Abbiamo intervistato per voi Giuseppe Anastasi, autore di moltissimi i successi del pop italiano che portano la sua firma a partire da “Sincerità” e “Controvento”, entrambe canzoni vincitrici del Festival di Sanremo interpretate da Arisa. Lo scorso 19 gennaio il paroliere e cantante siciliano ha lanciato il suo album d’esordio come cantautore, dal titolo “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo”. Un disco acustico, con testi attenti ai sentimenti, alle sfide sociali dei nostri giorni e a tratti autobiografico.

Per cominciare, quando hai capito che nella vita avresti fatto musica?
Nel 2009, quando “Sincerità” è arrivata per prima a Sanremo. Prima facevo il commesso in un negozio di animali, se Arisa non avesse vinto il festival probabilmente il mio lavoro sarebbe ancora quello.

Sei autore di numerosissimi successi, cosa significa scrivere canzoni al giorno d’oggi?
Significa comunicare qualcosa; anche se è una forma di comunicazione molto breve, la canzone resta un mezzo eccezionale per parlare alle persone e alle diverse generazioni, un mezzo che si adatta in continuazione ai tempi e alle tecnologie.

Veniamo ora all’album. Perché hai sentito che questo era il momento giusto di realizzare il primo progetto come cantautore?
Non so se sia davvero il momento giusto, ma avevo urgenza di dire delle cose. La spinta più grande a realizzare l’album me l’ha data la nascita di mio figlio, diventare genitore ti cambia la vita.

Il titolo del disco è “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo”. Come mai?
Innanzi tutto perché sono un grande amante del cinema e “Incontri ravvicinati del terzo tipo” è uno dei miei film preferiti. Inoltre è un album con poca elettronica, molto acustico e con testi lunghi dotati di molto contenuto.

Alcuni dei brani trattano tematiche sociali che raccontano i problemi del nostro tempo. In “2089” dipingi un futuro dell’umanità non troppo roseo: sei davvero così pessimista riguardo al mondo di domani?
Il modo di vivere dell’uomo sta cambiando, in futuro si parlerà di un mondo prima di internet e un mondo dopo internet. Oggi chiunque ha una macchina fotografica nel proprio telefono, chiunque ha la possibilità di rappresentare la propria immagine in continuazione e condividerla con il resto del mondo. Tutto questo sta portando a un aumento spropositato dell’ego e ciò non può essere un bene.

Nell’album parli anche della Sicilia. Cosa significa essere Siciliano?
La Sicilia è una terra che ti segna già da visitatore, se poi ci nasci rimane una parte costante della tua vita. Io vivo in Umbria e il mare mi manca moltissimo. Anche se ha le sue magagne è una terra piena di cultura, i suoi odori, le sue onde, la sua gente te li porti dentro per sempre.

In conclusione, che progetti hai per il prossimo futuro?
Fare più live, di cui pubblicherò le date sui miei social, per il resto non cambierà nulla. Continuerò a scrivere canzoni, a insegnare, che è la mia attività principale e soprattutto passerò molto tempo con la mia famiglia dedicandomi a crescere mio figlio.

Floriana Durante

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