Flowing Chords è un progetto corale nato fra alcuni studenti del Saint Louis College of Music di Roma sotto la direzione di Margherita Flore. Attualmente comprende circa 35 elementi e propone un repertorio che spazia fra vari generi, dal cantautorato al pop contemporaneo, fra cover di brani riproposti in veste moderna e inediti composti da alcuni membri del gruppo.
I Flowing Chords hanno partecipato a diverse manifestazioni musicali fra cui il Caffeina Jazz Festival di Viterbo. Si sono già esibiti in prestigiose location fra cui l’Auditorium Parco della Musica, il Teatro Eliseo di Roma, il Forte dei Borgia di Nepi, la Domus Ciancaleoni.
Ma le esibizioni non finiscono qui!
Infatti oggi, domenica 7 aprile, i Flowing Chords saranno in concerto a Roma, al Monk Club in via Giuseppe Mirri 35, per allietare e deliziare il pubblico con un’origin session di musica a cappella, caratterizzata da un tocco di autentica originalità.

Incuriositi da questo gruppo corale pieno di passione e grinta, che continua a girare per i locali romani, abbiamo deciso di scoprire qualcosa in più facendo qualche domanda alla direttrice. I Flowing Chords sono molto presi dalla preparazione del live ma, fra una prova e l’altra, ecco per voi la nostra intervista.

Come è iniziato tutto?
Il coro è nato inizialmente come un mio progetto di Tesi di Composizione nel 2016, sul primo arrangiamento corale che ho scritto di Scarborough Fair Canticle di Simon & Garfunkel. E’ poi continuato per entusiasmo spontaneo dei coristi, con cui già c’era stata precedentemente al progetto conoscenza ed esperienza corale insieme nella realtà studentesca che ci accomunava e tuttora continua per alcuni presso il Saint Louis College of Music, grazie al nostro debutto dal vivo al Caffeina Jazz Festival di Viterbo. Da lì in poi abbiamo costruito il repertorio su arrangiamenti originali da me scritti.

Perché il nome Flowing Chords?
Il nome vuole descrivere la fluidità del suono che cerchiamo di raggiungere quando cantiamo, in più i ragazzi ci tenevano che ci fosse un riferimento al mio cognome nella presentazione del progetto, da “Flore” per assonanza: Flowing.

Come vengono selezionati i nuovi membri e quali caratteristiche devono possedere gli aspiranti?
Fondamentale è l’attitudine all’ascolto e la versatilità nella ricerca di suoni omogenei, buona capacità nella lettura, fantasia e senso del ritmo.

Avete proposto cover di brani molto diversi fra loro, spaziando da Elisa a Tiziano Ferro, da Fabrizio De André a Beyoncé. Quali criteri guidano le vostre scelte e quale è il vostro approccio?
Ogni brano nella scrittura di arrangiamento trova modi diversi di riproporsi rispetto alla sua matrice originaria. L’idea interessante su cui si basa chiaramente un progetto a cappella è quello di alternare linee melodiche emulative di altri strumenti musicali a punti di incontro armonici in cui la vocalità si può esprimere energicamente. Il nostro repertorio è composto da brani che ci hanno accompagnato e con cui siamo cresciuti: Labyrinth di Elisa per esempio si contamina delle sonorità dei cori bulgari convivendo con citazioni Pop dei Muse e dei Massive Attack. Nell’Ep e nei concerti abbiamo scelto di introdurre questo brano con un estratto dalla colonna sonora de “Il Re Leone” di Hans Zimmer, su cui ho adattato il testo di una massima di Sant’Agostino sull’identità: “Noli Foras Ire”.
Ogni brano cerca di canalizzare il potenziale emotivo delle voci in diversi modi: in Dolcenera c’è un continuo rimbalzo dinamico del coro tra emulazione della strumentazione e della pioggia torrenziale, un lamento. Ogni canzone che scegliamo alla fine cerca di avere una sua identità. Dal momento in cui scrivo l’arrangiamento alla concertazione in prova le soluzioni nel lavoro con i coristi si ampliano, ne segue un periodo di sperimentazione ed elaborazione, anche il nostro beatboxer Antony Manzi che è un componente fondamentale nella scrittura della sezione ritmica.

Per quel che invece riguarda i vostri pezzi originali, potreste provare a spiegarci come nascono? Sono solitamente frutto dell’idea di un singolo poi condivisa con il gruppo o creazioni collettive sin dall’inizio?
L’obiettivo per l’anno prossimo è quello di registrare un disco composto interamente di inediti. Fortunatamente all’interno dei Flowing Chords ci sono molti cantautori e compositori, dunque il materiale creativo sicuramente non manca. Il primo inedito con cui tra l’altro abbiamo avviato il progetto è un brano di Marta Iacoponi: “La Ragazza di Vetro”. Inizialmente l’arrangiamento corale di questo brano doveva essere una collaborazione per la nostra partecipazione al Caffeina Jazz Festival di Viterbo, poi alla cantautrice (nostra soprano) piacque così tanto che decise di donare la canzone al progetto.

Dove vi vedete fra dieci anni?
Dove non lo so, spero vicini gli uni con gli altri.

Tornando invece al presente, oltre all’appuntamento del 7 aprile al Monk, cosa bolle in pentola?
Il 3 Giugno saremo al Teatro Eliseo come ospiti di Serena Brancale alla presentazione ufficiale del suo disco “Vita da Artista”. Quest’anno è cominciato con l’uscita di un video in studio con Davide Shorty: il medley di “Se solo ti lasciassi andare/Read into you” a cui seguiranno altre collaborazioni simili con Roberta Gentile, Diana Winter e Serena Brancale.

Per maggiori info sull’evento –> QUI

Flaminia Grieco
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