Marco Masini intervistato da Spettacolo News: il cantautore ci racconta qualcosa di sè, della sua musica, del suo modo di vedere i talent show televisivi e parla dei colleghi – italiani e non – che più stima.
28 anni di carriera alle spalle, 18 album pubblicati e grandi successi. Un viaggio breve ma allo stesso tempo intenso, vissuto chiacchierando con l’artista fiorentino, che ci ha portato un po’ nel suo mondo e ci ha fatto scoprire qualcosa in più sul Marco Masini che tutti conoscono.

Marco hai partecipato diverse volte al Festival di Sanremo, ma per la nostra intervista ti prendo 3 annate in particolare: 1990, in cui hai vinto Sanremo Giovani ed il Premio della Critica con “Disperato”, 2004 in cui hai vinto Sanremo Big con il grano “L’uomo volante” e 2017, la più recente delle tue apparizioni alla Kermesse, in cui hai gareggiato con il pezzo “Spostato di un secondo”.
Quale aggettivo daresti ad ognuna di queste annate?
Come descriveresti queste esperienze?

Mah in realtà direi un aggettivo solo: descrittivi. Per me sono stati semplicemente tre festival descrittivi, perché io mi sono raccontato, ho raccontato il mio momento, il momento che stavo attraversando, quindi ho raccontato me stesso attraverso tre vetrine importanti.

Ci sono artisti stranieri attuali che stimi in modo particolare?

Ce ne sono tanti, ma comunque credo che negli ultimi 10 anni dai Red Hot Chili Peppers fino ai Coldplay, ci sia stato un bel cambiamento, nel senso che ritengo siano stati principalmente loro a dare un’impronta importante alla musica, dal minimalismo più totale fino alla grande produzione: per me questi due gruppi sono di riferimento.

Se ti chiedessi di scegliere un’artista femminile italiana con cui duettare, quel sceglieresti?

Sono tutte brave! Oggi a mio parere le voci femminili sono molto belle e sono anche molto brave tecnicamente, come Giorgia ad esempio, ma anche Laura Pausini, che considero l’interprete più “efficace” nel pop come lo è Fiorella Mannoia nella musica d’autore. Farei questi nomi, senza dubbio.

L’ultimo disco che stai attualmente presentando in tour si intitola “Spostato di un secondo”, proprio come il brano portato sul palco dell’Ariston: credi sia più un album che racchiude il tuo percorso artistico sino ad oggi, che quindi rappresenta il Marco Masini con quasi 30 anni di carriera sulle spalle, oppure lo vedi più come un lavoro a sé, nato in questi ultimi anni, ma ben lontano dal passato?

No, non è lontano dal passato perché io sono quello che ho descritto nell’album adesso, domani potrebbe venirmi voglia di sperimentare altre cose. Il disco rappresenta me adesso, ma rappresenta anche il lavoro di 28 anni, quindi sicuramente è un’evoluzione naturale del mio percorso con delle argomentazioni che forse, rispetto alle storie che raccontavo negli anni precedenti, sono diverse. Adesso è più protagonista il concetto di per sè, ho espresso più concetti che raccontato storie in quest’ultimo lavoro.

Quale potrebbe essere secondo te un’alternativa ai talent moderna e innovativa per poter aiutare i ragazzi che scelgono di seguire la passione per la musica e sperano di renderla un lavoro vero e proprio?

Se lo sapessi avrei già scritto il format (Ride)!
Penso che i talent abbiano dato una possibilità in più, perché di spazi musicali oggi in Italia ce ne sono pochi, quindi non li criticherei così tanto. Sulla forma e sulla modalità di rappresentazione se ne può parlare, ma direi che per ora i talent hanno dato una grossa mano… e meno male! Secondo me la musica l’hanno aiutata in questo senso, perché stava sparendo.

Qual è stata la tua più grande bugia?

Beh qualcuna ne ho raccontata, alcune a fin di bene, altre magari no. La mia più grande bugia è quella che mi sono detto negli anni ’90, quando mi raccontavo che tutto sarebbe stato facile, quando invece era proprio allora che cominciava il difficile!

Qual è il colore che rappresenta maggiormente te e quale la tua musica? E Perché?

Il mio colore è il viola perché sono tifoso della Fiorentina e quindi è un colore che amo, anche se nello spettacolo non è amato: purtroppo a volte si deve fare i conti con un certo tipo di pensiero retrogrado, ma al di là di questo io non credo nelle superstizioni ed il viola mi rappresenta.
La mia musica, invece, è rappresentata dal verde, il colore della speranza. In ogni canzone c’è sempre la speranza del giorno dopo, la speranza del migliore, del domani, della crescita e della maturità. Il verde rappresenta molto di più ciò che ho scritto sino ad ora!

Carlotta d’Agostino

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