Oggi siamo stati al cinema e parliamo di Achille Lauro.
Una mattinata di sole, 12 gradi, due passi in Galleria Vittorio Emanuele e si entra all’Odeon di Milano, dietro il Duomo.
Nella sala 9 del cinematografo meneghino abbiamo avuto il privilegio di gustarci in assoluta anteprima il documentario “Achille Lauro No Face 1”.

Con noi in sala presente, oltre ai giornalisti delle altre testate e al collega Boss Doms: Achille Lauro.

Ecco come è andata, cosa ha svelato l’artista nel corso della conferenza stampa:

Achille, oggi esce il tuo libro edito da Rizzoli “Sono Io Amleto”, come è nato il libro, c’è una chiave di lettura particolare da adottare?
Innanzitutto grazie a tutti per essere qui, questa di oggi è la mia prima conferenza stampa, davvero vi ringrazio di cuore. Che dire, noi siamo contentissimi di poter portare qualcosa di nostro al pubblico. Abbiamo sempre cercato di portare qualcosa di nuovo. Prima era la trap, poi oltre. Il libro che esce oggi è una storia a lieto fine che parla delle sfumature della periferia romana, dei problemi da combattere come la droga. Pensiamo di essere un buon esempio (ride ndr).“.

Come mai subito il libro? Non ti sembra di essere ancora all’inizio della tua carriera?
Avevamo qualcosa da dire. Questo era già palese ascoltando le nostre canzoni.“.

Come vedi il tuo libro rispetto ai libri che sono stati pubblicati dagli altri rappers?
Non volevo fare il rapper nel libro. Ho pensato che la nostra biografia poteva essere un bel romanzo. Semplice. Non c’entra niente con i libri dei rappers. Il titolo è un tributo alla tragedia di Shakespeare, mi piaceva trasmettere il senso tragico.“.

Per quanto riguarda il documentario che avete voluto indicare come “docu-film”, è un progetto che si collega in qualche modo al libro?
Il “docu-film” e il libro sono stati pensati in momenti diversi e senza alcun collegamento. Il risultato però è che sembrano due fratelli gemelli. Il documentario è un docu-film neorealistico. Tutto quello che vedete è vero. È il primo di una trilogia che abbiamo già presentato al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.“.

Ci vuoi dare qualche anticipazione sul brano scelto per il Teatro Ariston “Rolls Royce”? Insomma, che cosa vuoi portare a Sanremo 2019?
“Rolls Royce” non sarà un pezzo d’amore. È qualcosa di nuovo, lo sarà anche per i nostri fans, potrebbe spiazzarli. Si tratta di un pezzo bello frizzante, sonorità anni ‘70. Per noi è un nuovo rock n’ roll. Sarà molto divertente, è un brano che sento molto mio.“.

Chi firma la canzone?
Il brano è mio. Petrella ci ha aiutato. Devo dire che provare all’Ariston con tutta l’orchestra è stato molto emozionante.“.

I due capitoli seguenti del docu-film come saranno rispetto al primo?
Accompagneremo insieme il pubblico da dove siamo partiti a dove siamo arrivati. Nel terzo si andrà nel futuro.“.

Tempistiche di uscita per i 2 docu-film della trilogia?
Le tempistiche… il secondo entro la fine dell’anno, lo stiamo ancora girando. Per Il terzo l’idea è quella di creare un futuro romanzato e surreale di quello che potrà succedere. Uscirà nel 2020.“.

Quanto pensate di influenzare e di essere legati al mondo della moda?
Noi ci vestivamo così anche ai tempi in cui andava il “gansta rap” di inizio 2000, che è quando abbiamo iniziato, ma a noi imbarazzava. Questa è la moda “chic” delle periferie romane, che diventa assolutamente “kitsch”. Pantaloni stretti, occhiali da donna, tracolle firmate. Ora è attuale nello scenario trap, ma noi eravamo così già da prima, da sempre. Io ho un background diverso, non ho mai fatto freestyle. Sono a metà tra il vecchio e il nuovo. Ho i buoni principi e l’introspezione cantautorale e i mezzi nuovi per stupire e andare avanti. Diciamo che seguo la moda, certo, è una mia passione, ma la moda, davvero, si fa con due stracci. Lo stile non è deciso dai soldi, è tutt’altra cosa, ce l’hai dentro e basta.“.

Sanremo è un bel trampolino di lancio, anche internazionale, hai mai pensato all’estero?
Non è facile per gli italiani. Ora come ora pensiamo all’Italia, poi si vedrà.“.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal prossimo disco? Sarà Trap? Rap? Pop?
Non c’è un’etichetta. Abbiamo attinto dal passato, varie epoche, anni ’70, ’80… attualmente però sto ascoltando solo Elvis, i Beatles… Sarà un disco più maturo, abbiamo 28 anni, ora basta, vogliamo entrare nell’olimpo della musica italiana. Poi per tutti Sanremo è fantastico, anche per me lo è, certo, ma a differenza degli altri “big” io lo percepisco come un esame universitario. Mi porterò pochissime persone con me in quel contesto, tendenzialmente quelle che mi tengono più tranquillo.“.

Com’è il processo di creazione artistica tuo e dei tuoi collaboratori?
Noi creiamo in una villa che affittiamo per due mesi, fuori dal mondo. Lo abbiamo fatto l’estate scorsa, era una villa storica appartenente alla famiglia Rossellini, al Circeo. Trenta stanze, sono passate 150 persone a trovarci tra amici e artisti e hanno composto con noi, sono entrate dentro al processo creativo che ha portato alla nascita di “Pour l’Amour”. Sono passati davvero molti artisti dalla villa, anche la Tatangelo, ad esempio, con cui poi abbiamo collaborato. Comunque, ritornando a Sanremo, l’idea di poter dire la propria in uno scenario del genere è assolutamente impressionante, emozionante. E’  sicuramente un bel banco di prova.“.

I tuoi ricordi legati alle passate edizioni di Sanremo?
Per me il festival di Sanremo era un momento in cui la famiglia si ritrovava, era un po’ Natale (ride ndr) Quelli che piacciono a me poi non vincono mai (ride ndr). Come Vasco, che adoro.“.

Rischi di essere in un certo senso “normalizzato” sul palco di Sanremo? Vista la creatività fuori dagli schemi che caratterizza i tuoi concerti.
Certo non siamo personaggi da Sanremo, le nostre performances hanno dei momenti punk, altri poi più introspettivi. Alla fine noi non siamo altro che attori, replichiamo la performance per tante volte. Non sono preoccupato per il palco, ovviamente però bisogna arrivare con una certa preparazione.“.

Canterai con l’autotune?
No, niente autotune. Vi faremo divertire a Sanremo.“.

Come mai parli sempre di te con questo “plurale maiestatis”?
(ride ndr) “Parlo al plurale perché mi sento di aver formato e di far parte di una squadra. Siamo tante persone che riescono a mettere un po’ di magia ciascuna nel progetto.“.

Il libro “Sono Io Amleto” edito da Rizzoli è in vendita in tutte le librerie da oggi, 15 gennaio 2019.
Achille Lauro sta lavorando a un nuovo progetto discografico per Sony Music che vedrà la luce in primavera.

Queste le date confermate del suo tour 2019:

  • 10 maggio: Casa della Musica (Napoli)
  • 11 maggio: Atlantico Live (Roma)
  • 18 maggio: Teatro della Concordia (Venaria Reale Torino)
  • 19 maggio: Fabrique (Milano)
  • 23 maggio: Tuscany Hall (Firenze)
  • 24 maggio: PalaEstragon (Bologna)
  • 07 giugno: Nameless Music Festival (Barzio Lecco)
  • 08 giugno: Core Festival (Treviso)

Prossimo appuntamento con Achille Lauro? Il 5 febbraio dal palco dell’Ariston di Sanremo per la 69esima edizione del Festival della musica italiana, in diretta su Rai 1.

Federico Guarducci

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