Ho avuto il piacere di conoscere Agnese Cacciola, in arte Neja, durante le puntate di un talent show televisivo andato in onda lo scorso anno: subito mi sono tornate in mente alcune canzoni cult degli anni ’90, come “Restless” o “The game“, ma ascoltarla dopo tanti anni, in quel frangente, anche con brani diversi dal suo solito repertorio, si è rivelata davvero una bella scoperta.
Attualmente l’artista torinese è impegnata in nuovi progetti che porta avanti con passione ed entusiasmo, ma sono riuscita a rubarle qualche minuto per fare due chiacchiere con lei.

 

Agnese, nonostante la tua passione per la musica ti abbia portato in carriera a cimentarti in diversi generi musicali, è stata la dance negli anni ’90 a decretare il tuo grande successo, arrivando addirittura a vendere 4 milioni di dischi in tutto il mondo: ti senti maggiormente legata a questo genere ancora adesso oppure credi sia cambiato qualcosa?

Mi sento legata alla dance principalmente perché ha permesso di rendere la mia più grande passione anche un lavoro di cui vivere e andare fieri. Devo dire che il mio legame con un genere musicale piuttosto che un altro dipende molto dal mio stato d’animo, ma le macro categorie si possono semplificare in due: la dance (o generi più leggeri) fanno esprimere il mio lato più giocherellone, ironico ,spensierato e solare; la musica acustica, il new jazz e ora anche la new Classic tirano fuori il mio lato oscuro, quello più sofferente , contorto e profondo. Entrambi fanno parte di me e sono un forte mezzo espressivo e terapeutico.

Hai partecipato al Festivalbar nel 1999, un cult di quegli anni: che cosa ti ha lasciato quell’esperienza? Credi che un po’ manchi alla musica italiana un evento di quel calibro?

Sono felice di aver potuto vivere quella meravigliosa esperienza che mi ha lasciato a bocca aperta per tutte le tre edizioni a cui ho partecipato nel 1999, 2000 e 2003: vedere dietro le quinte fior fior di artisti passarmi accanto per me era come essere nel paese dei balocchi.

Hai mai avuto dei modelli a cui ti sei ispirata, soprattutto in passato? Se sì, quali e perché?

Da sempre Sting perché è un musicista che sperimenta molto e mi trasmette serenità e saggezza. La voce calda di Annie Lennox, la poliedricità di Madonna, le sonorità sempre attuali dei Depeche Mode. Oggi stimo molto Beyoncé, ma mi lascio ispirare dalla new Classic di Olafur Arnalds.

Ad oggi ti piacerebbe collaborare con qualche artista italiano?

Si, Tiziano Ferro in pole position, ma anche Niccolò Fabi e Marco Mengoni.

Lo scorso anno hai partecipato al talent “The Voice of Italy”: come mai questa scelta? Ti ha lasciato ciò che ti aspettavi?

Mi hanno chiamata loro e io ho accettato perché volevo far vedere che sono ancora attiva musicalmente e soprattutto per far sentire al pubblico che so cantare anche altro oltre alla dance. Volevo anche conoscere da dietro le quinte questo ambiente dei Talent show e sinceramente non mi è piaciuto per niente, soprattutto “usare” il talento e i sogni delle persone per fare audience.

In quel frangente hai scelto di far parte del team di Dolcenera, perché? Affinità caratteriali, artistiche o entrambe? Com’è Emanuela nel lavoro?

Emanuela l’avevo incrociata anni addietro durante promozioni organizzate da qualche network radiofonico, ci eravamo già conosciute di sfuggita. Ho scelto lei perché la stimavo e credevo di poter essere arricchita da un’artista con gusti e percorsi diversi dai miei. Non ho potuto approfondire la cosa perché ci siamo viste veramente poco e l’ambiente televisivo costringe a ritmi velocissimi e serrati, dove è difficile essere autentici. Mi è sembrata una donna sensibile e fragile che si riveste di una dura corazza per affrontare il mondo e in questo posso sentirmi, in parte, affine. Sul lavoro mi è parsa molto attenta e perfezionista. Non mi sono dimenticata della famosa “promessa” che mi ha fatto di scrivere un brano insieme, mi aspettavo una telefonata o un’e-mail… Ma mi rendo conto che siamo tutti presi dai nostri percorsi, dalla produzione di brani nuovi, dai concerti dal vivo.

Recentemente è uscito il tuo nuovo singolo intitolato “Brother”: come descriveresti questa canzone? Rappresenta la Neja di oggi?

È  una canzone diversa da quelle a cui ho abituato il mio pubblico ma fa parte di quel lato intimista e fragile di cui parlavo prima. Anni fa una mia carissima amica ha perso tragicamente il fratello e da allora fa fatica a parlarne… stavo cercando una tematica per questo brano e mentre ero su fb ho visto un suo post con la foto del fratello. Così ho sentito di voler dar voce al suo dolore e di getto sono uscite le parole di Brother.
Sì certo questa canzone rappresenta la Neja di oggi ma non lascio da parte quella solare e “dance”!
Puoi svelarci qualcosa sui tuoi prossimi progetti?
A breve uscirà un brano decisamente estivo e nettamente più vicino alla Neja di Restless e The Game: un ritorno dopo vent’anni con il mio storico produttore Pippo Landro… la vita è piena di sorprese! Da settembre, poi, riprenderò a seguire il mio progetto acustico e vorrei produrre il nuovo “Neja Vu”. Sto cercando di approfondire il mondo della New Classic con dei meravigliosi musicisti e spero di realizzare presto un mio piccolo grande sogno di cui vi parlerò più avanti!
Carlotta d’Agostino
Ecco il video di “Brother”:

Photo by Paolo Ranzani

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