Si può dire che la passione per la musica sia nata e cresciuta con lei, con Ylenia Lucisano. Giovanissima, infatti, inizia a cantare nei pianobar di provincia insieme al padre, ottenendo da subito ottimi riscontri di pubblico e di critica. Stiamo parlando di Ylenia Lucisano appunto, cantautrice calabrese, classe 1989, che ha realizzato il suo sogno dopo tanta gavetta ed ora i suoi sogni diventano fonte di ispirazione per i suoi brani. Appena diciannovenne si trasferisce dapprima a Roma e poi a Milano per intraprendere gli studi musicali. Ad oggi ha all’attivo diversi riconoscimenti come il “Capri Exploit Award” e molte esibizioni sui palchi più importanti d’Italia.

Attraverso la sua scrittura, Ylenia trasmette autenticità, senza omologarsi o seguire le mode. Essere se stessa è anche il consiglio che le ha dato il suo mentore, Francesco De Gregori, con cui si è stabilito un rapporto di stima reciproca. Lei però non si definirebbe controcorrente, piuttosto afferma di non lottare inutilmente contro la marea né di lasciarsi trascinare e che il segreto è non annegare. Non soccombe neanche davanti agli imprevisti, agli errori, ma li analizza e li supera in modo costruttivo. È un po’ la filosofia che abbraccia il suo ultimo album “Punta da un chiodo in un campo di papaveri”, con cui girerà le capitali europee fino al 7 dicembre. E tra una data e l’altra del tour, noi di Spettacolo News l’abbiamo intervistata per voi.

A breve partirai per un tour che toccherà le città più importanti d’Europa. Come ti senti?
Mi sento molto eccitata, curiosa di scoprire ogni sera un pubblico diverso ed emozionarmi insieme a loro!

Quando a 19 anni hai lasciato la Calabria, la tua terra d’origine, che aspettative avevi? Cosa diresti ora a quella ragazza di 11 anni fa?
Speravo di trovare la mia strada e di fare della musica il mio mestiere, il mio lavoro. A quella ragazza direi di non farsi frenare dalle persone che credono di avere la verità.

Tu e Francesco de Gregori avete un legame molto forte e di lunga data, hai anche aperto alcuni suoi concerti. Raccontaci com’è nato e come si è evoluto questo rapporto. Ti ha mai dato consigli?
Il rapporto con Francesco De Gregori è nato grazie al mio produttore, che gli regalò il mio primo disco. Lui lo ascoltò inaspettatamente e mi richiamò per invitarmi ad aprire un suo concerto a Catanzaro. Così è nata questa sorta di amicizia, una stima reciproca. Per me prima era sempre stato il mio idolo in assoluto e continua ad esserlo dopo averlo conosciuto di persona. Mi ha consigliato di fregarmene delle mode e di buttarmi nella musica, spronandomi a scrivere i miei testi, a cantarli e ad essere me stessa.

Possiamo dire che i tuoi brani sono un viaggio all’interno di te stessa, una profonda esplorazione del tuo mondo interiore. Alcuni di essi danno voce ai tuoi sogni. Spiegaci meglio.
Mi piace non lasciar persi i sogni che faccio durante la notte perché alcuni sono molto veri, mi lasciano delle sensazioni che mi porto durante il giorno. Per dar loro vita e condividerli con gli altri, mi piace trascriverli e poi trasformarli in canzoni.

“Punta da un chiodo in un campo di papaveri” rappresenta l’imprevisto, ciò che non ti aspetti e ti sconvolge la vita. Ti è mai capitato?
Sì, mi capita sempre. Gli imprevisti ci sono e molto spesso ti ritrovi senza le certezze che ti sei costruito. È quello che ho voluto raccontare con questo disco.

Come credi stia cambiando il mondo della musica?
Il mondo della musica cambia abbastanza velocemente: le mode, le tendenze, le possibilità e soprattutto le novità a livello musicale sono tante, vanno e vengono così velocemente che molto spesso non mi rendo conto di cosa succede.

 Ti definiresti “controcorrente”?
Non sbraccio inutilmente contro la superficie dell’acqua, ma non mi lascio neanche trasportare. Il segreto è non annegare.

Dopo il tour europeo, che si concluderà il 7 dicembre, che progetti hai?
Di viaggiare ancora alla scoperta di nuove ispirazioni. Viaggiare mi aiuta e sicuramente mi prenderò un periodo per conoscere di più me stessa e per trovare qualcosa di bello in quello che mi circonda.

Gerarda Servodidio

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