È finalmente uscito “Playlist”, il nuovo album di Salmo Lebon, a due anni e mezzo di distanza dal precedente successo “Hellvisback”. Si tratta del quinto disco in studio del rapper sardo, prodotto dalla sua etichetta Machete Empire Records insieme a Sony, che ne cura la distribuzione. Le 13 tracce che riempiono i 38 minuti e 17 secondi di “Playlist” riportano l’ascoltatore nel mondo di Salmo, non è cambiato niente, tranquilli.

Salmo è tornato.

Lo spirito non cambia, le tematiche in parte, essendo l’artista un osservatore spietato della società in cui vive. Musicalmente è Salmo, anima grunge-hard-rock inclusa, voce sporca, testi tesi tra l’autocelebrazione e la provocazione.

Potenza.

I featurings variano: partiamo con quello in traccia 2 “Stai Zitto” dove troviamo Fabri Fibra.

Un pezzo dalle sonorità vintage, rap vero, sullo sfondo temi sociali e contestazione politica. Il pezzo è molto forte, i due big del rap-game cavalcano il beat. come pochi altri e a suon di punchlines taglienti sparano una vera e propria bomba in vecchio stile.
Da godersela.

Nella traccia 4 “Dispovery Channel” troviamo il compagno di Machete Crew, Nitro.

Il brano è molto Machete Flow, come si poteva immaginare, Salmo palleggia con le rime sopra un beat elettronico e Nitro non delude mai.
Da godersela pure questa.

Attenzione! Arrivati alla traccia 5 troviamo… Sfera Ebbasta.

Featuring molto contestato dalla fanbase del rapper di “Squalo Bianco”. In verità il brano è molto interessante, a un mese dall’uscita di “Popstar” di Sfera, ecco una ballata rock.

Nella traccia 7 “Sparare alla Luna” troviamo Coez.

Il brano è uno storytelling ambientato in Messico, la voce di Salmo trasporta fotogrammi intensi con un tono che a volte può ricordare voci americane della scena rock come Corey Taylor degli Slipknot (in versione melodica). Coez illumina bene il ritornello della canzone.

L’ultimo feat. è “Il Cielo nella Stanza” con Nstasia (cantante americana che ha collaborato con Skrillex e Drake, considerata la nuova Beyoncè).

Arriva anche per Salmo il momento di scrivere un pezzo d’amore. Il brano è verace, il rapper confessa il suo amore con lucidità, senza rinunciare al suo modo un po’ rude di affrontare argomenti sentimentali, ma con una davvero commuovente sincerità. Il ritornello di Nstasia dà un gradevole tocco internazionale alla love song.

Chiude il cerchio.

Gli altri brani solisti sono molto forti.

90 min.” è il singolo che già conosciamo avendo anticipato l’uscita dell’album, e con i suoi “90 min. di applausi” Salmo annuncia Fibra, che troviamo nella traccia seguente. Gradevole il brano e la continuità di tematica con “Stai Zitto” a seguire. Stesso discorso per “Ricchi e Morti”, che funge quasi da intro a “Dispovery Channel”. “Ho Paura di Uscire” è una fucilata street ad alti bpm con sonorità elettroniche urbane. “PXM” che starebbe per Prega Per Me è un altro brano molto rock che farà discutere per una rima scorrettissima su Asia ArgentoNon scandalizziamoci, spara sui bersagli di attualità come nel rap si fa da sempre, senza pietà, il gioco funziona così, nessuna regola. “Tiè” è hard-rock. Salmo suona la batteria e il basso, nient’altro. Ciao.
Ora Che Fai” è un brano leggermente sperimentale, uno strano footwork alla Jlin a cui sicuramente in Italia non siamo ancora abituati. Da ascoltare. “Perdonami” è una hit con beat trap che però conosciamo da quasi un anno. Ci sta. Il disco si conclude con “Lunedì”. Un brano molto sentito, uno sfogo personale sopra una base aperta scandita da accordi cristallini. Necessario.
Salmo non si vende, non si svende.
Lui e Noyz Narcos sono accomunati da questa resistenza di genere, statici come statue, come simboli immutabili forse perché troppo perfetti così come sono. A differenza del rapper romano, però, Salmo si aggiorna musicalmente, e anche tanto. Il suo è un continuo processo artistico, una strada sterrata che percorre con una cabriolet americana rimbalzando sulle rocce del deserto. Non ci troviamo di fronte ad un camaleonte come Gué Pequeno, maestro assoluto della contemporaneità rap italiana, surfista sulle onde e oracolo del domani tra moda e musica. Salmo si cange, ma non muta pelle, si evolve, ma non riesce a rinunciare alla sua sorgente artistica primaria, alla sua attitudine che lo rende un John Wayne del rap italiano, un genio direi più che compreso per fortuna.

Non sono qui per dare un voto, questo è semplicemente un disco di Salmo. Serve altro?
Federico Guarducci

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