Abbiamo intervistato Ketty Passa, cantautrice dai capelli blu: musica coinvolgente e canzoni che si ispirano alla scena urban pop americana, con influenze di vario tipo ed elementi che, nei singoli brani, raccontano o svelano qualcosa di un’artista dalle mille risorse.

Il tuo album d’esordio intitolato “Era ora” ha contaminazioni elettro-pop, ma anche hip hop e di musica tribale: sei una a cui piace sperimentare? Quali sono i generi che senti più tuoi?

Ho un pregio-difetto, che è quello di amare veramente tutta la musica e da quando sono piccolina non mi sono mai fermata ai generi, piuttosto a quelle componenti melodiche che potessero attirare il mio orecchio o meno. Crescendo la parte elettronica, la componente elettro-digital è diventata una cosa a cui mi sono affezionata molto, ma soprattutto da cantante ho scelto di accoppiare ciò che fosse giusto per la mia voce. Ho fatto delle scelte stilistiche per accompagnare quello che scrivo alla mia voce, piuttosto che orientarmi sul mio genere preferito in assoluto. Questo l’ho sempre messo in pratica anche nelle altre cose che faccio, ad esempio nei dj set faccio selezioni molto ampie perché cerco di non farmi mai mancare nulla.  Con questo primo disco, comunque, ho capito che quando si canta in realtà una strada precisa va scelta per forza. La componente elettro-rock è quella che sento più mia e credo che anche in futuro mi orienterò su questa strada.

Ketty Passa è dj, speaker, musicista, cantante… sei un’artista molto poliedrica e che non si ferma mai! In quale veste ti diverti maggiormente e ti senti più a tuo agio?

La veste in cui mi diverto maggiormente e in cui sto meglio è senza dubbio quella di cantante sul palco, anche se facendo il disco ho notato che mi piace molto anche lavorare in studio. Tra le due dimensioni sicuramente l’esibizione dal vivo, il contatto con il pubblico e l’empatia che si crea è la parte che preferisco, ma è importante anche la fase di scrittura dei pezzi, che considero quasi come un ponte per arrivare poi ad esibirmi live. Il bello dei concerti, però, è un qualcosa che non si può descrivere. Mio papà, comunque, dice che la cosa che faccio meglio è la radio, quindi chissà… Forse in futuro farò qualcosa in quella direzione, mai dire mai!

Pensi che cantare in italiano sia un punto di forza anche con generi lontani dal pop e dalla musica leggera?

La scelta è più legata ad una questione mia personale e culturale, perché io sono un’amante della lingua italiana e sono cresciuta con due genitori laureati in lettere. La lingua italiana è sacra e scrivere in italiano a me piace tantissimo! L’inglese lo conosco, lo parlo, l’ho imparato, ma non è la mia lingua, non penso in inglese ed artisticamente non me la sento di cantare in una lingua che non mi appartiene. Se riuscissi a scrivere delle cose più lontane dalla mia sfera intima potrei tentare anche di cantare in inglese, che sarebbe un bel mezzo poi per superare i confini del nostro Paese e cantare magari all’estero. Il disco per me è stata una sfida, perché cantare in italiano su dei beat così ritmati non è stato semplice! Da fan di Gwen Stefani e dei No doubt, da amante dell’urban pop americano da 10 anni, ho cercato di riproporre un po’ queste sonorità e ci sono nell’album 2 o 3 cose sperimentali di cui vado fiera!

Ci sono artisti sia in Italia che all’estero con cui ti piacerebbe collaborare?

Beh sono una fan di Clementino! Lo reputo un artista completo. Rapper, ma anche melodico, con una bellissima scrittura. Sempre nella scena hip hop c’è Salmo, che reputo un grandissimo genio: mi piacerebbe aprirgli dei concerti o fare dei feat… chissà se sarà possibile! Anche Levante mi piace e la stimo tantissimo, mentre per quanto riguarda l’estero mi vengono di getto i nomi di Sia, Gwen Stefani e Beyoncè, artiste meravigliose!

Il tuo nome d’arte come l’hai scelto?

E’ facilissimo perché il mio cognome è Passaretta. Ho levato “retta” e mi piaceva l’unione di Ketty e Passa, faceva ridere! Dopo un primo tentennamento per paura che fosse eccessivamente ironico e poco serio ho deciso di chiamarmi così!

Il turchese si può dire essere un po’ il tuo colore rappresentativo, al di là del fatto che hai i capelli tinti così? Come mai proprio questo colore?

E’ il mio colore preferito da quando son piccola. Sai che tutte le bambine vogliono le cose rosa… beh, io le volevo blu! Non sai le litigate con mia madre! Ho questo amore visivo incredibile per il blu, amo i manga giapponesi, sono fanatica di fumetti e il mio mito assoluto, indovina?? E’ Lamù!

Carlotta d’Agostino

Please follow and like us:
error

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *