Francesco Renga ha da poco superato i 50 anni, ma colpisce ancora per il suo grande fascino, il suo sorriso contagioso e i suoi immancabili capelli ricci. Torna al Festival di Sanremo 2019 e si esibisce sul palco del Teatro Ariston con il pezzo “Aspetto che torni”, con una maturità artistica di cui si mostra consapevole ai nostri microfoni, e non solo.  Parla a cuore aperto di un nuovo capitolo della sua vita, della sua nuova compagna e del suo voler dare importanza alle piccole cose di tutti i giorni, che spesso diamo per scontate. Francesco Renga descrive ogni singola cosa con un’intensità incredibile, trasmette un’energia bellissima e guarda avanti con estrema positività.

Lo scorso anno super ospite e questa volta in gara al Festival di Sanremo: come mai questa scelta?
Ci tenevo molto a partecipare! Volevo essere presente con questa canzone, in realtà. E’ questo pezzo che mi ha spinto fin qua, su questo palcoscenico. Volevo condividere questo momento e scattare questa fotografia.

Cosa rappresenta per te il Festival di Sanremo?
Sanremo per me ha sempre rappresentato un passaggio artistico importante, ma lo è stato ogni volta anche per la mia vita personale. Se mi guardo indietro tutte le esperienze che ho vissuto qui rappresentano un momento preciso, una polaroid dell’uomo che ero. Adesso mi sento di affrontare un nuovo capitolo, ho compiuto 50 anni, ho una famiglia diversa. Tre anni fa, infatti, la situazione in casa è cambiata. Ho un amore nuovo che volevo raccontare attraverso il momento dell’attesa che, nella fase in cui il sentimento prende forma, si delinea e acquista potenza e forza. Mi piaceva raccontarlo nelle piccole cose di ogni giorno, quelle che noi diamo per scontate e chiamiamo banalità e invece sono il segreto della felicità che ci è concessa, come guardare la tua compagna o il tuo compagno mentre dormono, immaginare di seguirli nella quotidianità. 

Quanto senti questo brano?
“Aspetto che torni” trovo sia un brano che racconta un amore adulto, maturo, ma allo stesso tempo discreto e delicato. In questa canzone ci sono i punti cardini della mia poetica di questi anni. Tutto quello che ho scritto è sempre stato caratterizzato dalle presenze ma anche dalle assenze, come quella di mia madre. Purtroppo mio padre è ormai molto anziano e malato di alzheimer, ogni volta che vado a trovarlo non fa che parlare di mia madre, si ricorda solo di lei. Mia madre purtroppo si è ammalata e mi ha lasciato quando aveva all’incirca l’età che ho adesso ed io avevo più o meno l’età dei miei figli. Questo ha creato in me una sorta di corto circuito emotivo. Per la prima volta, dopo trent’anni, sono riuscito ad immaginare e a capire cosa ha provato mia madre durante gli anni della malattia, quando ha capito che se ne sarebbe andata. Era una cosa alla quale non avevo mai pensato, mi sono sempre crogiolato nel mio abbandono, nel mio dolore, nella mia fatica, nel mio tentativo di metabolizzare questa assenza e andare avanti, senza mai fermarmi a riflettere. Oggi questo dolore si è traslato in una dimensione nuova ed è emotivamente molto potente.

Tra poco ti esibirai, nella serata dei duetti, con Tony Bungaro ed Eleonora Abbagnato. Una scelta molto particolare…
Sono due artisti molto diversi tra loro. Tony è l’artefice di questo brano e mi sembrava un modo per ringraziarlo. Queste parole, questo racconto hanno trovato vita nell’ascoltare la canzone di Bungaro che mi era stata inviata due giorni prima che uscissero i nomi di Sanremo. In una notte ho scritto questo testo, quindi è a lui che devo la partecipazione al Festival e mi sembrava doveroso condividere insieme questo momento. Poi, come sfondo ad un pezzo per me così importante, ho voluto ci fossero bellezza ed armonia e l’assoluta grazia femminile che si esprime attraverso la danza. Ho subito pensato “chi meglio di lei, dell’etoile Eleonora Abbragnato?” Ho provato a chiamarla per questa esibizione, ha risposto immediatamente con un “sì”, era entusiasta, ha ascoltato la canzone e le è piaciuta. Sarà davvero una perfomance commovente. Oggi è davvero una giornata speciale!

Carlotta d’Agostino e Sara Brestolli

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