Oggi, protagonista dell’intervista esclusiva per Spettacolo News è la band Sleepwalker’s Station, che è sul mercato discografico con il nuovo album “Lorca”. Dal prossimo 25 maggio l’album, che corrisponde ad un progetto molto originale, nel quale vengono utilizzate diverse lingue e dialetti verrà presentato in tutta Italia. La band, inoltre, ha vinto il Premio Cet di Mogol come Migliore Proposta Indipendente.

Come nasce l’idea di creare la band Sleepwalker’s Station?
La nostra band nasce tanti anni fa da quell’idea un po’ grunge di poter condividere emozioni tramite la musica, conoscendo la partenza e l’arrivo, ma di volta in volta migliorando il “viaggio” se ci perdonate la metafora. Nel tempo lo spirito non si è perso, e come il nostro nome suggerisce, nella nostra “stazione” possono transitare tutti, amici e ospiti, sia che vogliano suonare o fermarsi ad ascoltare.

In questi giorni è stato distribuito il vostro nuovo album intitolato “Lorca”, una raccolta originale di brani. A che tipo di viaggio musicale avete pensato per l’ascoltatore?
Ad un viaggio nelle emozioni che ci portiamo con noi, siano esse legate ad un singolo momento, sia a storie di una vita intera, ma comunque fortemente legate a certi luoghi fisici che, se da un lato ne creano una sorta di cornice che pare proteggere sensazioni così delicate e personali, dall’altro le rinforzano e le proiettano all’esterno rendendole universali.

“Uno di noi”, è il primo singolo estratto e vanta la partecipazione del cantautore Luca Hernandez, che per l’occasione ha prestato la sua voce in chiave rap. Come nasce questa collaborazione?
Nasce da un’amicizia e collaborazione reciproca di lunga data, e anche dal coraggio di mettersi umanamente e musicalmente sempre in gioco, cambiare stile, osare di essere diversi anche da noi stessi.

Durante il vostro percorso musicale avete collezionato numerosi successi. Molti i riconoscimenti che vi sono stati assegnati: a quale più di altri vi sentite maggiormente legati?
Sicuramente ricevere un premio direttamente dalle mani e dalla voce di Mogol è tanto, perchè senti di aver toccato le corde di chi ha il proprio nome legato alla storia della musica pop in Italia. Ma come non sentire forte anche il riconoscimento di chi, anno dopo anno, ti segue e torna ai tuoi concerti? Ecco, questo non sarà un trofeo da appendere al muro, ma di sicuro è tra le gratificazioni maggiori!

Oltre 700 le esibizioni live che vi vedono protagonisti. Cosa vi emoziona di più durante un concerto? E cosa invece vi procura preoccupazione?
L’emozione di un live è legata alle mille variabili che possono capitare, le nostre canzoni seguono schemi o arrangiamenti non particolarmente rigidi, e ci piace sentire il pubblico vicino, anche fisicamente, perciò ogni concerto è qualcosa di diverso e nuovo ogni volta, e inevitabilmente la buona riuscita di un’esibizione dipende anche dal grado di coinvolgimento che riusciamo a creare. Il massimo del “bottino” è quello di creare quel contatto emotivo speciale tra la band ed il pubblico. La cosa che più infastidisce e preoccupa è l’indifferenza.

Avete già programmato delle date per un tour? Potete darci delle anticipazioni?
Dal 25 maggio il nuovo album verrà presentato un po’ in tutta Italia: il 25 a Bassano del Grappa, il 26 a Udine, 27 Venezia, poi il 31 a Foggia. Quindi giugno il 1 a Macerata, il 2 a Santo Stefano di Sessanio (vicino a L’Aquila), il 4 a Roma, 6 a Barletta, e il 7 a Trani… poi Patrizia ci saranno continui aggiornamenti su tutti i più famosi social digitando il nome della nostra band.

Quali sono i vostri progetti futuri?
C’è questo album, “Lorca”, che è appena uscito, e come immaginerai i progetti riguardano principalmente la sua presentazione in giro per l’Europa. Però sai, alla fin fine in una Stazione di Sonnambuli non è proprio previsto che ci si fermi a guardare solo i treni appena arrivati: si lavora sempre per fare arrivare anche i prossimi!

Patrizia Faiello

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