Venerdì intorno a mezzogiorno ho chiamato al telefono Cannella. Ci siamo conosciuti, confrontati e intrattenuti vicendevolmente per una ventina di minuti; un lasso di tempo che è bastato per far emergere tutto l’amore per la musa della musica nutrito dal giovane artista romano e la sua incrollabile fede nel progetto Cannella. Un piano di vita che si accinge a muovere i primi passi, assolutamente ben ponderati, sul terreno accidentato dell’arte.

Ma veniamo a noi, allora, ci siamo col primo disco. A una settimana esatta dall’uscita, raccontaci un po’ come ti senti a riguardo e parlaci della genesi di tutto il progetto.
Sì, guarda è un disco che racconta gli ultimi anni della mia vita, è un lavoro che percepisco molto mio, molto maturo, sia da un punto di vista di stile che contenutistico, inoltre ci sta dietro tutta una ricerca musicale a mio avviso non banale. A riguardo ti posso dire che mi sento bene, sono felice di aver fatto l’album che volevo. A prescindere dai risultati, dai numeri, da tutto quello che sarà; ho fatto un disco libero da fini commerciali, è il mio disco e mi piace.

Ti senti realizzato a pieno artisticamente nei panni di Cannella, oppure ti manca un po’ il rap di Eden (pseudonimo utilizzato per il suo precedente progetto rap/hip hop, ndr)?
Guarda se mi mancasse il rap lo farei senza problemi… A parte che non è una cosa che ho abbandonato al 100%, anche nel disco, non c’è più il rap di Eden sicuramente, però le influenze di quel mondo ci sono sempre nel mio modo di approcciarmi alla musica e alla scrittura soprattutto. Devo dire che questo progetto nuovo mi rispecchia molto di più sotto tutti i punti di vista, Eden mi rispecchiava di più qualche anno fa, è tutto qui.

Parlaci un po’ della tua esperienza a Sanremo Giovani: come è nata l’opportunità e come ti sei vissuto il momento?
È nato tutto in maniera abbastanza casuale devo dire… L’estate scorsa stavo lavorando ai brani del mio disco insieme alla mia etichetta e ci siamo trovati tra le mani un pezzo in particolare che poteva andare bene. Così, senza neanche pensarci troppo, abbiamo inviato il brano e poi da lì step dopo step abbiamo superato tutte le prove e alla fine sono andato a Sanremo Giovani. Devo dire che andare a Sanremo Giovani è stata un’esperienza molto edificante, ho avuto la possibilità di conoscere un sacco di colleghi, di persone, si respirava una bella aria positiva. A livello professionale poi si impara a gestire delle emozioni, delle ansie da live, è stata comunque la mia prima volta in tv, non è facile gestire tutte queste cose. Ovviamente sono andato là con delle ambizioni d’eccellenza e non aver vinto mi ha fatto molto dispiacere, ammetto che mi è servito un po’ di tempo poi per metabolizzare la cosa. Mi son messo a lavorare al disco e questo ha aiutato molto per riprendermi da un’esperienza importante, ma anche deludente, soggettivamente parlando.

Nel processo artistico musicale ti realizzi di più quando scrivi, quando registri o quando ti esibisci live?
Sono cose diverse, quando scrivo sto bene, c’è tutta la fase della creazione, sto bene con me stesso. Poi ci sono dei momenti in cui mi deprimo perché non mi esce la canzone giusta e me la vivo malissimo, quando poi finalmente esce la canzone che volevi, di cui sei soddisfatto, la sensazione è bellissima e soddisfacente. È bello fare musica in studio, scrivere, registrare, produrre e creare il proprio disco, il proprio mondo, però è anche bello proprio interfacciarsi con il pubblico, quella è una conferma necessaria, la dimensione dello show mi piace moltissimo. Dal vivo interagisci con le persone per davvero, non sei sul web.

Certo, poi immagino che vedere delle persone reali dal vivo che cantano le tue canzoni, persone che tu non conosci, che non hai mai visto… Deve essere molto emozionante.
Certo, ti carica moltissimo.

A proposito dei live… prossimi eventi già programmati per l’estate?
L’apripista sarà a Roma il 1 giugno, si farà una grande festa; poi Milano a fine giugno e poi annunceremo altre date in estate e anche in autunno per portare in giro il disco il più possibile.

Ti ho visto tra l’altro davvero molto molto molto bene nei video dei tuoi brani, sei proprio molto espressivo, hai mai pensato di fare l’attore, o hai per caso studiato recitazione in passato?
Questa è una domanda bizzarra bella strana (ride ndr). Fondamentalmente io vado matto per il cinema, quasi quanto per la musica, proprio qualche mese fa pensavo di provare a fare un’esperienza di recitazione, di attore. Però non ho mai studiato, questa è predisposizione, non sei il primo a dirmelo. Mi piace, mi piace improvvisare e anche in contesti quotidiani è successo di avere delle occasioni per fare delle scene recitate… Non l’ho mai studiato, però, a prescindere, mi piacerebbe fare delle esperienze in quel campo.

Ora vorrei che mi dicessi un artista di riferimento non italiano, uno italiano rap e uno italiano pop.
Allora… uno non italiano, attualmente… Post Malone dai, direi lui, che comunque va a prendere un po’ tutto, dalle cose un po’ più folk al rap, lo vedo molto completo e mi piace un sacco. La mia musica può sembrare distante dalla sua, ma neanche troppo, un pezzo come “Campo Felice” è stato scritto in ispirazione a “Feeling Whitney” di Post Malone, quindi diciamo in parte lontano dal mio mondo, in parte non così tanto. Italiano pop sicuramente Cesare Cremonini, in assoluto proprio. Italiano rap… Beh rap a me piace davvero tanto Marracash. La sua scrittura è incredibile, ovviamente non c’entra molto con quello che faccio io, però ha davvero una gran penna Marra.


Tra l’altro su Cremonini ti dico un mio parere, non so se sarai d’accordo, ma io credo che i brani di Cesare di 10/15 anni fa siano davvero attualissimi, sia musicalmente che come scrittura. Quei brani erano molto vicini al nuovo indie-pop, alla nuova musica italiana di ora, che si sente rivoluzionaria, ma che lui già faceva a quei tempi. Di tutto questo filone musicale, se ci pensiamo bene, è un po’ il precursore involontario, il padre nobile dai.
Sì è vero, è vero, alcune cose di Cremonini di inizio 2000, o tipo “Marmellata #25” sono molto vicine a questo nuovo pop che va adesso, senz’altro. Lui non è mai stato nè troppo vecchio nè troppo giovane, anche se si trova a cavallo tra ’90 e ’00, davvero sempre sul pezzo, Cesare è proprio forte!

Cosa vorresti fare nella tua vita tra 5 anni?
La musica. Prima ti dicevo che mi piacerebbe fare l’attore, ma conta l’esperienza. Non ho mai avuto un piano B, ho sempre pensato alla musica, ho sempre fatto tutto in prospettiva di questo. Crescendo certamente diventa più difficile rimanere spensierato, con la testa fra le nuvole…

Beh ovviamente crescendo entrano in gioco anche le responsabilità della vita…
Esatto, io comunque tra 5 anni mi auguro di avere fatto tanti passi avanti rispetto ad ora, di essere sempre a fare musica, di non perdere mai la passione. Nella vita non sono una persona costante, però non ho mai perso la passione per la musica e di fare musica, è l’unica cosa che non ho lasciato a metà.

Federico Guarducci

La cover di “Siamo stati l’America”, il disco di Cannella
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