Spettacolo News oggi ha il piacere di proporvi un’intervista esclusiva a Luca Barbarossa, artista dal grande talento e soprattutto molto poliedrico. Luca Barbarossa, infatti, non ci ha fatto conoscere la sua voce e le sue doti di cantautore semplicemente attraverso la sua musica, ma anche grazie alla conduzione di un programma radiofonico molto amato, ormai consolidato e conosciutissimo.
In questo periodo è pronto a portare in scena uno spettacolo musicale/teatrale, che fa emergere al meglio la sua passione per la cultura popolare, Roma – la sua città del cuore – e la semplicità della vita di tutti i giorni, raccontata con estrema trasparenza.
Luca, talvolta la tua musica racconta un po’ Roma e la romanità in generale, hai scelto spesso di esprimerti attraverso il dialetto, diventando così molto POP-olare. Come descriveresti questa scelta e cosa ti ha spinto in questa direzione?
Il dialetto è la lingua della verità, è il suono della nostra vita, delle nostre strade, i nostri cortili. Quando canti nel tuo dialetto il trasporto è totale, non puoi non identificarti in quello che stai interpretando.
Quali sono le tue canzoni che, secondo il tuo punto di vista, raccontano al meglio chi sei, come uomo e come artista?
Una canzone non può raccontare tutto quello che sei ma più si va avanti nel tempo e più si diventa se stessi. Gli ultimi lavori sono molto aderenti al mio modo di essere e di concepire la forma canzone.
Se sognassi un evento con tanti cantanti di oggi, del passato e anche coloro che non ci sono più, quali personaggi vorresti al tuo fianco sul palco?
Direi Pino Daniele, Gabriella Ferri, Roberto Murolo e Ettore Petrolini. Quattro “geniacci” della canzone dialettale, che hanno fatto scuola.
Il tuo show è stato visto in molti teatri italiani e presto replicherai con altre tappe: con quali parole proseguiresti la frase “Venite a vedere lo spettacolo perchè…”?
Perchè è unico. “Roma è de tutti” è un concept album, un racconto che sembra fatto apposta per il teatro-canzone. Ha come filo conduttore una grande città, che da sempre è stata al centro del mondo. Una Capitale di tutti e accessibile a tutti. Un grande concentrato di bellezza e contraddizioni.
Il tuo nuovo album è un lavoro vero, autentico, brillante, diretto e sincero. Come è nato il disco? Cosa vuoi trasmettere a chi lo ascolta?
Grazie per l’apprezzamento! È un disco nato da solo, di pancia. Ho avuto la sensazione di mettere per scritto qualcosa che era dentro di me da sempre. Quando si scrive e si pensa in dialetto non si è mai da soli, parlano con te i cortili della tua città, la cucina di tua nonna, la bottega di tuo nonno e le piccole grandi storie delle persone che ne hanno viste passare di tutti i colori. A Roma è passata la Grande Storia, ma a me interessa come la si è vissuta dal basso, sulla pelle della gente. In una parola, mi interessa la cultura popolare.
Sei tornato sul palco del Festival di Sanremo a febbraio scorso dopo alcuni anni. Emozioni nuove, più forti, diverse… Cosa puoi raccontarci di questa esperienza?
Sanremo è sempre un’ottima cassa di risonanza per comunicare un’emozione forte, intensa, sincera. Credo che la canzone “Passame er sale” lo sia e che molti, anche non romani, lo abbiano percepito.

Sei speaker di Radio 2 Social club da tanti anni ormai, insieme ad Andrea Perroni. Da artista a conduttore, rimanendo sempre artista… Vuoi svelarci qualcosa di più?

Volevo creare un luogo dove gli artisti potessero esprimersi dal vivo in un clima leggero, disteso, familiare. Direi che ce l’abbiamo fatta, Radio2 Social Club tra poche settimane compirà dieci anni. Da noi sono venuti tutti e tutti hanno sempre espresso il desiderio di tornare, anche perchè gli spazi per la musica dal vivo sono sempre più rari. La tv ha scelto la strada dei duelli a suon di karaoke, niente da dire, funziona per ora. Noi ci divertiamo di più a dare spazio ad artisti che hanno una proposta originale.E poi di nostro partiamo già bene con Andrea Perroni, la Social Band e Frances Alina Ascione.
Se dovessi ascoltare una canzone adesso, su due piedi, quale sceglieresti e perchè?
“MADUR, Morte accidentale di un romano”. Perchè rispecchia la follia e la poca umanità di questo momento storico.
E se la dovessi colorare, questa canzone, come la dipingeresti?
“MADUR” è nera per definizione ma se l’ascolti bene è giallorossa!  🙂
Carlotta d’Agostino

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