Un’intervista speciale ad un gruppo altrettanto speciale, il Trio Monti, che ripropone al grande pubblico i classici della scanzonata e tragicomica canzone romana servendosi di uno spettro temporale che va dal ‘500 fino ai giorni nostri.
Ettore Petrolini, Renato Rascel, Armando Trovajoli sono solo alcuni degli autori riportati in vita dal collettivo della città eterna. Il nome del trio nasce dalla provenienza dei suoi componenti, Giampiero Mannoni alla voce, Valerio Mileto alla chitarra ed Emanuele Sgarra al mandolino, ma scoprirete di più leggendo quello che ci hanno raccontato in proposito.
Per presentare il loro primo disco, intitolato “Se po’ cambià la sorte“, si terrà un concerto imperdibile il 14 dicembre alle ore 21.00 presso il rinomato Teatro Parioli di Roma. I giovanissimi ragazzi ci hanno svelato qualcosa del loro progetto artistico, della loro attività e dell’amore che nutrono per la musica popolare.

Come definireste il vostro progetto e cosa dobbiamo aspettarci?
Lo definiremmo come un tentativo di dare voce e vita nuova ad una tradizione longeva e ricchissima di contenuti. Abbiamo pensato ad uno spettacolo che renda omaggio a tutti i volti della canzone romana, dalle ballate del ‘500 ai grandi interpreti del secolo scorso, fino a brani inediti composti da noi stessi. Il tutto permeato dalla caratteristica ironia in stile romanesco, la quale si dimostra da secoli capace di affrontare le tematiche più disparate attraverso la sua irrinunciabile goliardia irriverente.

Il vostro è un lavoro davvero ambizioso ed originale: da dove nasce il Trio Monti?
Il Trio Monti nasce dall’incontro di tre musicisti, con alle spalle percorsi musicali e artistici diversi, ma accomunati dalla passione per la musica popolare romana. Il nome del Trio ha origine dal fatto che gli elementi che lo compongono provengono da tre dei monti di Roma: Giampiero Mannoni, alla voce, è di Monte Mario, Valerio Mileto, alla chitarra, è di Monte Sacro, mentre Emanuele De Simone, al mandolino, è di Monte Verde. Senza dimenticare il Rione Monti, uno dei quartieri storici e più caratteristici, nonché primo Rione di Roma.

Quali sono i nomi della canzone popolare romana che più hanno influito sulla vostra formazione?
Siamo in un certo senso figli dei grandi maestri che hanno dato dignità e grandezza questo genere: Gabriella Ferri, Lando Fiornini, Gigi Proietti, Alvaro Amici, Ettore Petrolini, Romolo Balzani, Renato Rascel, Armando Trovajoli… Dobbiamo inoltre molto a quegli autori che hanno deciso di usare il dialetto romano nelle loro composizioni o che hanno in qualche modo legato i proprio percorsi artistici a Roma ed alla sua cultura, come Alessandro Mannarino, Franco Califano, Daniele Silvestri, Claudio Baglioni, Renato Zero. Vorremmo poi citare il grande poeta di Roma, Trilussa che, seppur non appartenendo prettamente al mondo della musica, ha tuttavia influenzato la nostra interpretazione della tradizione romana e del quale abbiamo messo in musica alcune poesie.

Pensate che gli stornelli e le ballate romane abbiano una carica espressiva maggiore rispetto alle canzoni popolari di altre regioni?
In quanto appassionati di musiche popolari non amiamo stabilire gerarchie fra le tradizioni musicali, ma crediamo se non altro che la canzone romana meriti un posto di tutto rispetto accanto ad altri generi che, per varie ragioni, hanno già conosciuto ampia diffusione ed apprezzamento. Questo è appunto la nostra scommessa per il prossimo futuro.

Cosa rende secondo voi così unica la canzone popolare romana?
Probabilmente il fatto che, nonostante le sue origini popolari, sia capace di conquistare in maniera trasversale tutti i romani, di ogni età e/o ceto sociale e di varcare, perché no, i confini cittadini e anche nazionali: è quello che sperimentiamo ogni volta con piacere durante le nostre serate.

Avete alle spalle già 450 date, ma cosa si prova ad esibirsi in uno dei teatri più famosi della vostra città?
È davvero una bellissima emozione e per noi un motivo di orgoglio poter presentare il nostro primo album nella cornice di uno spazio così prestigioso. A tal proposito, vorremmo ringraziare l’associazione Artemia per averci offerto l’opportunità di far conoscere il nostro lavoro ad un pubblico più ampio ed eterogeneo. Soprattutto desideriamo ringraziare Antonio Giuliani e Maurizio Francabandiera per aver creduto fin da subito nel nostro progetto e con i quali abbiamo avuto il piacere di collaborare in molti altri teatri e palchi d’eccezione, tra cui il Teatro Olimpico, l’Arena di Sabaudia, le Terrazze dell’EUR, e l’Auditorium della Conciliazione, in cui tra l’altro torneremo in scena il 15 dicembre per lo spettacolo di Antonio “Uno spettacolo da paura”.

Come esponenti di questo genere, pensate che nel mondo frenetico e nell’ancor più frenetico mondo della musica di oggi ci sia ancora spazio per la musica popolare?
Certamente! La musica popolare non muore mai e anche se il mondo intorno a lei cambia, rimane un fenomeno in continua evoluzione. Anzi, proprio in quanto madre di tutte le culture musicali, crediamo che la musica popolare vada continuamente riscoperta ed esplorata.

Siete giovanissimi ma già molto preparati: chi vi ha trasmesso l’amore per la musica popolare romana?
In quanto romani DOC, tutti e tre siamo cresciuti ascoltando cantare in famiglia, per strada, da amici o parenti le più belle canzoni popolari di questa meravigliosa città. È stato naturale il desiderio di riprenderle e rileggerle attraverso la nostra sensibilità, contribuendo altresì ad arricchire ulteriormente questo patrimonio musicale con i nostri inediti.

Roberto Priolisi

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