Spettacolo News ha avuto il piacere di intervistare Roberta Di Mario, pianista, compositrice, emotiva, elegante e appassionata, che vive da sempre per la musica. Roberta si diploma in pianoforte al Conservatorio di Parma con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore e inizia giovanissima l’attività concertistica vincendo concorsi nazionali ed internazionali. Ama rischiare e sperimentare avvicinando il suo suono, dolcissimo e violento, al mondo teatralejazzswing, pop, contemporaneo, ambient e soundtrack. Debutta nel 2011 con il suo primo album “Tra il tempo e la distanza”, dove canzone d’autore e pianismo contemporaneo co-esistono armonicamente,  poi nel 2014 esce il suo secondo lavoro, “Lo stato delle Cose”, un doppio progetto diviso in due differenti cd: una parte con musica e parole, “Songs“, e una solo strumentale, “A Walk on the piano side”.
Durante il suo percorso artistico, Roberta Di Mario apre numerosi e importanti concerti, tra cui quelli di Dionne Warwick, Mario Venuti, Toquinho, Roby Facchinetti Sagi Rei.
Il 13 ottobre 2017 è uscito “Illegacy”, il nuovo progetto discografico della Di Mariosu etichetta Warner Music, “dieci tracce che vi proietteranno in un mondo di bianco, nero e colore fatto di sogni, cinema e visione. Al centro della musica”, ha dichiarato in proposito l’artista.
Di seguito vi riportiamo le domande che abbiamo rivolto con piacere all’artista, in occasione della pubblicazione del suo nuovo progetto.

Musicista, autrice, compositrice e pianista. Come riesci a coniugare tutti questi elementi?
Fanno tutte parte di me, essendo piuttosto eclettica e sempre in cerca di sperimentazione. Oggi sono molto concentrata sul progetto pianistico e compositivo.

Quando hai deciso di scegliere il pianoforte come mezzo per esprimere al meglio i tuoi sentimenti? E soprattutto, cosa senti quando suoni?
La scelta è arrivata tanto tempo fa, all’età di 5 anni. È arrivato tutto molto naturalmente e senza sforzo ed è un privilegio poter vivere questo viaggio pazzesco di musica attraverso questo straordinario strumento. Quando scrivo e suono mi sento migliore e proiettata in un’altra dimensione. Dopo aver composto senz’altro mi ritrovo in uno stato quasi di Nirvana, in pace con il mondo.

Ascoltando la tua musica sembra di intraprendere un viaggio onirico. Quando componi a cosa ti ispiri?
Mi ispiro a stati d’animo, al mio sentire, a ciò che vivo guardo ascolto, a ciò che vivono guardano e ascoltano le persone intorno a me. Mi sento una privilegiata anche per questo mio dono di trasferire sui tasti bianchi e neri le emozioni e il mio cogliere il senso della vita. È urgenza ed è terapia.

È da poco uscito il tuo nuovo album, “Illegacy”: a quale traccia di questo progetto ti senti più legata?
Amo molto Illegacy e tutte le sue tracce. Forse, se proprio devo fare una scelta, Duende, ispirato da ritmi bulgari e dal suo significato inspiegabile a parole, ha qualcosa di magico e potente e proietta lo spettatore in un mondo onirico, di forza, delicatezza e visione.

Per una possibile collaborazione, con chi ti piacerebbe lavorare?
Se i sogni possono tutto, direi Sting e Sakamoto. Fermandomi qui in Italia, vorrei lavorare con l’eclettismo  e la sperimentazione di Lorenzo Jovanotti.

Parliamo dei tuoi progetti futuri, c’è già qualcosa in programma?
Performance in giro per l’Italia e pezzi nuovi in direzione cinema. D’altronde la musica è l’altra metà del cinema, nessuna immagine, anche quella più potente, vale quanto l’unione con il mondo delle note e la sua gamma di colori ed emozioni. 

Jessica Magnani

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