Proprio durante il Festival di Sanremo 2018 appena concluso, abbiamo avuto il piacere di incontrare Renzo Rubino e scambiare quattro chiacchiere in tranquillità. Ne è uscita fuori un’intervista, in cui abbiamo provato a scoprire qualcosa in più sul brano “Custodire“, presentato con grande emozione sul palco del Teatro Ariston. Renzo Rubino, nato a Taranto nel 1988, ha calcato il palco di Sanremo per la terza volta, dopo essere salito sul terzo gradino del podio di Sanremo giovani nel 2013 ed aver partecipato poi l’anno successivo nella categoria campioni con il brano “Ora“, arrivando sempre terzo.

A Sanremo 2018 hai gareggiato con artisti molto importanti della scena musicale italiana: come hai vissuto questa esperienza?

Sono molto felice, è un bel momento per me. Il Festival di Sanremo è un universo parallelo, dove vivi questa settimana assurda perchè è come essere al parco giochi, una settimana a Gardaland. In musica. E’ come se ci fossero ancora artisti come Tenco o Domenico Modugno che ti passeggiano affianco. Qui non c’è tempo, è incredibile. Non si possono fare paragoni, è una cosa folle. L’ho sempre vissuta così, anche nelle altre mie due partecipazioni e cerco di caricarmi e prendere tutto quello che c’è qui.

Il titolo della tua canzone incuriosisce molto, perché “Custodire” è un termine importante. La domanda che sento di farti è “tu, nella tua vita, cosa vorresti custodire?”

Custodire potrebbe essere sinonimo di tanti termini. Ci sono dei ricordi che vogliamo custodire, portare avanti, ma io sono uno che dimentica in fretta tante cose. In questa fase la cosa che voglio tenere stretta a me sono gli affetti, perché sono le cose più vere. Sono uno che compra un telefono e il giorno dopo l’ha perso. Gli occhiali idem, sono un disastro! Non ho un amore verso gli oggetti, ma verso le persone. Mi piace l’idea di proteggere gli affetti, gli amici. Dietro a un Festival di Sanremo c’è una squadra di persone con cui lavoro, che conoscono tutto quello che c’è stato prima e con cui ho vissuto i momento più “bassi” e quindi custodisco quelle persone affinché poi i momenti belli possano essere quelli che mi danno la linfa per andare avanti. Questo è un bel momento. Ti direi quindi le persone, in assoluto.

Nella serata dei duetti hai scelto di duettare con l’attrice Serena Rossi, in una performance veramente bellissima. Come è nata la vostra collaborazione?

Proprio perché il mio team è un team di matti e la politica è entusiamo, felicità. Io sono agli inizi della mia carriera, mi sento un emergente da sempre, ma mi piace molto esserlo fra i big. Serena Rossi guardandola mi dà proprio quelle sensazioni lì, felicità ed entusiasmo. ‘Na matta! L’avevo vista in “Amore e malavita”, “Celebration” e mi sono detto: “vediamo se è veramente così!”. Ed in effetti è veramente così! E’ una piena di vita, rappresenta l’italianità, è affettuosa, è bella, è solare ed è molto umile, oltre ad essere una cantante bravissima. Ho voluto puntare su qualcuno che andasse oltre la musica e potesse interpretare il pezzo.

Se dovessi scegliere una canzone sanremese delle edizioni precedenti, quale ti senti più vicina?

Ce ne sono diverse, una molto bella che ti direi è “Replay” di Samuele Bersani. Se poi andiamo indietro nel tempo potrei citarne altre. A volte mi rivedo i video di Lucio Dalla, che portò “4 marzo”. Insomma, è difficile andare a recuperare tutte le esibizioni e le canzoni che mi hanno colpito. Vasco, incredibile, ma anche tra i giovani ce ne sono stati molti: l’esibizione dei Negramaro fu una roba forte. Sanremo è molto strano, è cambiato e sta cambiando negli anni. Tra tanti progetti che vengono presentati ogni anno sul palco dell’Ariston, tu devi lasciare una cosina. Questo è stato senza dubbio l’obiettivo di tutti e 20 anche in questa edizione.

Qual è il tuo messaggio?

“Custodire” è quello che vorrei si dicessero i miei genitori, che non si parlano più. La canzone infatti parla proprio di questo, è una cosa personale, però nasce proprio dal desiderio di voler raccontare da dove arrivano certe insicurezze. Nel mio caso dall’instabilità della mia famiglia. E’ un argomento purtroppo all’ordine del giorno, ma è una cosa che lascia della malinconia e nel mio caso ha portato anche la musica per fortuna. E’ una canzone che ha un tema, ma non è cantata con il dispiacere, perché io ormai sono felice, ho trovato la mia strada. E’ piuttosto un messaggio che rivolgo a loro, un invito a far sì che si dicano delle cose e magari anche un “ti voglio bene”.

Carlotta d’Agostino

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