantati a terra. Irama è musica e parole, un artista completo, semplice, vero, con una visione totalmente pura dell’arte. E così, tra una chiacchiera e l’altra, ci siamo fatti raccontare qualcosa da lui sul suo tour estivo, che lo porterà ad esibirsi in numerose città come Roma, Genova, Taormina, Pescara, Padova, ma anche tanto altro. Filippo, infatti, ci ha svelato qualcosa delle sue canzoni, della sua visione della musica, del suo percorso artistico, delle difficoltà che ha incontrato – e che incontra tutti i giorni – ma anche di come è davvero.

Hai recentemente presentato il tuo nuovo singolo, “Arrogante”, dalle sonorità latine ed un ritmo coinvolgente. Si avvicina di più a “Nera” come idea, è una canzone fresca ed estiva. Ti senti più vicino a questo stile musicale o a brani più intensi e profondi, come ad esempio “La ragazza con il cuore di latta”?
In verità ho sempre visto la musica un po’ come la vita. La vita ha tanti aspetti, tante sfumature… Ha momenti di profondità, momenti di leggerezza e penso che la musica debba andare un po’ “a braccetto” con la vita per essere reale. Amo anche variare, non mi fisso mai solo su un modo di raccontare le cose. Limitarsi penso sia la cosa più sbagliata che possa fare un artista, anche perché poi l’arte è talmente incontrollabile e illimitata che poi il bello quando cerchi di farla è scoprirne tutti gli aspetti e viverli a pieno tutti quanti, senza mai limitarsi. In quel momento, per “La ragazza con il cuore di latta” avevo bisogno di raccontare quella storia, in questo momento ho voluto raccontarne un’altra.

Stai lavorando quindi ad un nuovo album? Come lo immagini?
In realtà ancora non ho scritto un nuovo album completo, devo lavorarci. Per adesso ho lanciato il singolo “Arrogante” e sto scrivendo delle altre canzoni, quando mi fermerò dal tour e dai vari impegni mi prenderò un po’ di tempo, me ne andrò lontano, isolato da tutto e tutti e mi concentrerò nello scrivere musica.

Sei partito infatti con il tour nei giorni scorsi, ti esibirai in diverse città italiane: ci puoi svelare qualcosa dei tuoi concerti? Cosa si deve aspettare il pubblico da un tuo live?
I concerti saranno una prosecuzione del tour che ho iniziato quest’anno e che proseguirà nell’estate 2019. Ci sarà tanta musica dal vivo, non ci sarà nulla di artefatto. Ci sarà musica suonata e cantata, quindi sarà qualcosa di estremamente vero.

Cosa rappresenta per te la musica?
Beh, la musica è tante cose, però principalmente è la vita. Non è nient’altro. Non è un lavoro, non è una passione, è proprio la mia vita e come la mia vita continua a cambiare, continuo a crescere, così la mia musica continua a crescere con me. Non saprei neanche come raccontartelo, è come se ti chiedessi “come fai a respirare?”… Se ci pensi fai fatica a farlo, no? Alla fine è una cosa che ti viene da dentro, è un qualcosa che ti appartiene realmente. Ecco per me, la musica, è questo.

Hai vinto “Amici”, hai partecipato al Festival di Sanremo 2019 ma già prima di partecipare a questi importanti appuntamenti scrivevi e ti eri fatto conoscere dal pubblico attraverso la tua musica… Come racconteresti il tuo percorso artistico? E’ molto variegato…
Sì, assolutamente. E’ un percorso difficile, perché poi la cosa più complessa in realtà non è la purezza dell’arte, quanto le persone che ci vogliono guadagnare intorno. E questo fa schifo. Purtroppo c’è anche una forma di business dentro, che in alcuni casi ne va a mio vantaggio, per altri no. L’arte non è fine a stessa – purtroppo – e non è sempre in grado di migliorare le cose, perché appunto ci sono spesso delle persone intorno che pensano più all’economia dell’arte rispetto a quello che può regalare veramente. Il percorso è stato difficile, ma come tutti i percorsi di vita, per chiunque abbia intenzione di affermarsi. Io tutt’ora sto cercando di affermarmi, con i piedi a terra e lavorando tutti i giorni. Ci sono molte difficoltà, ma poi sta anche a te accettarle e superarle. A volte possano bloccare, non dipende solo da noi stessi: come ti dicevo prima se dietro c’è un’economia, dei soldi, dei permessi e tante altre cose che non fanno bene alle parole e non fanno bene alla cultura, ecco lì che si blocca tutto e questo non fa bene al progresso.

Se dovessi scegliere uno fra i tuoi brani, quello a cui sei più legato… Quale diresti e perché?
Non lo so, ognuno rappresenta una chiave diversa. Ti potrei dire cosa ho in testa in questo periodo… Sicuramente è da un po’ di tempo che in testa mi frulla sempre lo stesso discorso, che è “Poi, poi, poi”, un brano presente nel disco “Giovani”. In questo periodo penso molto a quello, ma in verità ogni canzone rappresenta e racchiude un momento, qualcosa che pensavo, qualcosa che penserò.

C’è un artista italiano o straniero con cui sogni di collaborare?
Ci sono tanti artisti che stimo tantissimo e che amo: in Italia mi piace molto Francesco Guccini e all’estero, invece, mi piace tanto Stromae.

Se ti dicessi di descriverti solo con 3 parole, diresti che Irama è…?
Un essere umano.

Carlotta d’Agostino

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