A 6 anni dall’ultima partecipazione, Daniele Silvestri ritorna al Festival di Sanremo 2019 e, per questa sua sesta partecipazione, affiancato dal rapper Rancore, propone il brano “Argento Vivo”.

La sua prima comparsa sul palco del Teatro Ariston, fra le nuove proposte è nel 1995 quando, ancora ragazzo, si esibisce con “L’uomo con il megafono”, aggiudicandosi il Premio “Volare” della critica per il Miglior testo letterario. Nel 1999 gareggia nuovamente, questa volta con “Aria”, brano che affronta il drammatico tema della vita in carcere, con cui nuovamente porta a casa un premio, il Premio della Critica “Mia Martini”. Lo stesso premio lo riceve nel 2002, con l’allegra e fiduciosa “Salirò”, amatissima dal pubblico e divenuta rapidamente un tormentone, tanto da “salire rapidamente” aggiudicandosi anche svariati premi all’Italian Music Awards: Miglior singolo, Miglior arrangiamento, Miglior composizione musicale.
Altro indimenticabile tormentone è quello con cui partecipa alla kermesse nel 2007, “La Paranza”, famoso brano dal ritmo decisamente coinvolgente in cui, con divertente ironia, propone la fuga a uomini perseguitati da donne a seguito di separazioni. Infine, nel 2013, con toni più calmi e riflessivi, sale sul palco con “A bocca chiusa”, a cantare di un popolo a cui è rimasta solo la voce.

L’11 gennaio scorso ha lanciato il suo ultimo singolo: “Complimenti ignoranti”. Sui social ha detto a riguardo: Si chiama Complimenti Ignoranti, e per il carattere sfrontato e guascone che già dimostra di avere non poteva aspettare ancora prima di venire al mondo. Così oggi imbocca la sua strada, autonomo e sfacciato (mi ha detto proprio “papà, io intanto vado poi voi semmai mi raggiungete”). E io che posso fare, in fondo mi sta già parecchio simpatico. Vai, vai. Buona fortuna figlio mio.”. Nel brano, in veste di proprio fan, Daniele Silvestri si insulta allegramente, descrivendo quello che è il rapporto fra fan e artista nell’era dei social network.

Azzardato, provocatorio, sfrontato, polemico e irriverente ma mai scontato, quest’anno torna a Sanremo, a distanza di sei anni dall’ultima volta e torna, affiancato dal rapper romano Rancore, con un nuovo tema su cui riflettere. Torna con “Argento Vivo”, monologo di un sedicenne, piena adolescenza e pieno di energie, metaforicamente chiuso in carcere, senza possibilità di riconoscersi nella vita, con accenni ad una prigionia nel virtuale. Un brano sulla solitudine, sulla mancanza di comunicazione, sull’incapacità di trovare una propria identità.

Vi ricordiamo che il Festival di Sanremo 2019 andrà in onda dal 5 al 9 febbraio su Rai 1, condotto da Claudio Baglioni in compagnia di Claudio Bisio e Virginia Raffaele. L’8 febbraio, giornata di duetti, Daniele si esibirà al fianco di Manuel Agnelli, inimitabile voce degli Afterhours.

Per rendere più piacevole l’ormai breve attesa, per iniziare sin d’ora a riflettere sui temi proposti, vi lasciamo con il testo di “Argento Vivo”.

Argento Vivo

Ho sedici anni
Ma è già da più di dieci
Che vivo in un carcere
Nessun reato commesso là
Fuori
Fui condannato ben prima di nascere
Costretto a rimanere seduto per ore
Immobile e muto per ore
Io, che ero argento vivo
Signore
Che ero argento vivo
E qui dentro si muore.
Questa prigione corregge e
Prepara una vita
Che non esiste più da
Almeno vent’anni
A volte penso di farla finita
E a volte penso che dovrei vendicarmi
Però la sera mi rimandano a casa
Lo sai
Perché io possa ricongiungermi a tutti i miei cari
Come se casa non fosse una gabbia anche lei
E la famiglia non fossero i domiciliari
Ho sedici anni ma è già da più di dieci
Che vivo in un carcere
Nessun reato commesso là
Fuori
Fui condannato ben prima di nascere
E il tempo scorre di lato ma
Non lo guardo nemmeno
E mi mantengo sedato per
Non sentire nessuno
Tengo la musica al massimo
E volo
Che con la musica al massimo
Rimango solo
E mi ripetono sempre che devo darmi da fare
Perché alla fine si esce e non saprei dove andare
Ma non capiscono un cazzo, no
Io non mi ci riconosco
E non li voglio imitare
Avete preso un bambino che
Non stava mai fermo
L’avete messo da solo
Davanti a uno schermo
E adesso vi domandate se sia normale
Se il solo mondo che apprezzo
È un mondo
Virtuale
Io che ero argento vivo
Dottore
Io così agitato, così sbagliato
Con così poca attenzione
Ma mi avete curato
E adesso
Mi resta solo il rancore
Ho sedici anni
Ma è già più di dieci
Che ho smesso di credere
Che ci sia ancora qualcosa là
Fuori
E voi lasciatemi perdere
Così facile da spiegare
Come si nuota in mare
Ma è una bugia, non si può imparare
A attraversare
Quel che sarò
Nella testa girano pensieri
Che io non spengo
Non è uno schermo
Non interagiscono se li tocchi
Nella tasca un apparecchio
Specchio di quest’inferno
Dove viaggio, dove vivo, dove mangio
Con gli occhi
Sono fiori e scarabocchi in un quaderno
Uno zaino come palla al piede
Un’aula come cella
Suonerà come un richiamo
Paterno il mio nome dentro l’appello
E come una voce materna la
Campanella suonerà
È un mondo nato dall’arte
Per questo artificiale
In fondo è un mondo
Virtuoso
Forse per questo virtuale
Non è una specie a renderlo
Speciale
E dicono
Che tanto è un movimento
Chimico
Un fatto mentale
Io che non mentivo
Che ringraziavo ad ogni mio
Respiro
Ad ogni bivio, ad ogni brivido
Della natura
Io che ero argento vivo in
Questo mondo vampiro
Mercurio liquido se leggi la
Nomenclatura.
Ho, sedici anni ma già da
Più di dieci vivo in un
Carcere
E c’è un equivoco nella
Struttura
E fingono ci sia una cura
Un farmaco ma su misura
E parlano parlano parlano
Parlano
Mentre mio padre mi spiega
Perché è importante studiare
Mentre mia madre annega
Nelle sue stesse parole
Tengo la musica al massimo
Ancora
Ma non capiscono un cazzo, no
E allora
Ti dico un trucco per
Comunicare
Trattare il mondo intero
Come un bambino distratto
Con un bambino distratto
Davvero
È normale
Che sia più facile spegnere
Che cercare un contatto
Io che ero argento vivo
Signore
Io così agitato
Così sbagliato
Da continuare a pagare in
Un modo esemplare
Qualcosa che non ricordo di
Avere mai fatto
Ho sedici anni
Ho sedici anni e vivo in un carcere
Se c’è un reato commesso là
Fuori
È stato quello di nascere

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