Lo scorso 16 marzo è uscito “Nonostante tutto“, il singolo musicato da Jack Jaselli ed altre 76 mani. Non è un’esagerazione. Grazie alla mediazione dell’associazione culturale Closer ─ nata soltanto due anni fa a Venezia, con la precisa mission di dare una voce a quella particolare categoria di esclusi afferenti ai penitenziari ─ le detenute del carcere La Giudecca hanno avuto la preziosa opportunità di dare forma artistica alla loro intensa vita interiore.
Jack si è impegnato ad comporre in un’unica melodia le 37 parole che le donne hanno usato per parlare della loro forma di esistenza. Con l’aiuto di Max Casacci, il penitenziario è diventato un enorme studio di registrazione. Si era deciso di registrare e documentare senza filtri o censure l’esperienza di interazione insostituibile che hanno avuto l’occasione di vivere Jack Jaselli da un lato e le detenute, dall’altro. Quindi il penitenziario è stato per un po’ anche oggetto di un documentario volto a far conoscere le velleità espressive di vite interrotte, a prescindere dalle ragioni individuali che le hanno estratte dal mondo. Solitamente da queste relazioni particolari è la normalità che viene nutrita dalla straordinarietà, per quanto peculiare questa sia. Ciò che Jack Jaselli ha potuto scoprire è che l’esistenza di Stefania, Luciana, Sara e molte altre, continua in modo vero e pieno: “Mi sono accorto che c’era una canzone potentissima tra le mura fredde del carcere della Giudecca, una canzone che voleva essere libera, nonostante tutto“. La narrazione della nascita di “Nonostante tutto” è andata in onda lo scorso mercoledì 21 marzo su Real Time (canale 31) alle ore 23.10. Tuttavia non potevamo esimerci dal condividere il testo, qualche foto ed il videoclip ufficiale. Buona lettura e visione!

“Nonostante tutto”

Bisogna usare la filosofia e la sopportazione
Metter l’infinito dentro una canzone
e volare via di qua
Bisogna respirare la speranza in mezzo alla tempesta
come il profumo di un giorno di festa
che ricordi solo a metà

E non mi importa chi mi ha condannato
se il giudice, la sfiga o un destino sbagliato
voglio sapere che mi hai perdonato
urlarti in faccia che tutto è cambiato

Lascia la porta aperta
dammi le ali che hanno messo via
la libertà non ha geografia
la libertà, qualunque cosa sia

Lascia la porta aperta
e tira fuori i sogni dal cassetto
che presto o tardi io torno da te
e ora so che un altro modo c’è

Si può provare ad essere felici anche per sottrazione
saper prendere a calci la disperazione
per resistere qua
Si impara in fretta che le spine fanno parte delle rose
esser leali al Dio delle piccole cose
spostare la tristezza un po’ più in là

E non mi importa chi mi ha condannato
se il giudice, la sfiga o un destino sbagliato
voglio sapere che mi hai perdonato
urlarti in faccia che tutto è cambiato
[coro]
Un viaggio, un figlio, una cena al ristorante
la noia calda di una giornata come tante
il sesso, un odore portato dal vento
la libertà d’espressione, il senso del tempo

Una lettera, un segno, il cielo che tuona
addormentarsi senza il campanello che suona
le gambe che corrono, il cuore che respira
e nonostante tutto, il mondo che gira

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