Spettacolo News vi propone oggi un’intervista al giovane cantautore, attore e regista italiano Stefano Scandaletti, divenuto famoso per gli spot dell’aranciata Sanpellegrino diretti da Daniele Lucchetti. Nato a Padova il 23 ottobre del 1977 Stefano Scandaletti, sebbene sia molto giovane, vanta già nel suo curriculum di diverse ed importanti collaborazioni artistiche, tra le quali quelle con i registi Mario Monicelli, Carlo Mazzacurati, Matteo Bellinelli, Sergio Martino, Roberto Benigni, Gianluca Maria Tavarelli e Claudio Fragasso.
Autore musicale per gli  Zero Assoluto, Chiara Civello e Marco nel 2002, il giovane cantautore ha condotto su Rai 2 il programma musicale “Top of the Pops e nel 2003 su Rai 1 il programma “Sanremo Giovani“.
Nello stesso anno ha anche diretto un cortometraggio molto apprezzato intitolato “Giovedì”, con il quale ha vinto il primo premio al Festival di Bellaria “Anteprima per il cinema indipendente italiano”.
Nel 2011 anche il Teatro di Roma  gli conferisce un premio con un monologo tratto da “Orlando di Virginia Woolf per la regia di Stefano Pagin.
Stefano ha pubblicato recentemente il suo album d’esordio dal titolo “Condominio Scandaletti“, che non è una semplice raccolta di canzoni, ma un percorso musicale in cui le parole trovano un nuovo senso.

Stefano Scandaletti è un artista poliedrico, cantante, musicista, attore di teatro e di cinema. Se dovessimo presentarti come artista in tre parole di te dovremmo dire?
Mi considero un cantattoregista. Mi piace vivere la forma artistica e spettacolare non solo come protagonista dei miei lavori, ma collaborando con molti artisti mi sono affascinato al “dietro le quinte” dei diversi progetti su cui lavoro.

Parliamo del tuo ultimo progetto “Condominio Scandaletti”: di cosa si tratta?
Si tratta di un condominio musicale vale a dire di vari appartamenti che costituiscono una struttura con le varie caselle, nelle quali vivono le persone. Il condominio è anche un insieme di mondi che essendo differenti tra loro a volte sono obbligati a convivere nello stesso spazio. Possiamo definirlo altresì come un edificio a vari piani, dove non sempre chi si trova nel seminterrato è meno importante e fortunato di chi sta all’attico. Tutto questo è la confezione di un album in cui sono racchiuse dieci canzoni con una vitalità ed una concezione di vivere la quotidianità in maniera differente.

L’album è stato anticipato dall’uscita del singolo “Magnetico”: “Questo pezzo è mio e basta, questo pezzo spacca”. Da 1 a 10 quanto pensi di essere magnetico?
Su una scala da 1  a 10 penso di essere magnetico 3. E’ magnetico a mille invece il mondo che vado a raccontare nel pezzo. Per magnetico intendo una modalità, un desiderio con tutta l’energia tipicamente adolescenziale di girare per le strade del mondo e di spaccarlo con tutta la forza che si ha.

Chi sono gli artisti che prediligi e perché?
Prediligo gli artisti coraggiosi che non cambiano i loro ideali per abbracciare il mercato. Oppure gli artisti che sono rifiutati dalla massa perché sono onesti, ma vogliono continuare comunque un loro percorso. Quelli che quando suonano le loro poesie musicali a volte lo fanno nelle sagre di paese nonostante non abbiano un ascoltatore ma continuano a farlo senza mai perdere la loro dignità.

Quali sono le difficoltà che oggi incontra un artista emergente?
Credo la maggiore difficoltà sia la sensazione di non valere abbastanza, perché magari la gente non ascolta come dovrebbe. Oggi non c’è più la capacità di accorgersi del talento delle persone, molto spesso gli artisti vogliono gli occhi puntati ma questo è un po’ diabolico perché non sempre è la cosa giusta. Bisognerebbe quindi riuscire ad essere più forti e non abbattersi di fronte alle difficoltà.

Quanto è importante la musica nella tua vita?
Premetto che nella vita la musica mi ha sempre accompagnato e proprio in questo particolare momento sto vivendo una bellissima e nuova avventura in cui è protagonista, grazie anche al supporto delle moltissime persone che mi stanno stimolando e che mi trasmettono tanta energia positiva.

Il tuo percorso professionale è molto interessante. Hai collaborato con personaggi di grande spessore artistico. Ci sono degli artisti che ricordi con particolare affetto?
Nel mio percorso professionale oltre che di musica mi sono occupato anche di cinema e di teatro ed ho avuto la fortuna di lavorare con artisti importanti dai quali ho imparato tanto. Ricordo con affetto Mario Monicelli, che è stato uno dei più celebri e apprezzati registi italiani e i grandi maestri Carlo Mazzacurati e Marco Tullio Giordana. Le cose che mi hanno scosso maggiormente, invece, sono state le microcose, quelle performance teatrali, i piccoli lavori video che sono stati realizzati in pochi giorni in cui il desiderio di costruire qualcosa nel gruppo è talmente forte che ci si sostiene e fa crescere tutti insieme.

Patrizia Faiello

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